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19 dicembre 2018

Ci sarà una pace in Europa?


La pace in Europa è impossibile finché Vladimir Putin sarà al potere in Russia.
Oggi il presidente russo, considerato che è il più grande ostacolo alla pace e la principale fonte di potenziale bellico, è diventato la principale minaccia dei vicini russi e dell’Occidente; ma dove sono le ragioni per un tale atteggiamento?

Gli analisti sono divisi sulle motivazioni che potrebbero giustificare le mosse di politica estera di Putin: alcuni le vedono come fondate su suoi realistici timori di accerchiamento strategico occidentale; altri le radicano nel suo regime autoritario e nell’ideologia imperialista; ma la caratteristica più evidente di Putin, è la sua imprevedibilità. Se la sua politica estera fosse fondata su una logica riconoscibile, le sue mosse sarebbero prevedibili ed ex facto spiegabili; ma la sua capacità di sorprendere costantemente i suoi elettori nazionali e il mondo in generale, dimostra che le sue mosse non sono fondate su una logica o una strategia.
Al contrario, sembrano inserirsi nei suoi capricci personali. Come dittatore incontrastato della Russia lui può decidere di fare quello che per lui è giusto, indipendentemente dal fatto che possa promuovere gli interessi russi o danneggiarli. In questo senso Putin è il tiranno Hitler del ventunesimo secolo che definisce solipsisticamente la razionalità, cioè l’intero universo è la rappresentazione della sua individuale coscienza.

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Il recente riarmo militare e le minacce di guerra russe ai confini dell’Ucraina ne sono un esempio calzante: fanno presagire ad una guerra? Hanno solo lo scopo d’intimidire? Nessuno lo sa, ogni interpretazione è una pura speculazione su ciò che sta realmente accadendo nella testa di Putin.
Lo stesso vale per la sua ultima provocazione: il supposto arresto di gruppi di terroristi ucraini in Crimea da parte del servizio di sicurezza russo. L’affermazione di Putin, che Kiev ora sta ricorrendo al terrorismo, deriva direttamente dalla sua precedente caratterizzazione del governo democratico post-Viktor Yanukovych: l’Ucraina è fascista. La provocazione è il preludio ad un attacco a tutto campo come ha fatto Hitler dopo il famigerato incidente di Gleiwitz del 1939, in cui un commando tedesco travestito da militari polacchi ha attaccato una stazione radio al confine con la Germania? O è destinato a spaventare i russi del partito di Putin per le elezioni parlamentari di settembre? O è un segnale per l’Occidente e Kiev che Putin è arrabbiato e si scatena? Nessuno lo sa, e non è escluso che nemmeno Putin lo sappia.

Putin è razionale? La risposta dipende da cosa s’intende per razionalità. Se razionalità significa fare una cosa moralmente giusta, allora Putin è razionale in modo contorto solo in un mondo immorale; se la razionalità comporta cercare il mezzo migliore per ottimizzare le azioni di una persona, per quando poco raccomandabili possano essere, Putin deve qualificarsi come profondamente inquietante e fuori di senno. Dopo tutto le condizioni della pace del mondo sono peggiorate nel momento in cui lui è andato sul sentiero di guerra contro l’Ucraina, ma la sua posizione economica è migliorata? la sua posizione è diventata più forte? Putin quasi certamente risponderebbe positivamente ad ognuna di queste domande (anche il Führer riteneva che la vittoria finale fosse a portata di mano, anche se il suo paese era in fiamme), ma un’analisi spassionata suggerisce che è vero il contrario.

Infine, se la razionalità comporta la comprensione del rapporto tra le azioni e le conseguenze, tra le cause e gli effetti, quindi Putin deve qualificarsi come irrazionale, non perché capisce che il rapporto è sbagliato, ma perché lui sembra credere che le azioni non abbiano conseguenze e le cause non abbiano effetti. Pertanto, la sua imprevedibilità è anche irrazionale.
Il paragone con Hitler è forte naturalmente, ma è giunto il momento in cui i politici occidentali si devono rendere conto che hanno a che fare con un uomo che può allegramente iniziare una guerra mondiale perché la sua posizione di potere supremo per quasi due decenni, lo ha portato a credere che lui è la Russia. Ciò che il filosofo scozzese del XVIII secolo, David Hume, ha sostenuto sulla razionalità si applica con tutta la forza a Putin: “non è contrario alla ragione preferire la distruzione di tutto il mondo per un graffio del mio dito”. La scala d’attacco militare contro l’Ucraina, la Bielorussia, o l’Estonia non sembrano avere alcun senso, ed è proprio per questo che Putin potrebbe farlo.

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Quando si negozia con i leader irrazionali, l’unica cosa che li può tenere sotto controllo è la pressione: le loro promesse sono insignificanti come lo sono le loro dichiarazioni di pace e l’accomodamento stuzzica i loro appetiti; solo un forte esercito e una politica determinata ha la possibilità di tenerli nei limiti.

Ai socialdemocratici tedeschi piace dire che la sicurezza in Europa è impossibile senza la Russia; questo potrebbe essere vero, come lo è anche l’affermazione che la pace in Europa è impossibile con Putin. Lui, per la gioia degli europei amanti della pace, in un modo o nell’altro se ne dovrà andare, e allora tutti ricominceranno a respirare più facilmente e felicemente.

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