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18 novembre 2017

Macron non si sposta di un dito | Europa


Come è successo a Donald Trump, se Vladimir Putin rimuginava di poter “intimidire” Macron durante il loro primo incontro a Versailles, c’e rimasto veramente di sasso.

Il presidente russo Vladimir Putin, il vigoroso veterano del KGB, l’intruso nelle elezioni democratiche occidentali, il contingente difensore dei dittatori e un possibile alleato di Donald Trump, quando a Versailles ha visto dal vivo il nuovo presidente francese, gli è venuta la fregola di nascondersi dietro le tende della “Sala delle Battaglie”.

Il presidente francese Emmanuel Macron, che ha solo 39 anni ed ha preso l’incarico solo due settimane fa, per la comune conferenza stampa di lunedì pomeriggio si è presentato calmo, fresco, riposato, discreto e pienamente controllato.
Macron ha insistito sulla necessità di un dialogo; ma non ha esitato un secondo ad affermare pubblicamente e apertamente che le priorità della Francia sono la difesa degli ideali occidentali, la democrazia occidentale e, quando si è addentrato nei dettagli, ha iniziato a spaziare su tutto, dalla Siria all’Ucraina, dai diritti LGBT alla Cecenia; così come della necessità di difendere la società civile in Russia.

Nel suo intervento, però, non è apparso un antidiplomatico, anzi, sottolineando che le idee tra i due leader non collimano ma che la conversazione continua, ha offerto a Putin la possibilità di salvare la faccia. Per lo stesso tema dei tentativi russi d’influenzare le elezioni francesi, “picchiando duro contro” la campagna Macron, il presidente francese sorridendo ha affermato che era una cosa di cui avevano già parlato ancora quando Putin lo aveva chiamato per congratularsi con lui dopo la sua vittoria del 7 maggio: “Ora stiamo andando avanti”, ha chiarito Macron .

Ma quando un giornalista gli ha chiesto perché la campagna Macron avesse eliminato i giornalisti ufficiali di RT (Russia Today) e di Sputnik, due degli “animali” da compagnia di Putin per le sue informazioni, Macron non ha esitato un attimo: “RT e Sputnik sono stati strumenti di influenza, hanno diffuso false dichiarazioni sulla mia persona e sulla mia campagna – ha spiegato Macron – A quel punto non ho voluto dar loro nessun spazio. Russia Today e Sputnik non si sono comportate da organi di stampa e di giornalismo, ma come istituzioni di mendace propaganda”.

Accidenti!  Putin s’aspettava che il presidente francese di fronte a lui avrebbe abbassato la testa e si sarebbe perso in calorosi benvenuti.
L’invito per un incontro in Francia, per la cerimonia d’apertura della mostra del Palazzo di Versailles dedicata alla visita di tre secoli fa di Pietro il Grande, è stata inoltrata al Cremlino solo due settimane dopo che Macron è diventato presidente. I due leader non avevano in programma d’incontrarsi fino alla data del G20 in Germania, nel mese di luglio; ma Putin, non ha perso un attimo per sfruttare la possibilità che gli si è presentata di prendere le misure del nuovo e ingenuo capo di stato.

Probabilmente Putin, non prevedeva che Macron fosse così preparato nel suo lavoro: la scorsa settimana, mettendo tutti in riga, ha affrontato al G7 in Sicilia le sue controparti e le telecamere; si è esibito in un stretta di mano “forte” e tenace con Trump sostenendo con un giornalista che non c’è niente di “innocente” nel presidente americano; e come un’immagine di una nuova leadership globale – non molto trumpiana – si è messo a passeggiare per le strade di Taormina con il primo ministro canadese Justin Trudeau.
Quando Macron ha esternato i suoi commenti introduttivi sulla mostra di Versailles, ha impostato una difesa aggressiva contro il tentativo di Putin di ricostruire un impero: Pietro il Grande, ha sottolineato Macron, era il “simbolo di una Russia che voleva aprirsi verso l’Europa”.

Macron, ignorando la disastrosa invasione della Russia da parte di Napoleone all’inizio del XIX secolo, ha affermato, che dopo la visita di Pietro Grande a Parigi e Versailles nel 1717, erano passati 300 anni prima che si aprisse un nuovo dialogo diretto tra i due Paesi.
Il presidente francese a quel punto, ha percepito che era arrivato il momento di passare alla sostanza. “Riguardo alla Siria, ho ricordato al presidente Putin quali sono le nostre priorità – ha affermato – partendo da quei principi generali su cui possiamo concordare: la necessità di combattere il terrorismo e sradicare l’ISIS; il desiderio di preservare lo stato siriano e aprire la strada ad una transizione democratica”. Macron non ha insistito, come ha spesso fatto il suo predecessore Hollande, che il presidente siriano Bashar Assad se ne dovesse andare; anche se questo è stato implicito e sicuramente sarà stato chiarito in privato.

Il nuovo presidente ha poi disegnato molto chiaramente le sue linee rosse: l’uso delle armi chimiche avrebbe invitato ad una “ritorsione immediata”; eliminare tutti gli ostacoli ai corridoi umanitari verso le popolazioni assediate.
Parlando della situazione in Ucraina: “abbiamo parlato di vari dettagli e dell’attuazione del cosiddetto processo di Minsk. Vogliamo che i negoziati all’interno del formato Normandia si riescano ad organizzare nel più breve tempo possibile, in modo da poter discutere l’argomento. Vorrei sentire la relazione dell’OSCE sugli elementi strutturali degli attuali eventi, abbiamo scambiato opinioni sul tema e ho sostenuto che vorrei che venisse raggiunta una de-escalation nel processo di Minsk – ha annunciato Macron – non, come molti invece presumono, un’offensiva estiva da una o da entrambe le parti”.

Macron ha anche ricordato a Putin l’importanza della società civile in Russia e i diritti umani, inclusi quelli delle persone LGBT in Cecenia, che sono state descritte da alcuni attivisti per i diritti umani come “gente depositata in campi di concentramento”.
Indicando le decine di enormi dipinti delle più famose battaglie francesi dei secoli XVIII e XIX, Macron le ha citate come prova di ciò che accade quando “fallisce il dialogo”.

Putin, nel suo intervento, ha cercato di chiarire i suoi punti di vista, affermando che le sanzioni imposte alla Russia per il suo intervento in Crimea e in Ucraina orientale non funzionano e non rappresentano un modo per mettere fine alle diatribe; ha portato il paragone che le 500 aziende francesi che operano in Russia stanno ancora tutte lavorando; ha menzionato i pericoli che sta portando la Corea del Nord con le sue ambizioni nucleari.
Per la Siria, Putin ha sostenuto che la sua posizione è ben conosciuta: “È impossibile combattere il terrorismo destabilizzando uno stato” – questo per lui, è un motivo per mantenere al potere Assad, anche se non lo ha chiarito.

Come è stato il turno delle domande e risposte con i giornalisti la scena si è infuocata. “Le sciocchezze delle elezioni?” ha dichiarato un arrabbiato Putin, sostenendo che lui e Macron non ne avessero parlato perché “Macron non era interessato”, “per quanto mi riguarda non esiste la questione!”. A quel punto Macron ha chiarito che essi ne avevano effettivamente parlato due settimane fa, e “ora stiamo andando avanti” non significa che lui abbia dimenticato la cosa o che non ne “abbiamo più parlato”.

Putin è stato particolarmente incensato quando gli hanno chiesto “dell’ovvio sostegno” che lui ha dato al rivale di Macron, Marine Le Pen, un ultra-nazionalista, quasi-fascista che Putin ha ricevuto al Cremlino durante la campagna presidenziale francese. Il presidente russo ha affermato che fosse “perfettamente naturale perché sostiene molte delle stesse cose che sta facendo, come la sovranità nazionale” – e di conseguenza, la distruzione dell’Unione europea. “Sostiene anche la Russia” ha insistito Putin – infatti sostiene l’annessione della Crimea.

Secondo Putin, questi erano i motivi per i quali ha ricevuto Le Pen, non per l’illusione che avrebbe potuto vincere le elezioni presidenziali. Io e la mia gente, ha continuato, leggiamo i sondaggi, “non siamo dei bambini”.
Ma quello che Putin non poteva certamente affermare, è il fatto che in realtà aveva sostenuto pubblicamente un perdente, i suoi cyber-agenti e la sua propaganda avevano sbandierato un “vincitore”, e che lui e le sue politiche erano fallite in modo spettacolare – almeno in Francia.

Naturalmente, con una presidenza non tutto può andare bene, e oggi, è molto, molto presto per dire qualcosa di Macron, quando ha ancora davanti cinque anni da percorrere; ma per un’Europa demoralizzata, che solo settimane fa sembrava lottare per difendere i valori fondamentali ed aggrapparsi al frustrato carisma del cancelliere tedesco Angela Merkel, Macron è come un tiro di adrenalina: un modello di energia giovanile che mette le speranze in un bambino prodigio.

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