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18 gennaio 2019

L’impatto delle mine sui civili | Ucraina


Nessuno sa quanti civili sono stati uccisi dalle mine o quante ce ne siano di disseminate e dove.

La cosa che Konstantine Zarubin e il suo amico d’infanzia Edek non si rendevano conto quella sera d’estate di due anni fa, era che la cava della loro città natale, che loro stavano per esplorare, era appena stata disseminata di mine.
Era una sera di luglio del 2014, pochi mesi dopo che era iniziato il conflitto nell’est del paese tra le forze ibride russe e l’esercito alle prime armi del governo post-Maidan di Kiev. I ragazzi dal loro condominio potevano udire i suoni rabbiosi dei combattimenti, ma come si sa i ragazzi sono curiosi, e volevano dare un’occhiata più da vicino.

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“Eravamo quasi arrivati sul culmine della cava – ricorda Konstantine che allora aveva 12 anni, mentre spiegava che il suo amico era un metro, forse due più davanti di lui – quando abbiamo sentito un “boom”. Il mio amico ha sentito l’esplosione, ha raccontato, io ho visto un’onda di ghiaia e terra che mi veniva addosso, poi silenzio, ho notato il mio compagno di giochi tutto sanguinante a circa 10 metri da me. Anche se i combattimenti a Lisichansk sembrano finiti, le cicatrici della guerra sono ancora visibili sugli edifici pieni di fori di proiettili.

Oltre le tende di pizzo del salotto di Konstantine, s’intravvede una giornata grigia. La cava dove è morto Edek è visibile attraverso una leggera nebbia; la nonna di Konstantine, seduta su una poltrona dall’altra parte del salotto, piangendo racconta quello che è successo in quella triste giornata.
Quando, pochi secondi dopo l’esplosione, Edek si è rialzato e ha iniziato a scrollarsi la terra dai suoi abiti, era tutto un tremore e in uno stato di shock. Poi ha notato il sangue che era schizzato sulle sue gambe e le spalle, alla fine, sorridendo si è accasciato al suolo.
Konstantine non è l’unico giovane che ha perso un amico a causa dei residuati bellici esplosivi (ERW) nel corso del conflitto ucraino che fino ad ora ha contato più 10.000 morti.

Nessuno sa esattamente quanti civili o combattenti siano stati feriti o uccisi dalle mine, trappole esplosive o ordigni inesplosi.
Questo in parte, è dovuto al fatto che non c’è ancora alcuna autorità centrale responsabile che sta tracciando l’esistenza dei questi ordigni; anche se ci sono in corso piani per istituire un’autorità d’azione nazionale per le mine.
Tra le stime basate sulle informazioni di relazioni del pubblico, Marcus Brand, il consigliere del governo per il Programma di sviluppo delle Nazioni Unite in Ucraina, ha riferito che la sua agenzia stima che 1.400 persone siano state uccise dalle mine, trappole esplosive o ordigni inesplosi dall’inizio del conflitto nel 2014. Il quaranta per cento dei quali si presume che siano civili, come Edek.

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Ma non è solo il numero dei morti che è sconosciuto. Molte mine, tra cui la mina antiuomo OZM-72 che una volta innescata esplode a circa mezzo metro da terra mandando un nugolo di frammenti tutt’intorno, e molte altre trappole esplosive non si sa dove sono e i gruppi di sminamento potrebbero lavorare anni prima d’avere una risposta.
Halo Trust, un’organizzazione con sede nel Regno Unito, specializzata nel rimuovere mine e residui di guerra, ha riferito che in Ucraina sono state identificate fino ad oggi ben 97 aree pericolose per le mine, per un totale di più di 1.000 ettari, queste sono ubicate per lo più al di fuori della zona cuscinetto di 15 km delle zone controllate dal governo. Ma questa stima iniziale delle zone coperte dalle mine è probabile che sia solo la punta di un iceberg.

“Fino a quando non avremo completato un approccio globale, un’indagine tecnica dell’Ucraina orientale, non sapremo tutta la misura della contaminazione delle ERW o delle risorse che sono necessarie per affrontare il problema – ha spiegato il direttore di Halo Trust Ucraina, Yuri Shahramanyan.
Il quando avremo i risultati è un altro terno al lotto: primo perché il conflitto è in corso e conoscere il luogo in cui sono disseminate le mine è un vantaggio strategico militare, secondo, finora le operazioni di rimozione e di rilevazione sono limitate alle zone controllate dal governo di Kiev: i gruppi di sminamento non hanno accesso ai terreni in mano alle forze ibride russe di Lugansk e Donetsk.

Attualmente la battaglia ucraina contro le mine e gli ordigni inesplosi, che sono state la principale causa delle vittime civili nel 2016, ha preso un approccio audace; ma, tenendo conto che 30.000 civili attraversano la linea di contatto ogni giorno, e che questo è il punto in cui la densità delle mine è al suo massimo, la posta in gioco diventa molto alta.
L’agenzia delle Nazioni Unite per i bambini, l’UNICEF, ha inviato squadre di esperti nelle scuole per istruire i giovani sui rischi delle mine. Il programma ha già raggiunto più di 80.000 bambini delle regioni colpite.
Il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha installato cartelloni d’avvertimento contro le mine lungo le strade piene di buche che portano alla prima linea. Nel mese di febbraio, quando un autista ha tentato di bypassare una lunga fila di traffico ad un posto di blocco nei pressi di Donetsk, il suo minivan ha colpito una mina ed ha ucciso quattro persone ferendone altre 19.

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La Croce Rossa ha anche installato bagni chimici nei pressi dei punti di controllo, per fare in modo che i conducenti e i passeggeri che necessitano della toilette mentre sono bloccati nel traffico, non vaghino nella foresta o per la strada incappando in mine o trappole esplosive.
Le ONG ritengono che se ci fosse un’autorità nazionale addetta alle mine, gli sforzi di sminamento potrebbero essere accelerati e meglio finanziati, sia dal governo ucraino che da altri. Il processo politico per istituire un’autorità d’azione contro le mine, che ha avuto inizio nel mese di febbraio, è lento a decollare, in parte perché almeno cinque organizzazioni statali hanno un ruolo diretto nello sminamento, tra cui il Ministero della Difesa e delle Forze Armate, il Servizio di Emergenza dello Stato dell’Ucraina, il Servizio di Trasporto Speciale del Ministero dei Trasporti delle infrastrutture, le guardie di frontiera e la polizia nazionale, ha affermato Pascal Rapillard, il responsabile delle relazioni esterne e della politica presso il Centro internazionale di Ginevra per lo sminamento umanitario.

“Inoltre, dobbiamo tener conto di altri due fattori che spiegano la lentezza dei processi – ha continuato Rapillard – In primo luogo, le preoccupazioni della difesa nazionale sono predominanti a causa del conflitto in corso e, di conseguenza, non c’è un consenso completo se l’autorità d’azione contro le mine debba essere un organismo pienamente civile; in secondo luogo, lo Stato ucraino sta intraprendendo altre riforme istituzionali e questo distoglie l’attenzione politica dalla creazione di un’autorità nazionale per l’azione contro le mine”.
Anche se l’Ucraina ha ratificato il Trattato di Ottawa nel 2005, di cui 162 stati – esclusa la Russia e gli Stati Uniti – sono parte in causa, alla scadenza di giugno 2010 non aveva ancora distrutto le sue scorte rimanenti, stimate in 10 milioni di ordigni. Nel 2015, l’Ucraina doveva ancora distruggere quasi sei milioni di mine, che erano sotto i suoi obblighi dettati dal trattato.

Secondo Brand, educare sui rischi delle mine potrebbe diventare una responsabilità dei governi locali che sono nelle comunità colpite in Ucraina orientale, e a suo avviso, potrebbero sopportare il peso dei rimasugli inesplosi per il prossimo futuro.
“La gente del Donbass, purtroppo, vivrà con gli effetti della contaminazione dalle mine per molti anni – ha sottolineato – Anche se il conflitto si concludesse domani, l’impatto delle mine probabilmente si sentirà per generazioni, perché non esiste una soluzione a breve termine”.
Questo rischia di prendersi la vita di molti civili. In un’intervista con i media ucraini di quest’anno, Zeljko ležaja, un esperto di mine della Croce Rossa, ha sostenuto: “Le mine non conoscono il cessate il fuoco, non riconoscono gli amici o i nemici”.

Myroslava Vasylkova, uno psicologo di Kiev, ha raccontato che le vittime delle mine sono afflitte dalla sfiducia dei territori che le circondano
“Quando una mina esplode, nasce una situazione di sfiducia incontrollata nella vittima – ha chiarito – A causa di questo, il processo di recupero psicologico include una ricostruzione di fiducia in se stessi e di familiarità con l’ambiente”.
Questo è certamente vero per Konstantine, che non è a conoscenza degli sforzi che la sua città natale sta facendo per de-minare i territori, e, anche se le cicatrici fisiche sono per lo più guarite, lui è improbabile che torni alla cava: ora ogni volta che mette un piede fuori dall’asfalto si preoccupa che non ci siano mine.

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“È meglio non uscire dalle strade maestre – ha espresso Konstantine.
Si tratta di un sentimento condiviso da altri che vivono nelle zone contaminate dalle mine.
A Troitske, un villaggio nei pressi della linea di contatto, in cui tre anziani residenti sono stati feriti da trappole esplosive e altri hanno scoperto mine e ordigni inesplosi vicino alle loro case, ci sono i residenti che sostengono d’aver paura a pascolare il bestiame o a coltivare i loro orti.
“Non andiamo più nei campi – ha detto Pavel Albulov, che ha evitato una lesione fatale quando gli è scoppiata una trappola all’inizio di quest’anno.

“Nelle zone contaminate ci sono persone che sono troppo spaventate per coltivare la loro terra – ha avvisato Rownan Fernandez, l’ex capo del programma di sminamento danese in Ucraina – I bambini non possono giocare dove lo hanno sempre fatto. Queste sono le eredità della guerra. Non ci sono vincitori. E le comunità in cui c’è la contaminazione di ERW sono i grandi perdenti del conflitto”.

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