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16 ottobre 2018

La Turchia sta togliendo punti alla NATO


Il breve momento democratico della Turchia sta finendo: l’ascesa al potere nel 2002 di Recep Tayyip Erdogan e del partito “Sviluppo e Giustizia” (AKP) avevano segnalato il crollo della repubblica laica militarizzata di Mustafa Kemal Ataturk; ma il recente fallito colpo di stato ha sotterrato la democrazia semi-liberale che per breve tempo aveva sostituito il “kemalismo”.

La NATO è un anacronismo e l’appartenenza di Ankara all’Allenza lo è ancora di più. Oggi la Turchia sta minando la sicurezza degli Stati Uniti e dell’Europa, e, considerata la scelta di Ankara di volersi trasformare in uno stato a partito unico autoritario, la miglior soluzione per tutte le parti in causa sarebbe un divorzio consesuale.
Erdogan ha iniziato il suo servizio in Turchia come l’atteso e il benedetto riformatore, è stato sostenuto dai liberali che speravano in una società più aperta e democratica, mentre gli europei l’hanno visto come l’uomo giusto per poter accogliere la Turchia nell’Unione dei 27. L’illusione è durata fino a quando l’AKP nel 2010 ha vinto la sua terza elezione consecutiva; poi, il governo ha cominciato a muoversi in una direzione inequivocabilmente autoritaria.

NATO Secretary General visits Turkey on the occasion of the 60th anniversary of the accession of Turkey to NATO

Con una diffusa corruzione in atto, ogni ufficiale di polizia o pubblico ministero che avesse posto una qualche questione veniva sostituito; gli ufficiali militari sono stati condannati con accuse fantastiche sulla base di prove artefatte; il giornalismo, con intere aziende dei media sequestrate dal governo, è diventato un lavoro ad alto rischio; migliaia di coloro che hanno criticato il presidente sono stati perseguiti.
Erdogan, accaparrandosi i voti dei nazionalisti, ha troncato unilateralmente il cessate il fuoco che aveva negoziato con il Partito dei lavoratori del Kurdistan. Ankara, mentre accoglie lo Stato islamico che ha conquistato il territorio siriano e sta terrorizzando i residenti in cattività, ha tentato di trascinare gli Stati Uniti nel conflitto contro il governo di Assad; lo scorso autunno, con un gesto sconsiderato, il governo ha minacciato di diffondere il conflitto siriano abbattendo un aereo russo perché aveva violato brevemente lo spazio aereo turco.

Erdogan, dopo il fallito colpo di stato contro il suo governo ha raddoppiato la repressione interna e trattandolo come l’equivalente del Reichstag per i nazisti, si è creato una scusa per lanciare un giro di vite a livello nazionale. La Grande Purga ovviamente, era stata preparata con largo anticipo. Il regime ha arrestato, licenziato o sospeso decine di migliaia di funzionari statali e dipendenti privati; oltre che aver sequestrato fondazioni, scuole, gruppi di lavoro, università, giornali e pubblicazioni online.

Mentre la Turchia si incaponisce nella sua repressione interna e nei suoi conflitti, corrispondentemente diminuisce il suo valore in seno alla NATO. L’adesione di Ankara all’Alleanza nel 1952 è stata un artefatto della guerra fredda: ora, l’Unione Sovietica non esiste più e non c’è alcuna prova che Mosca preveda di mettere in scena una guerra lampo attraverso i Balcani, per non parlare attraverso l’Oceano Atlantico.

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Il brutale trattamento russo contro la Georgia e l’Ucraina possono essere intesi essenzialmente come atti di difesa contro una NATO in espansione, potrebbero anche essere azioni di attacco per ricreare l’impero sovietico: ma per la Turchia, dopo essersi riappacificata con la Russia, non c’è alcuna rinnovata minaccia per combattere.
A Washington, il primario vantaggio militare della Turchia, è l’accesso alla base aerea di Incirlik, che inoltre non è subordinato all’appartenenza alla NATO; ma c’è di più, la cooperazione all’Alleanza del governo di Erdogan non è nemmeno garantita in questo momento.

Come fa notare Forbes, “La Turchia probabilmente oggi non potrebbe nemmeno qualificarsi per presentare la domanda di adesione all’alleanza”. La Turchia non soddisfa gli standard di democrazia e dei diritti umani che sono richiesti ai nuovi membri. In realtà, il segretario di Stato, John Kerry, ha già messo in guardia Ankara contro il suo allontanamento “dai requisiti democratici”, uno dei punti chiave della NATO.

La NATO in passato poteva essere disposta a trascurare tali mancanze, ma oggi diventa molto difficile accettare la caduta di Ankara nell’autoritarismo.
Il crollo della democrazia turca è una tragedia per i cittadini turchi e un grave problema per le altre nazioni; l’uscita volontaria della Turchia dalla NATO sarebbe un grato servizio agli interessi dell’America e dell’Europa.

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