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19 dicembre 2018

Una vaga e strana tabella di marcia | Ucraina


Alla fine, Putin è stato convinto a tornare nel gruppo del formato Normandia. In precedenza, dopo le accuse del Cremlino degli “atti di terrorismo del ministero della difesa ucraino che aveva fatto saltare in aria tutti gli accordi”, Putin, aveva sostenuto di non vedere alcun senso a mantenere in piedi un siffatto formato.

Certo, che organizzare il vertice di Berlino è stato più facile a dirsi che a farsi: le squadre tedesche e francesi non si sono risparmiate nessun sforzo per parlare con il capo dello Stato aggressore affinché si unisse al tavolo dei negoziati, fino a quando, alla fine, ha accettato. Come al solito, è stato l’ultimo attore ad arrivare, così i colloqui sono iniziati 30 minuti più tardi del previsto, e sono durati circa cinque ore.
Anche prima del vertice le parti non erano ottimiste dell’esito: i russi chiedono l’attuazione delle clausole politiche degli accordi Minsk e gli ucraini, da parte loro, vogliono che prima il Cremlino onori i suoi obblighi di sicurezza …

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Il presidente Poroshenko è stato il primo, dopo i colloqui, ad incontrare i media, spiegando che nell’incontro si fosse deciso che prima avrebbero dovuto essere messe a posto le misure di sicurezza e poi si sarebbero tenute le elezioni nei territori occupati. Ha continuato chiarendo, che si sarebbe formata una tabella di marcia, la quale sarebbe stata coerente con tutte le passate discussioni e che avrebbe contenuto le necessarie garanzie, tra cui la data delle elezioni, i termini elettorali e le condizioni, il cessate il fuoco, il ritiro delle truppe straniere, gli osservatori avrebbero avuto il libero accesso ai punti caldi, il rilascio degli ostaggi e una forza speciale di polizia armata dell’OSCE. Poroshenko ha proseguito sostenendo che l’iter sarebbe stato disposto dai quattro ministri degli esteri del formato Normandia e presentato per essere firmato dai capi di Stato alla fine del mese di novembre.

Le altre parti in seguito hanno rilasciato le loro dichiarazioni. Il presidente Francois Hollande ha sostenuto che la sicurezza fosse essenziale per il successo degli accordi di Minsk. Angela Merkel ha dichiarato d’aver discusso del cessate il fuoco e del ritiro delle truppe, che fossero state prese alcune misure, ma che ci sarebbero stati ancora dei punti da chiarire. Merkel ha aggiunto che la possibilità di una missione OSCE armata nel Donbas doveva essere considerata in concomitanza con le elezioni nei territori occupati, e che ciascun osservatore OSCE doveva avere il libero accesso alla parte del confine russo-ucraino sotto il controllo delle forze ibride russe.
Il presidente russo Vladimir Putin ha espresso che si fossero concordati dei punti e aree in cui si sarebbe continuato il lavoro per sbloccare le parti in conflitto, e che tale disimpegno fosse già stato attuato in due luoghi. Ha aggiunto che la Russia sarebbe stata pronta a estendere la missione OSCE in “materia di truppe” affinché le parti ritirassero gli armamenti e li deponessero in un luogo sotto sorveglianza.

Si noti che il signor Poroshenko e la signora Merkel hanno parlato di una missione OSCE estesa ed eventualmente armata nelle regioni occupate di Donetsk e Lugansk, e anche nella parte del confine controllato dalle truppe ibride russe; mentre Putin, sostenendo che ci sarebbe voluto una estensione della forza OSCE, ha solo sfiorato “la missione OSCE in materia di truppe” per un accesso alle zone dove si sarebbero depositati gli armamenti. Questo fa una grande differenza. Poroshenko ha sottolineato che, dopo il ritiro delle truppe e del materiale militare da Petrovske, Zolote e Stanytsia Luhanska, ci sarebbero state iniziative analoghe in altre quattro aree, ma principalmente a Debaltseve.
Kiev ufficialmente lamenta d’essere stata attirata in una trappola diplomatica ancora dal primo giorno dei colloqui di Minsk, un fatto più volte citato. La situazione ha iniziato a peggiorare dopo che Leonid Kuchma, l’architetto del sistema del clan / oligarchico dell’Ucraina, è stato nominato capo dei negoziatori. Oggi, si deve agire e procedere nelle circostanze attuali, vale a dire, le clausole di Minsk devono essere attuate. Inoltre, procedendo dal fatto che il Cremlino e i teppisti DNR e LNR, che sono sotto il suo controllo, non incontrano i loro obblighi e li cambiano continuamente, l’Ucraina ha tutto il diritto d’esigere che lo Stato aggressore soddisfi e onori per primo gli accordi di Minsk.

Ma qual è il risultato effettivo dei vertice del gruppo Normandia a Berlino?
1. L’incontro è avvenuto, che è già una cosa buona, ma si è concluso lasciando un certo numero di problemi irrisolti – in particolare lo stand di Vladimir Putin in materia d’estensione della missione OSCE armata, che rappresenta un grande male.
2. Se questa forza di polizia [missione di monitoraggio dell’OSCE] dovesse avere solo “bracci laterali”, quale ruolo potrebbe giocare durante le previste elezioni? Questi uomini, considerando che il delinquente, Zakharchenko, ha avvertito che farà massacrare tutti gli eventuali membri armati del team degli osservatori, e che sono già state organizzate manifestazioni contro questa missione a Lugansk, non avrebbero alcun diritto e possibilità di monitorare il processo elettorale e nemmeno quello del ritiro delle armi.
3. Il disimpegno di Debaltseve. È stata presa in considerazione la linea di demarcazione del 2014? Per quale motivo ci entra questa città? Più domande che risposte.
4. Tabella di marcia. Perché si considera che a fine novembre tutti i meccanismi di disimpegno saranno stati elaborati? Si è in attesa del risultato delle elezioni presidenziali degli Stati Uniti?
5. Il ritiro delle truppe e del materiale militare copre il grande problema di prendersi cura della popolazione. Chi proteggerà queste persone dopo che saranno scomparse le foglie militari? Le autorità locali non stanno mostrando nessuna di queste intenzioni, anzi.

In realtà non c’è nessun accordo, niente è stato firmato.
Abbiamo coinvolto come al solito, alcuni esperti del settore per avere delle conferme o delle smentite alle nostre ipotesi.

Oleksiy Melnyk

Oleksiy Melnyk

Oleksii Melnyk, il co-direttore della politica estera e dei programmi di sicurezza internazionali del Centro Razumkov, di Kiev:
“È un dato di fatto, la tabella di marcia non è stata concordata, nulla è stato firmato. Hanno solo stabilito di mettere in piedi un’organizzazione affinché questa prepari un iter operativo. Uno sguardo più attento a ciò che Poroshenko, Putin, e gli altri partecipanti all’incontro hanno riferito alla fine del vertice, mostra notevoli differenze di valutazione dei colloqui. Questa è un’ulteriore prova che è non stato raggiunto nessun accordo. Hanno rilasciato interviste, facendo tutti riferimento alle stesse questioni, ma tutti le hanno interpretate a modo loro. Un brutto mal di testa per chi ha il compito di redigere la tabella.

“Poroshenko ha affrontato l’argomento dei territori che devono essere sotto il controllo ucraino, secondo Minsk 1 – e che sono stati sequestrati in un secondo tempo. Ascoltandolo, si può supporre che l’Ucraina sia sostenuta dai suoi partner europei. Debaltseve è un punto chiave in questo contesto; sappiamo tutti quello che è successo lì al momento della firma di Minsk 2, quando la Russia ha palesemente violato tutti gli accordi precedenti: in base agli accordi le forze ibride russe avrebbero dovuto ritirarsi a una distanza considerevole dalla linea del fronte esistente”.
“Un altro fatto importante è che Vladimir Putin ha per lo più parlato di questioni umanitarie, sostenendo che l’Ucraina dovrebbe pagare tutti i danni dei territori occupati dai russi e anche la sua ricostruzione. Questo non sembra che abbia funzionato. Petro Poroshenko è sempre focalizzato sulla sicurezza. È difficile immaginare come questi stand possano essere organizzati in un unico protocollo”.

Ganna Gopko, deputato e presidente della Commissione Esteri della Verkhovna Rada:
“Gli accordi nel quadro di Minsk si avvicinano alle questioni come il cessate il fuoco, lo scambio dei prigionieri di guerra, e così via. Essi non prevedono meccanismi specifici o tempi. Considerando l’amara esperienza con la Federazione Russa, che ignora i suoi obblighi e stimola l’aggressività, abbiamo bisogno di garanzie reciproche per implementare qualsiasi attività. Tutto questo dovrà essere stabilito nella tabella di marcia. Per quanto riguarda la missione di polizia, l’Ucraina sta discutendo di questo argomento da quasi un anno, ora la grande domanda è se l’OSCE dirà sì, e quale autorità avrà questa missione. Un altro problema da risolvere è se OSCE avrà il dovere di osservare l’area del conflitto 24/24 ore e 7/7 giorni, oppure com’è ora dalle 00:4 fino alle 17:00”.

Ganna Gopko

Ganna Gopko

“La popolazione deve essere informata. Senza informazioni, le persone sono sempre più preoccupate, che è del tutto naturale. Non sanno come verrà garantita la loro sicurezza personale dopo il ritiro delle truppe, e cosa succederà quando le forze ibride russe violeranno il cessate il fuoco. Una missione di monitoraggio speciale armata non può prevedere la presenza militare locale. È bene che la questione venga sollevata, perché le forze ibride russe insistono che prima dobbiamo approvare il disegno di legge per le elezioni locali, poi i teppisti locali avrebbero in “qualche modo trovato un modo per la loro attuazione”.
“E ‘importante, prima dell’elaborazione della tabella di marcia, prendere in considerazione ciò che la popolazione ha da dire su questo argomento. Inoltre, vorrei sottolineare, che le clausole politiche degli accordi di Minsk non potranno mai essere attuate senza avere prima risolto il problema della sicurezza”.

Susan Stewart, un associato all’Istituto tedesco per gli affari internazionali e la sicurezza (SWP), di Berlino:
“Molto è stato raggiunto ieri in occasione della riunione del formato Normandia, più di quanto m’aspettassi. Tuttavia, finora questi risultati sono solo a livello retorico. Dovremo vedere come saranno tradotti in pratica. La tabella di marcia sugli accordi di Minsk è molto importante. Se questa davvero venisse elaborata entro un mese e approvata dai ministri degli esteri, questo sarebbe un gran passo in avanti. E, anche se i lati russi e ucraini hanno avuto opinioni molto diverse sulla sequenza dei punti degli accordi di Minsk, io non sono sicuro che non possa essere raggiunto un accordo. Gli altri due punti – una missione OSCE armata e la smilitarizzazione in altre aree – sono già all’ordine del giorno da un certo tempo. Le tre aree di smilitarizzazione sono state concordate in precedenza a livello di gruppo di contatto, e solo in due luoghi hanno funzionato bene. Si tratta di un risultato importante, non serve che vengano discusse al massimo livello, anche se è bene avere l’appoggio esplicito dei leader dei rispettivi Stati. Per quanto riguarda la missione armata OSCE, ci sono state dalla parte russa precedenti dichiarazioni contraddittorie. E, anche se questa missione è in linea di principio concordata, è possibile che la parte russa voglia prolungare nel carattere e nel mandato i negoziati a tempo indeterminato”.

“A mio parere Putin è in attesa dei risultati delle elezioni americane, così come quelle in Germania e in Francia del prossimo anno, per vedere se ci sarà una costellazione di leader che gli potranno rendere più facili le negoziazioni. Quindi, prima di allora, dal formato Normandia non ci si può aspettare molto”.
“Inoltre, è importante che i leader occidentali insistano per ulteriori riforme in Ucraina. Il processo di riforma appare in gran parte in fase di stallo e gli interessi di parte stanno prendendo il sopravvento. Se l’Ucraina non avrà successo con le riforme chiave, la sua capacità di recupero nei confronti della Russia – e la sua attrattiva per l’Occidente – sarà seriamente influenzata negativamente. Questo metterà l’Ucraina in una posizione difficile per quanto riguarda gli ulteriori negoziati sulla situazione del Donbas”.

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