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16 ottobre 2018

Un Putin aggressivo alla ricerca di concessioni


Il Cremlino ha sempre utilizzato gli atti di terrorismo come un pretesto per attivare il continuo stato di emergenza che la Russia sta vivendo sin dai primi anni del potere di Putin.

Vladimir Putin, che è sia temuto che ammirato per creare suspense e tenere tutti sulle spine, sa come rendere imprevedibile la sua mossa successiva, e nel suo genere, è uno degli attori politici più coerenti.
Ogni volta che percepisce una difficoltà non prevista, lui prende al volo il primo problema di sicurezza che gli si pone davanti e lo rende il suo cavallo di battaglia.
Il servizio federale di sicurezza (FSB), la principale agenzia di sicurezza della Russia, il 10 agosto, ha riferito che si era verificata una sparatoria nel corso dell’ultimo fine settimana tra le sue forze e due gruppi di “sabotatori ucraini”, che avevano pianificato attacchi in Crimea prima delle elezioni parlamentari di settembre. La Russia ha sostenuto, d’aver catturato sette uomini, mentre ha anche segnalato la morte di un dipendente FSB e di un tecnico addetto all’assistenza militare – senza mai fornire una minima prova.

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I funzionari ucraini hanno ripetutamente negato tali incidenti, sostenendo che le dichiarazioni provenienti da Mosca fossero solo una messa in scena di Putin per coprire delle altre operazioni.
Qualunque sia la verità, il presidente russo ha già sottolineato che i colloqui sullo status delle regioni di Donetsk e Lugansk, in programma al vertice del G-20 in Cina il mese prossimo, ora sarebbero “inutili”.
Questo in realtà non significa che scomparirà il processo di negoziazione; ma solo che Mosca ha fatto un nuova prima mossa. Angela Merkel e il presidente François Hollande, partners di Poroshenko nel formato Normandia, dovranno ora convincere Putin a tornare al tavolo dei negoziati. Il Cremlino quindi, si è creato un ulteriore vantaggio: quello del giocatore che può chiedere concessioni ancora prima che inizi la conversazione formale.

La maggior parte degli osservatori concordano sul fatto che l’incidente “Crimea” fosse stato posto sotto i riflettori per alzare la posta in gioco prima dell’inizio dei negoziati sul conflitto russo-ucraino nel formato Normandia.
– La tattica del Cremlino, come dimostrano i fatti del Donbass nel 2014 e nel 2015, è sempre quella di aumentare la posta in gioco prima dei negoziati. La principale questione politica attuale è: cosa succederà al processo di Minsk? La Russia uscirà o vorrà nuove concessioni? – si è chiesto in un editoriale il quotidiano Vedomosti.

Se gli eventuali scontri sono realmente accaduti “è una questione irrilevante – ha scritto l’undici agosto, Oleg Kashin, uno dei migliori commentatori della politica interna russa – se la Russia non avesse voluto aumentare la posta, avrebbe messo l’episodio nel dimenticatoio; al contrario, Mosca ha deciso d’evidenziarlo”.
Putin commentando gli scontri, ha usato il linguaggio che ricordava quello dei primi giorni del conflitto russo-ucraino e ha definito gli “infiltrati catturati”, degli agenti dello Stato ucraino.

“Ma ciò non significa che il conflitto, subito dopo la dura retorica, entri in una fase calda – insiste Kashin – Non c’è bisogno di questo. Il nuovo incidente ha già aperto una finestra per un ventaglio di nuove opportunità di posizioni ancora più dure in casa, per nuovi giri di vite e speculazioni durante tutto il mese prima di arrivare alle elezioni della Duma”.
Com’era prevedibile, il Consiglio di sicurezza russo si è già riunito per discutere di ulteriori misure di sicurezza in Crimea; e, nel mentre che la Russia ha confermato che avrebbe dato seguito alle sue esercitazioni navali nel Mar Nero, già programmate ancora due anni fa, l’Ucraina ha messo tutte le sue truppe in stato di allerta.

Il Cremlino nel corso degli anni del potere di Putin, ha sempre utilizzato gli atti di terrorismo e gli incidenti minori che minacciavano la sicurezza pubblica come pretesti per mantenere la Russia nello stato di fatto di continua emergenza.
La tragedia che probabilmente ha portato le più grandi conseguenze al sistema politico russo è stata il terribile attacco del 2004 ad una scuola nel nord della città osseta di Beslan, che ha lasciato 334 morti, tra cui 186 bambini. Subito dopo l’attacco, Putin ha vietato tutte le elezioni regionali e ha permesso alle forze armate di adoperarsi con la polizia quando c’erano fatti di terrorismo interno. I capi delle regioni russe si sono trasformati in uomini beneficiari di nomine politiche, piuttosto che di politici eletti. Il Cremlino ha reintegrato le elezioni governatoriali nel 2012, ma ha progettato il processo elettorale in modo tale che i candidati fossero prima approvati al Cremlino. Le elezioni regionali si svolgono ogni anno, ma i capi delle regioni sono sempre incaricati di Mosca.

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Nel 2007, Putin ha iniziato a creare le cosiddette leggi di emergenza, diversi emendamenti alle leggi vigenti che disciplinano i media, Internet, le agenzie di sicurezza, l’uso delle armi da fuoco da parte della polizia e il comportamento pubblico e privato dei cittadini e da allora non ha più smesso. Le ultime modifiche, note come il “pacchetto Yarovaya” firmato in legge nel mese di luglio, hanno introdotto pene detentive per la mancata segnalazione di un crimine – una pratica sovietica – e aumentato il numero dei reati per i quali i russi di appena 14 anni possono essere perseguiti. La legge inoltre, obbliga gli operatori di rete di memorizzare le registrazioni delle telefonate, immagini e messaggi dei loro utenti per un periodo di un anno e mezzo.

Un piccolo gruppo di attivisti della società civile ha protestato contro la nuova legge definendola repressiva, ma la società russa in generale non se ne è presa cura. La frequenza e il numero dei cambiamenti creano una sfocata sensazione di perdita di controllo: sono così tante cose le cose bandite da far apparire problematica anche una cosa chiara.
Questo è esattamente l’effetto che i gestori politici intendono proiettare: i pericoli sono molteplici e complessi, così ci si deve fidare solo delle autorità e dare a loro ciò che chiedono. Una società che ha poco non riesce a resistere all’invasione statale delle sue libertà individuali e questo meccanismo funziona come un fascino.

Putin, è un maestro nel manipolare la comprovata emergenza reale o immaginaria per raggiungere i suoi fini politici. A partire dai suoi primi giorni al potere, ha utilizzato la minaccia del terrorismo e l’estremismo in senso lato per ri-centralizzare il sistema politico russo: ha mantenuto per 16 anni il paese in costante allarme.

Ora ciò che cambia è la scala: il Cremlino sta dimostrando ultimamente che può mantenere la maggior parte delle sue regioni, i suoi partner e gli avversari in uno stato di perpetuo allarme; Putin ha insegnato a tutti in Russia che la sicurezza ha la precedenza sulla libertà politica, legale e di mercato e, ora sta rendendo il suo messaggio a un pubblico più ampio.

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