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16 ottobre 2018

Russia: nubi di tempesta


Stanchi di notizie provenienti dalla Siria? Preoccupati delle crescenti tensioni nel Donbass? Siete soffocati dal pensiero che un jet militare russo ha sfiorato una collisione con un bombardiere della NATO? Probabilmente avete tutte le ragioni per essere ansiosi: non perché la leadership russa abbia specifiche ambizioni militari in mente – che potrebbe anche avere effettivamente – ma, bisogna avere apprensione perché ciò che la società russa s’aspetta: solo militarizzazione.

Ai primi di agosto, il sondaggista indipendente Levada Center, ha condotto un’indagine riguardante l’atteggiamento dei russi verso il presidente Vladimir Putin. L’esplorazione ha coperto, oltre alle solite domande che vertono sul gradimento della persona, anche tutta una serie di atteggiamenti e sentimenti diretti al leader russo. Tra le altre cose, il sondaggio ha mostrato che la “predilezione” di Putin era in calo dell’8 per cento nel mese di luglio rispetto a marzo: scesa dal 37 al 29 per cento. Alcuni commentatori hanno utilizzato queste cifre per dimostrare che la diapositiva del carisma di Putin e il suo indice di gradimento sono in caduta in mezzo alle turbolenze economiche.

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Questo è un profondo errore d’interpretazione: la popolarità di Putin non è in calo in modo significativo: come in tutti gli altri sondaggi il suo punteggio complessivo di approvazione negli ultimi due anni e mezzo non è sceso sotto l’80 per cento.

Lo stand del rating di Putin è un materiale solido che domina e s’affaccia sul paesaggio russo da quando c’è stata l’annessione della Crimea nei primi mesi del 2014, e da quel momento è la sostanza più stabile della Russia. Ma questo non significa che non abbia cambiato la sua natura.
In realtà, il sostegno pubblico può essere una combinazione di varie emozioni e questo è particolarmente vero per i regimi che sopprimono le normali istituzioni democratiche, come quelli autoritari.

Putin, quasi 17 anni fa era diventato il “presidente della speranza”, come lo aveva definito in quel momento il più famoso sociologo russo Yury Levada, il fondatore del Levada Center.
Allora la Russia, come il resto del mondo, stava ancora cercando di decifrare la domanda: “Chi è Putin?”. Ma di speranze dal 2000 ce ne sono state un sacco: la gente sperava che si sarebbe ripristinato l’ordine; che il conflitto in Cecenia sarebbe finito; che il mondo avrebbe rispettato la Russia; che non ci sarebbero più stati problemi di soldi; nel complesso, speravano in un futuro migliore.

Vladimir Putin in persona ha bruciato queste aspirazioni; desideri oltretutto, che non implicavano nemmeno che lui dovesse rimanere al potere. In effetti, la prima volta in cui l’indice di gradimento di Putin si era avvicinato all’80 per cento, è stato quando Putin ha annunciato nel 2008 che si sarebbe dimesso da presidente e che avrebbe lasciato il potere in mano ad un suo successore. Allora, la gente presumeva, che avrebbe lasciato la posizione per sempre.
Ora è cambiato tutto. Nell’ultimo sondaggio Levada, la maggior parte degli intervistati ha riferito che in questi ultimi anni non hanno mai fatto affidamento sul presidente. I sogni del passato sono ormai lontani, sono andati, persi.

“Non ci sono più speranze – sostiene Alexei Levinson, uno dei maggiori responsabili del Levada Center – Se ci sono alcune speranze, sono prive di significato, e non sono molto diverse dalla disperazione: la coscienza sociale le recepisce entrambe nello stesso modo”.
Il futuro viene percepito come “torbido, deformato e che ispira paura – ha scritto l’8 agosto Denis Volkov, del Levada Center, sul quotidiano Vedomosti.
Con questo pensiero davanti si potrebbe fare un ulteriore passo: nella Russia di oggi, c’è solo una cosa che unisce – o, per dirla in un modo più accurato – i frammenti di tutta una nazione. C’è solo una cosa senza eccezione che è condivisa da tutti: una mancanza di qualsiasi visione per un futuro.

Nella seconda parte del sondaggio, quando si tratta di atteggiamenti e sentimenti verso Putin, non c’è quasi nulla per essere soddisfatti. Dal 2000, la politica estera della Russia è stata una dei fiori all’occhiello del rispetto e della fiducia nazionale; ma i risultati del Levada sembrerebbero dimostrare che anche questo aspetto sta scemando. Il numero di coloro che percepiscono che si sta “rafforzando la statura globale della Russia”, non è in crescita; ma in diminuzione. Questo, dal momento che non c’è quasi nessun russo che non sia consapevole che la Russia è stata esclusa dal club decisionale globale, non dovrebbe essere di molta sorpresa.

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La maggior parte dei settori relativi all’orgoglio nazionale e alla gloria sono tutte tendenze al ribasso, ad eccezione di uno: “la capacità di combattere”. Il numero dei russi che sono orgogliosi della loro nazione per la “capacità di combattere” è cresciuto dal 3 per cento del 2012, al 14 per cento del 2016. Questa è l’unica chiara tendenza al rialzo, l’unica cosa che può sostituire quelle speranze di un futuro migliore che Putin ha usato per simboleggiare se stesso e il suo regime.

L’immagine pubblica di Putin si sta trasformando in quella di un signore della guerra. Questa è la sua principale risorsa politica in casa, il nuovo pilastro della sua popolarità, ed è così che i suoi concittadini s’aspettano che lui agisca e reagisca sulla scena mondiale.

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