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18 novembre 2017

Trump: errori? Troppi purtroppo! | NATO


Nel suo primo viaggio all’estero da quando è stato eletto presidente, Donald Trump non è sembrato un ufo caduto sulla terra durante la sua tappa estera in Arabia Saudita, e nemmeno in Vaticano; ma a Bruxelles, comunque, s’è presentato come un elefante in un negozio di porcellane, dove ha fatto del suo meglio per convincere i leader europei che gli Stati Uniti non sono in grado d’affrontare le questioni chiave per una cooperazione.

É stato un atto da burino spingere da parte il primo ministro del Montenegro, Dusko Markovic, per essere in prima fila in una fotografia della NATO: Markovic, il cui paese è appena stato accolto nell’Alleanza, ha gentilmente affermato che è “normale che il presidente americano occupi la prima fila”. È stata un’azione insolente l’aver usato la cerimonia di apertura commemorativa per fare un discorso politicamente controverso, in cui ha profanato le spese “troppo basse di difesa per la NATO” e, a differenza di qualsiasi suo predecessore, ha esplicitamente evitato di confermare e promettere la reciproca difesa della NATO – l’articolo 5 del trattato che nel memoriale doveva essere commemorato.

Qualcuno potrebbe sostenere che è un leader novizio, che questi sono i suoi primi sei mesi da presidente, che la sua curva d’apprendimento dovrebbe salire; invece Trump sembra dimostrare l’opposto: una persistente riluttanza ad imparare. Nonostante sia stato ripetutamente affermato che tutti gli stati membri della NATO si erano nuovamente impegnati a spendere singolarmente il 2 per cento del PIL, Trump ha ripetuto come un pappagallo che i sottoscrittori “hanno enormi debiti finanziari arretrati e non stanno pagando gli ultimi anni”: sembra che non ci sia modo di spiegargli che nessun membro della NATO ha debiti in sofferenza con il budget del blocco militare.
“Non ho mai chiesto cosa costasse la nuova sede della NATO – ha sostenuto Trump – Mi rifiuto di farlo”. Il valore è pubblicato sul sito web della NATO: 1,12 miliardi di euro, un importo simile al bilancio comune della NATO per il 2017 (1,5 miliardi di euro), ma alla costruzione hanno contribuito separatamente gli Stati membri in proporzione alla dimensione delle loro economie. Inoltre, ogni paese ha pagato gli uffici che verranno occupati dalla sua missione.
All’incontro con i top funzionari dell’UE, Trump, mostrando la sua incompetenza con i fatti, ha inveito contro l’eccedenza commerciale tedesca. “I tedeschi sono cattivi, molto incontentabili – ha affermato secondo Der Spiegel – Guardate i milioni di automobili che vendono negli Usa. Orribile. Li fermeremo”.

I fabbricanti tedeschi non vendono milioni di automobili negli Usa. Lo scorso anno, le vendite unitarie di Volkswagen, BMW e Daimler hanno raggiunto 1,3 milioni (non contando Lamborghini). Allo stesso tempo, le aziende tedesche producono circa un milione di veicoli negli Stati Uniti. Ad esempio, nel mese di aprile del 2017, la BMW ha realizzato 32.659 veicoli sportivi a Spartanburg, Carolina del Sud: sono 1.400 al giorno, la maggior parte delle quali vengono esportate. Le relativamente poche BMW X5 che circolano sulle strade europee vengono fabbricate a Spartanburg: per BMW ha senso produrre le grandi automobili il più vicino possibile al loro principale mercato.

Daimler ha realizzato nel 2016, un totale di 300.000 vetture Mercedes a Tuscaloosa, Alabama. L’impianto rappresenta il più grande esportatore dello Stato. La VW a Chattanooga, Tennessee, ha una capacità produttiva di 150.000 unità ed è orientata all’esportazione.
Gli Stati Uniti hanno un deficit commerciale con la Germania. Secondo l’Ufficio federale degli Stati Uniti, Washington ha esportato in Germania (compresi le BMW X5s), nei primi tre mesi del 2017, un valore di 2 miliardi di dollari di automobili, camion, autobus e parti di ricambio e hanno importato 7 miliardi di dollari. Ma è con il Messico e il Giappone che gli Stati Uniti hanno i maggiori disguidi nei traffici con i veicoli.

Se Trump intende assicurarsi che gli americani acquistino più automobili statunitensi, dovrebbe trasformarsi nel più grande lobbista dei produttori di automobili tedesche. Le ditte tedesche in USA portano posti di lavoro e lavorano per ridurre il deficit commerciale del paese. Le azioni di tutti e tre i principali produttori di automobili tedesche, dopo l’osservazione di Trump, sono andate in ribasso – ma con valori non drammatici. Gli investitori staranno scommettendo che qualcuno fornirà migliori informazioni a Trump e che lui cambierà la sua melodia. Speriamo non come mostrano i suoi commenti sui “debiti” della NATO!

Trump si rifiuta di capire le cose che disattendono le sue profonde convinzioni, vuole che la realtà si adatti a loro, il che significa che effettivamente cercherà d’imporre imposte punitive ai veicoli tedeschi. Ciò potrebbe portare il prezzo di una Mini, non costruita negli Stati Uniti, vicina a quella di un SUV fatto da BMW, mettendo in pericolo la struttura di vendita nordamericana della società – ma i grandi Tre Tedeschi, ovviamente, si adatteranno, proprio come la VW ha assorbito gli enormi costi dello scandalo diesel generato dagli Stati Uniti.

Anche i membri europei della NATO dovranno adeguarsi. Ciò significherà molta pazienza per i prossimi anni, ma anche un rafforzamento della cooperazione militare europea al di fuori della NATO.
L’Europa ha lanciato con riluttanza il tappeto rosso a Trump per la sua visita a Bruxelles: avrebbe dovuto assolvere meglio i suoi compiti se voleva una corsia per il suo regalo di compleanno.

Gli europei, mentre temono che la presidenza Trump stia diventando una minaccia per i loro interessi, sia nel commercio, che nella sicurezza, stanno attentamente valutando ciò che verrà. Forse, la percezione della minaccia innescherà quella cooperazione reciproca di cui Washington ne è assolutamente privo.

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