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21 luglio 2018

La strigliata russa | Russia


Da un po’ di tempo l’élite russa ha iniziato un processo di mutazione: uno, due, ma soprattutto tre anni fa’, nelle tv di stato russe c’era una costante apparizione di politici, giornalisti, scrittori e artisti, che rilasciavano “consigli e opinioni” di come la Russia avrebbe dovuto comportarsi con gli ucraini per “liberare il paese” dai “fascisti” ed arrivare fino in Portogallo.

Ricordo di uno che ha perso due ore per spiegare quanto fossero utili i bombardamenti nucleari in Ucraina, un altro più sofisticato ha proposto di distruggere fisicamente tutta la popolazione che non si percepiva “russa”, un folle voleva imitare Erode, facendo uccidere tutti i bambini ucraini per eliminarne la stirpe; ora la maggior parte di questa folla suonata, non parla più, se interrogata si chiude in sé stessa e respinge nervosamente qualsiasi richiesta di chiarimento – è successo qualcosa?

Se in precedenza sembrava che l’Ucraina da un giorno all’altro dovesse crollare, sparire o innescare il principio che “i vincitori non vengono giudicati”, ora in Russia, ad una tale prospettiva non ci più crede nessuno, nemmeno l’ermetico pirotecnico Girkin. E, così, visto che non si parla più di vittoria, si comincia a capire la evidente sequenza degli eventi: la nazione ucraina vincerà, o caccerà l’invasore e ripristinerà la sua integrità territoriale. Poi però, capiscono che ci sono anche delle responsabilità, sia personali, che collettive, e, sempre a spese dell’aggressore, ci sarà il ripristino di tutto ciò che è stato distrutto.

Anche Saddam Hussein ha giocato la sua partita nella “liberazione del Kuwait”, ma guarda cosa è successo: non solo è stato espulso dal Kuwait, ma l’Iraq ha dovuto pagare e liquidare Hussein e molti suoi seguaci. La Russia continua sulla stessa strada, e la questione del ripristino sembra aver preso l’autostrada, per arrivare prima ed evitare i fastidiosi semafori. A proposito, ci sono anche le responsabilità personali per quei tanti “falchi” che si sono trasformati in passeri, o addirittura in galli.

Una piccola categoria di speranzosi rappresentanti di governo, giornalisti ed esperti nel campo delle nebbiose meditazioni globali invece, continuano a gracchiare nel vecchio modo, non perché non si siano resi coscienti che le cose sono peggiorate, ma perché quando si compiono cose assurde, si influenzano i folli.

Di recente, ha portato un poca di meraviglia un barbuto personaggio, conosciuto come Sasha Dugin. Lui, esaltando la grandezza degli ortodossi, ha proposto un’altra teoria sull’inutilità dell’individuo: egli è diventato l’interprete della teoria dell’euro-azionalismo (conosciuta ancora durante il socialismo nazionale), che è diventato il dogma dell’aggressiva politica della Federazione Russa. Cioè, egli – e solo lui – ha deciso che la Russia deve essere contraria a qualsiasi regola, e che quindi, con passione primordiale, può prendersi qualsiasi spazio geopolitico che desidera.

Molti russi non sono nemmeno consapevoli che il nastro di San Giorgio rappresenti il fuoco e la guerra, l’invito ad andare a “Berlino”, “Ripetilo ancora”, (il simbolo è stato fatto rivivere molte volte da quando è stato stabilito nel 1769), e che immortala le teorie euro-azionaliste, dove la persona non esiste, ma c’è solo un allevamento di individui catapultati in un semplice, ma chiaro e costante slogan, “Oink!”. Una mandria raccoglie facilmente molti “oink-oink-oink”, e qualsiasi questione più profonda, siccome non viene capita, procura un’aggressione. I russi, così formati, sono ben felici di disegnare una carta geografica dell’Europa con i loro colori, e seriamente credono che una gran parte del colore debba essere il loro.

Purtroppo, ultimamente, gli eventi si stanno sviluppando in modo tale che la Russia si sta evolvendo da argomento ad oggetto di geopolitica. Finalmente, quando il rublo s’avviterà su se stesso, verrà a tutti in mente la canzone di Gazmanov “i miei soldi – i miei cavalli”.
Spesso sorge la domanda, che cosa diventerà lo spazio geografico che è ancora chiamato Federazione Russa? A proposito, nessuno sa realmente quale dovesse essere la fine dell’operazione che ha fatto partire lo “scoop”; ma tutti concordano sul fatto che è stata interrotta dopo la prima fase: la Repubblica è scomparsa, ma l’evoluzione dell’ulteriore frammentazione è stata interrotta artificialmente; l’Occidente da parte sua, per far proseguire il processo non poteva fare nulla, basta la Russia stessa a far crollare le sue regioni e distretti. Così, non è richiesto nessun sforzo speciale, basta alimentare questo neo-impero, che lui da solo continua la sua amara disintegrazione.

La perdita di controllo sull’arsenale nucleare era poco rilevante: i russi potevano acquistarlo a basso costo ed era banale eliminarlo. Ma l’Occidente ha creduto nella promessa di Yeltsin e nel suo disegno democratico, quindi ha rallentato il processo di distruzione trasformandolo in un aiuto finanziario urgente. La Russia, a quel punto, solo un po’ più fresca e con i prezzi più alti del petrolio e del gas, ha buttato l’Occidente nella canzone del gruppo “Liapis Trubetskoy” appropriandosi del classico principio di “Маємо те, що маємо” (abbiamo quello che abbiamo!).

Il pendolo, purtroppo per Mosca, sta andando nella direzione opposta, non è così evidente, ma è notevolmente infuriato da distruggere la stazione di servizio.
Leggermente sottomessi, i russi dovrebbero capire che quando erano in piedi (con i continui lunghi applausi) hanno accolto con favore i piani per riesaminare i confini europei, e non solo per aprire la scatola di Pandora, e che già domani dovranno pensare di ritornare sui loro stessi passi.

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