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17 dicembre 2018

Russia: custodia cautelare per chi parla di Ucraina


Il 7 luglio 2016, Vladimir Putin ha ratificato le cosiddette “Yarovaya”, le leggi anti-estremismo russe.

L’emendamento assegna nuovi ampi poteri alle forze di sicurezza, rafforza i controlli sui social media e sugli apparecchi telefonici e amplia la definizione di crimini d’estremismo. Portato al concreto, le nuove misure anti-terrorismo hanno il vero scopo di proteggere il regime di Putin dal dissenso interno e dai disordini, in particolare considerato l’avvicinarsi della data delle elezioni parlamentari del 18 settembre prossimo.
Tra le disposizioni più onerose la nuova norma contiene la minaccia di sanzioni penali per inoltrare o postare sui social media articoli di “gradimento” che il regime considera ostili.

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A guardar bene ci sarebbe tutto il governo russo da coinvolgere in questa normativa, in quanto tutti i suoi articoli, post e notizie, o quelli dei suoi accoliti, incitano gli ingenui burattini sparsi per il mondo a commettere atti “estremisti” con pubblicazioni che spesso vanno oltre il vergognoso. Ma lo stato russo non ha scelta, si dice, se non difendersi dalla “guerra dell’informazione lanciata dagli Stati Uniti, dal sostegno islamico radicale e dalle altre tendenze ideologiche radicali”.
La nuova legge rende un crimine la mancata segnalazione di un reato, impone ai fornitori di internet di memorizzare le chiamate e le e-mail per sei mesi e di fornire tutte chiavi crittografiche oltre che estendere un nuovo elenco di reati minori di estremismo – i reati minori comprendono tutti i manifestanti delle dimostrazioni. La nuova legge irrigidisce anche le sanzioni per le informazioni e la loro ri-pubblicazione. Una veloce indagine ha portato a scoprire che almeno il 22,27% degli utenti russi di Facebook, ora potrebbero essere perseguiti per aver fatto un clic su un “mi piace” su un post considerato offensivo.

Con la nuova legislazione sono aumentate le liste federali dei materiali vietati e il numero delle organizzazioni estremiste. Ora Golos – una associazione nata nel 2000 che protegge i diritti degli elettori – è stata catalogata come “agente straniero” e messa in liquidazione il 27 luglio. La Republican Institute di John McCain (IRI) – che si prefigge di salvaguardare e incrementare la democrazia – è stata chiusa per “una minaccia all’ordine costituzionale della Federazione Russa e della sua sicurezza dello Stato”. Il Cremlino ha mostrato un ottimo tempismo: sia Golos che IRI erano incaricate quali osservatori elettorali per le elezioni parlamentari in arrivo tra tre settimane.

Il motivo principale per cui il Cremlino ha ampliato le leggi anti-estremismo è a quanto pare legato alla sua ossessione di proteggere la sua narrazione sull’Ucraina. La definizione di estremismo ora include “fornire informazioni false su fatti ed eventi storici”. Alcune recenti condanne ad “estremisti” – una signora che ha preso 320 ore di lavoro correttivo per aver posto un “insulto degradante” su una foto di un sosia di Putin; un ingegnere che ha preso 27 mesi di carcere per aver scritto “Crimea è Ucraina”; il direttore di una libreria di letteratura ucraina che è stato accusato di “estremismo” e che dovrà sopportare il processo da cui non è difficile presumere che ne uscirà colpevole, perché nella sua biblioteca “aveva libri anti-russi”.

Nella misura in cui i miei post pubblicati sulla guerra russo-ucraina sono opposti alla versione del Cremlino, un tribunale russo potrebbe accusarmi di “fornire false – vale a dire, vere – informazioni su fatti ed eventi storici”. In questo ipotetico procedimento giudiziario, un bel 90 per cento dei miei articoli verrebbero catalogati come “falsi”. I principali, non per me, ma per la propaganda del Cremlino, potrebbero essere quelli che colpiscono l’abbattimento del volo MH17, o quelli sui risultati del “referendum in Crimea”, o la sfida giudiziaria aperta dall’Ucraina contro la Russia, che, incredibilmente, è stata respinta dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

La versione ufficiale del voto dell’annessione della Crimea ad esempio, è che il parlamento della Crimea di propria volontà – a 10:0 – ha indetto un referendum per aderire alla Federazione Russa. [In realtà, le forze speciali russe hanno sequestrato l’edificio e hanno permesso la votazione ai soli deputati filo-russi, come mostrato in un film rilasciato dallo stesso Spetznaz russo. Il referendum non è stato controllato da nessun osservatore internazionale autorizzato ed è stato effettuato sotto intimidazione delle truppe armate russe che hanno pagato gli scrutatori, prima, dopo e durante le “elezioni”]. Secondo gli altamente discutibili risultati “ufficiali”, hanno votato l’83 per cento degli elettori ammissibili, di cui il 97 per cento ha votato per l’annessione. La votazione è stata celebrata la sera con bande musicali e cibo gratis per tutti.

I miei articoli sullo stesso tema, presentano una ben diversa e più plausibile versione dei risultati elettorali – che oltretutto si trovano concordi con un rapporto di assimilazione redatto dal Consiglio dei diritti umani di Putin – dopo tre ore cancellato dal sito web presidenziale. Il Consiglio ha riferito che l’affluenza è stata tra il 30 e il 50 per cento. Di questi, tra il 50 e il 60 per cento hanno votato per l’annessione. Se prendiamo i valori medi – affluenza pari al 40 per cento, votanti per l’annessione pari al 55 per cento – capiamo che meno della metà degli elettori sono andati alle urne, e che una sottile maggioranza di questi hanno votato a favore, il che significa che solo il 22 per cento degli elettori della Crimea in realtà hanno votato per l’annessione – in linea con l’indagine pubblicata dal Consiglio dei diritti umani di Putin. Il poco supporto del popolo di Crimea in favore dell’Ucraina, contro i più forti sostenitori della Russia, è normale visto che la popolazione si trovava davanti alle minacce dei kalashnikov russi, altre forme di manipolazione, ma principalmente l’intimidazione, l’arresto, la deportazione e le botte.
Il mio pezzo è stato letto da circa 3 mila lettori; ma quelli della propaganda di Putin, sia in patria che all’estero, hanno travolto e fatto scomparire quello che io ritengo che sia la vera storia dell’annessione della Crimea. Il primo cambiamento dei confini del dopoguerra con la forza militare è quindi giustificato sulla base di uno su cinque elettori che hanno votato per l’annessione con una partecipazione al di sotto del cinquanta per cento.

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Sotto l’emendamento Yarovaya, è del tutto plausibile che i miei lettori russi possano andare in galera per averli letti o per simpatia. La linea russa ufficiale sulla Crimea e l’Ucraina si differenzia dalla verità, e ora, in base al diritto russo, qualsiasi scrittore che scrive e racconta le verità è paragonato ad un “estremista”. “L’universo parallelo di Putin e la realtà alternativa” che hanno sconvolto i leader mondiali, non riflettono la verità, ma il popolo russo o li accetta come tali o deve affrontare la punizione.
Ieri nel frattempo, è stato arrestato un religioso, Sergei Zhuravlyov, un rappresentante della Chiesa ucraina riformata ortodossa di Cristo Salvatore, che è stato accusato di diffondere discorsi di odio e che “mantiene legami con un’organizzazione illegale”.

Zhuravlyov, è stato arrestato mentre predicava di fronte alla comunità ebraica di San Pietroburgo con l’accusa d’aver violato una disposizione della normativa anti-terrorismo russa che vieta l’attività missionaria illegale.
Un funzionario di polizia, citato dall’agenzia di stampa Interfax, ha affermato che Zhuravlyov fomenta atteggiamenti negativi verso la Chiesa ortodossa russa e mantiene legami con individui collegati al partito politico nazionalista ucraino “settore destro”, che è vietato nella Federazione Russa.

Quando un governo ha la pretesa d’imporre le leggi solo per salvaguardare sé stesso senza dare spazi agli individui che lo hanno eletto, si degrada a tirannia e diventa una forma d’imperialismo.

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