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16 ottobre 2018

La continua corsa militare russa | Russia


Le relazioni russe con gli Stati Uniti e i suoi alleati occidentali sono drammaticamente peggiorate nel corso del 2016.

L’accordo di cessate il fuoco in Siria che, al fine d’evitare un bagno di sangue nell’assediata Aleppo, è stato martellato tra Washington e Mosca lo scorso settembre, è crollato in mezzo a rinnovati bombardamenti russi, a comuni amare incriminazioni e accuse di crimini di guerra. Una grande task force navale russa è stata assemblata nel Mar Mediterraneo, al largo della costa della Siria. Il ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu ha biasimato i paesi occidentali per il rifiuto di consentire a queste navi d’attraccare nei loro porti per rifornirsi: “È necessario decidere, stai combattendo il terrorismo internazionale o la Russia? Forse hai dimenticato che sono state uccise persone innocenti in Belgio, Francia, Egitto, Iraq e in altri luoghi?”. Secondo Shoigu, non c’è la possibilità di una “opposizione siriana moderata” e “tutto deve essere soppresso con la forza”, “lavorando insieme, invece che ostacolare i nostri sforzi”.

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Mosca sta implicando che Washington sia in combutta con jihadisti e lo Stato islamico. In prima serata Agit-Prop TV [Agitprop è l’acronimo di отдел агитации и пропаганды (otdel agitatsii i propagandy), ossia Dipartimento per l’agitazione e la propaganda, organo del comitato centrale e regionale del Partito comunista dell’Unione sovietica il quale fu in seguito rinominato “Dipartimento ideologico”] riporta che negli Stati Uniti, “le risorse amministrative, le società oligarchiche, la grande stampa, la Cia [Central Intelligence Agency] e gli altri servizi speciali degli Stati Uniti” stanno lavorando per falsificare le elezioni dell’8 di novembre per impedire a Trump [ il candidato presidenziale repubblicano Donald Trump] di vincere. La propaganda interna russa prevede che i cittadini americani insoddisfatti dalla falsificazione del voto di massa lanceranno una “rivoluzione colorata” o un “Maidan a Washington”, una “prospettiva spaventosa per un paese dotato di armi nucleari”. in Russia, il parlare sciovinista di guerra e di un possibile confronto generale è assordante: quasi la metà della popolazione russa – circa il 48 per cento, secondo un recente sondaggio del sondaggista indipendente Levada-Tsentr – teme che il confronto con l’Occidente sulla Siria possa degenerare nella III guerra mondiale. E, nonostante questa paura, circa la metà di tutti i russi supporta il bombardamento del loro paese in Siria e credono che debba continuare, solo meno del 30 per cento è contro.

Lo sforzo militare russo in Siria è impressionante. Il cosiddetto “espresso siriano”, le navi russe partenti dal Mar Nero, che trasportano forniture di guerra e altri materiali per sostenere lo sforzo bellico russo e quello dei suoi alleati, sono un continuo passaggio attraverso il Bosforo per arrivare fino alla Siria. Alcune di queste vecchie navi arrugginite, acquistate all’estero ultimamente, non usano la bandiera navale russa per evitare un’eventuale ispezione delle autorità turche. Secondo Shoigu, ogni giorno circa 2.000 tonnellate di forniture militari e hardware vengono consegnate alle basi russe in Siria, a Khmeimim e Tartus; invece, il numero dei militari russi è limitato, 5.000 secondo quanto riferisce il ministero della Difesa.

Il dispiegamento russo in Siria è solo una parte di un quadro di rafforzamento militare più grande, che copre l’Artico, il Pacifico, il Baltico, la Crimea e il confine ucraino. Shoigu ha annunciato una massiccia esercitazione strategica militare, Zapad 2017, (Occidente 2017), che si terrà nel mese di settembre 2017. Questo sarà “il principale evento militare del 2017” e sarà tenuto congiuntamente da Russia e Bielorussia per contrastare la minaccia occidentale: “Gli Stati Uniti e la NATO [Organizzazione del trattato del Nord Atlantico] stanno attivamente aumentando il loro potenziale offensivo, stanno costruendo nuove basi e sviluppano infrastrutture militari, minano la stabilità internazionale, stanno cercando d’imporre le loro sanzioni economiche con l’uso della forza militare. C’è un infuriare di propaganda di informazioni”. Secondo Shoigu, i confini russi sono minacciati, per cui “saranno prese adeguate misure difensive”.

Lo scorso agosto, Shoigu ha rivelato i piani per la costruzione di un perimetro di difesa nel sud del Pacifico, da Chukotka a Vladivostok; nuove basi e presidi militari saranno impiegati sulle isole Curili entro il 2020; entro il 2018, verrà distribuita un’intera divisione di guardia costiera a Chukotka, di fronte all’Alaska sullo stretto di Bering. Secondo Shoigu, queste nuove implementazioni negheranno l’accesso alle forze nemiche attraverso la catena delle isole Curili e lo stretto di Bering in modo tale da garantire “la stabilità del dispiegamento nucleare strategico russo e delle sue forze navali”. Questa monumentale distribuzione trasformerà il Mare di Okhotsk in una fortezza, in cui i nuovi sottomarini nucleari strategici russi, classe Borei, potranno contrastare quelli continentali degli Stati Uniti. La divisione di difesa costiera a Chukotka, con i suoi missili a lungo raggio anti-nave e anti-aerei, può negare l’accesso alle navi americane attraverso lo stretto di Bering.

La marina russa ha già schierato tre sottomarini nucleari strategici di nuova costruzione di classe Borei: uno nel Mare di Barents e due in Kamchatka per affrontare eventuali combattimenti nel Mare di Okhotsk. Altri quattro sottomarini di classe Borei sono in costruzione, così come lo sono anche un certo numero di sottomarini d’attacco nucleari e non nucleari e navi da guerra di superficie. In fase si sviluppo c’è una una nuova serie di missili balistici intercontinentali (ICBM). Si prevede che la Russia entro il 2020 possa avere più di dieci tipi di ICBM terrestri già dispiegati e fino a cinque in mare. Mosca ha iniziato la produzione in massa di nuovi bombardieri Su-34 (attualmente utilizzati in Siria), e ha progettato di costruirne complessivamente 200. L’esercito sta aspettando più armi convenzionali assieme con un ampliamento del bilancio per la difesa.
Lo Stato Maggiore russo prevede una minaccia esterna in rapida crescita e si sta preparando per un’invasione straniera proveniente da tutte le direzioni, e il Cremlino, da parte sua, ha pienamente accettato questa valutazione. La minaccia viene indicata come “una guerra per le risorse”, una possibile futura guerra mondiale o una grande serie di importanti conflitti regionali, che il Cremlino prevede che si verifichino “prima del 2030”. Il comando russo ritiene che tra poco tempo ci sarà una acuta crisi mondiale di una qualche risorsa, come gravi carenze di petrolio, gas e altre risorse naturali che potrebbero far salire alle stelle i loro prezzi. A quel punto, le potenze esterne, in primo luogo gli Stati Uniti e i suoi alleati, potrebbero invadere l’enorme massa continentale russa da diverse direzioni per appropriarsi fisicamente del territorio e delle sue risorse. Queste ipotesi sembrano formare la spina dorsale del piano top secret della Difesa della Federazione Russa, firmato in legge da Putin il 29 gennaio 2013. Il 14 febbraio 2013, il capo di Stato Maggiore Generale dell’Esercito, il generale Valery Gerasimov, ha pubblicamente rivelato che “prima del 2030” tutte le maggiori potenze mondiali saranno in lotta per il controllo delle risorse e lo spazio vitale. In previsione di una guerra imminente, le spese per la difesa nel 2016 hanno superato il 6 per cento del PIL del paese, mentre la sicurezza nazionale e i bilanci delle forze dell’ordine federali hanno inciso per un ulteriore 3 per cento del PIL.

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I massivi piani di spesa militare sono stati inizialmente approvati quando il prezzo del petrolio era oltre i100 dollari al barile e la Russia era inondata di petrodollari; ma allo stato attuale, con il prezzo del petrolio basso la “risorsa per la crisi” sembra una remota fantasia. Nel frattempo, il Ministero delle Finanze sta premendo per diminuire le spese per equilibrare il bilancio. Un nuovo programma di riarmo per il 2018-2025 è stato messo insieme e dovrà essere approvato nel luglio 2017; ma l’esercito russo, tramite un’istituzione finanziaria di Putin, guidata dall’ex ministro delle finanze Alexei Kudrin ha iniziato a contraddire le decisioni dell’attuale ministro. Nell’incontro con Putin al Cremlino dello scorso settembre, Shoigu ha urlato contro il ministro delle Finanze, Anton Syluanov, accusandolo di “minare gli sforzi per modernizzare le forze armate e di minacciare la sicurezza nazionale”. I militari inizialmente avevano chiesto 55 miliardi di rubli (circa 1 trilione di dollari) per il programma di riarmo fino al 2025, e che avrebbero accettato un taglio di 330 miliardi di dollari; ma Syluanov invece, ha annunciato che avrebbe potuto mettere a disposizione solo 200 miliardi di dollari.

I militari ritengono che un taglio drastico agli appalti pubblici della difesa possa limitare gli ambiziosi piani d’espansione e mettere le forze armate in uno stato di degrado, come dopo la guerra fredda. L’esercito russo sembra pronto a qualsiasi lotta pur di arrivare al suo fine e il modo migliore per mantenere elevati i costi di difesa a spese della popolazione civile è quello di rinforzare la minaccia della guerra e di aumentare le tensioni internazionali, in effetti è ciò che sta accadendo dalla seconda metà del 2016. Questa situazione continuerà nel 2017. Esiste una concreta possibilità di provocazioni e scontri locali tra militari russi e occidentali (Stati Uniti) in Siria, nel Baltico, nel Mar nero o altrove. L’obiettivo del ministero della difesa è quello d’aumentare le tensioni internazionali, senza provocare una guerra, e, quindi, riuscire a livello nazionale a sconfiggere ed emarginare l’asse Syluanov.

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