Vai a…

Ua-Time

Supplemento giornalistico web

Ua-Timesu Google+RSS Feed

19 novembre 2017

Putin: sobrietà in casa


L’aggressiva politica estera del presidente Vladimir Putin ha scatenato una reazione globale: l’intervento russo in Ucraina ha provocato le sanzioni internazionali; i suoi hacker sono accusati d’interferire nelle elezioni degli Stati Uniti e il suo programma di doping di Stato ha messo molti dei suoi atleti al bando delle Olimpiadi di Rio; in casa, però, Putin ha usato un gioco di difesa economico sorprendentemente silenzioso ed efficace.

140305-putin-russia-ukraine-8a_e43d7c573f54aabf071f449c84f2485d

Per un decennio Mosca ha rappresentato la capitale dello sfarzo e dell’indecenza, le strade erano intasate di Bentley, ma, come lo stato d’animo ha smaltito la sbornia del crollo del prezzo del petrolio nel 2014, così oggi anche i grandi investitori si snodano ancora per le vie della capitale con l’autista, ma seduti su una Toyota di medio taglio. I russi ordinari hanno sentito il colpo quando il prodotto interno lordo pro capite è sceso da 14.000 nel 2013 a 8.000 dollari nel 2015: la maggior parte significativamente, ma anche il presidente, hanno mostrato moderazione.
Nel 2014, con i prezzi del petrolio al collasso, capitali in fuga dal Paese e l’inizio della recessione, Putin avrebbe potuto rispondere evitando l’ortodossia economica e spendere pesantemente per alleviare il dolore; invece, ha messo in guardia la popolazione che la crisi potrebbe richiedere un restringimento di qualche foro della cinghia.
Mosca ha preso la difficile decisione di fermare il drenaggio delle sue riserve di valuta estera per difendere il rublo e ha permesso alla moneta di ridursi drasticamente; ciò ha portato ad un aumento dell’inflazione – che non è mai popolare tra le masse – ma in retrospettiva questa è stata una chiamata intelligente.

Una moneta più debole ha fatto sì che, nonostante la caduta dei prezzi del petrolio, i proventi del petrolio non fossero crollati in termini di rublo, che è ciò che conta per il bilancio: il governo di Putin, dopo aver profuso soldi ai pensionati e ai soldati durante il boom del petrolio, ha riscoperto la responsabilità fiscale.
Il bilancio statale russo si prevede che prenda un trend di pareggio quando il prezzo del greggio salirà a circa 50 dollari al barile – più o meno dove è ora. In questi termini, la Russia è in linea con gli altri produttori di petrolio, come l’Arabia Saudita.

Putin è salito al potere dopo la crisi economica degli anni 1990, quando il rublo è crollato due volte sotto la pressione del debito estero; ma le sue ultime mosse sembrano essere motivate ​​da un desiderio di evitare di cadere sotto l’influenza straniera e la Russia ha pagato più di 200 miliardi di dollari del debito estero nel 2014 e nel 2015.
L’economia ora è più stabile di quanto lo sarebbe stata se Putin avesse ascoltato i consigli dei suoi tecnocrati: lui con l’aiuto di una più restrittiva politica fiscale e monetaria ha fatto scendere l’inflazione ad un tasso annuo del 6 per cento, dal 15 per cento del 2015 e il debito sovrano russo è solo l’11 per cento del PIL.
Questo suggerisce che gli stranieri ora vedono la Russia con meno probabilità di default, è vero, i russi non hanno più soldi, i deflussi netti di capitali hanno raggiunto più di 60 miliardi di dollari nel 2014, ma in alcuni ambienti le scelte di Putin si sono rivelate positive.

rer33-update-blog-chart

Purtroppo la strategia del presidente russo è tutta difesa, senza offesa: lui ha preso provvedimenti per promuovere la stabilità economica – in particolare quando tali misure dovevano aiutare la sua postura d’indipendenza nazionalista – ma non ha mai stimolato la crescita.
Negli ultimi rapporti della Banca Mondiale, la Russia è aumentata in modo significativo, anche se i dirigenti di Mosca attribuiscono queste variazioni ad alcuni cambiamenti cosmetici consigliati dai consulenti assunti dal Cremlino per migliorare l’immagine internazionale: gli investimenti, la linfa vitale della crescita delle economie emergenti, rimane anemica.

Anche le politiche del lavoro sembrano riflettere un programma nazionalista. La disoccupazione è aumentata di poco, nonostante la recessione, in parte perché un terzo dei russi lavorano per lo Stato o aziende statali, che sono state usate come macchine di protezione del lavoro. I tagli di lavoro sono caduti principalmente sui lavoratori stranieri.

Gli aiutanti di Putin sembra che abbiano capito che la situazione dello stallo russo è iniziato molto prima del crollo dei prezzi del petrolio, quindi sanno che il problema non è solo legato all’oro nero, e non contestano le stime che affermano che l’economia nei prossimi anni non crescerà oltre il due per cento; ma nutrono la speranza per un sollevamento delle sanzioni occidentali, anche se ci sono pochi progressi in questo senso. La Russia per vedere una crescita, ha bisogno di una politica economica interna più aggressiva, altrimenti rimarrà sempre una nazione impostata sul difensivismo economico.

Tags: , ,

Rispondi

Altre storie da- News

EnglishGermanItalianRussianUkrainian
Seo wordpress plugin by www.seowizard.org.