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19 dicembre 2018

Telefonata tra i leader Normandia: i dettagli | Ucraina


Il 24 luglio, come previsto, si sono tenute le conversazioni telefoniche dei leader dei paesi del Formato Normandia, che hanno discusso la situazione dell’insediamento nel Donbas.

Alle negoziazioni hanno preso parte il presidente francese, Emmanuel Macron, il presidente ucraino Petro Poroshenko, il presidente russo Vladimir Putin, e il cancelliere tedesco Angela Merkel.

In primo luogo, prima di discutere della situazione in Ucraina, i negoziatori hanno ascoltato le relazioni del presidente dell’OSCE SMM in Ucraina, Ertugrul Apakan, e del Capo missione, Alexander Hug.
Per primo ha preso la parola Poroshenko che, in relazione ai recenti avvenimenti degli ultimi giorni di luglio, ha spiegato che sono stati “i mesi più sanguinosi del 2017” ed ha sollecitato la Russia ad arrestare immediatamente le azioni aggressive e la fornitura di armi alle sue truppe in territori non suoi, ma solo occupati dalle sue forze. Il capo dello stato ucraino ha anche insistito sul fatto che il lato russo sta bloccando lo scambio dei prigionieri di guerra ucraini e ne ha chiesto l’immediato rilascio.

Poroshenko inoltre ha spiegato le motivazioni ed ha chiesto l’introduzione dei peacekeeping dell’ONU nel Donbas. Tutti gli interlocutori hanno convenuto che nei territori delle due regioni di Donestk e Lugansk occupati dalle truppe “separatiste” è “necessario installare un completo cessate il fuoco e il ritiro di tutte le armi pesanti sotto la supervisione dell’OSCE”.

A sua volta, Macron e Merkel hanno criticato l’affermazione del leader di “DNR”, Alexander Zakharchenko per quanto riguarda la creazione di una “nuova Ucraina”.
Il presidente francese e il cancelliere tedesco hanno sottolineato l’inammissibilità di eventuali affermazioni che minano l’integrità territoriale dell’Ucraina, in particolare la creazione della cosiddetta “Malorussiya”.

Allo stesso tempo, il Cremlino riferisce che Putin, durante la conversazione telefonica con i suoi colleghi, ha descritto in dettaglio il tipo di “approccio russo” a tutte le disposizioni fondamentali degli accordi di Minsk.
Putin secondo la rivista, Kommersant, ha insistito di volere dapprima attuate le richieste politiche e dare poi subito inizio alle elezioni nei territori delle due “Repubbliche Popolari di Donestk e Lugansk”. Putin inoltre, sempre secondo la rivista, ha preso le distanze dalla dichiarazione del capo della “DNR”, Alexander Zakharchenko affermando che lui non “ha nulla a che fare con questa affermazione”.

Come ha fatto notare il leader francese, le parti negoziali hanno accettato di operare insieme per risolvere la situazione nel Donbas.
“Abbiamo confermato la dinamica del lavoro congiunto a Berlino, Parigi, Mosca e Kyiv sulla crisi ucraina”, riporta il sito presidenziale francese.
Durante la conversazione di due ore è stato raggiunto l’accordo per coordinarsi sui passaggi definitivi relativi alla sicurezza e per continuare a lavorare sulla stabilita roadmap che si prevede che sfoci nell’attuazione degli accordi di Minsk – la roadmap infatti, è stata approvata per agganciare i problemi della sicurezza all’attuazione degli accordi di Misnk. A tal fine, ci sarà nella seconda metà di agosto, una riunione dei consulenti di politica estera dei capi di stato nel “formato Normandia”.

Ricordiamo che l’idea di base degli accordi di Minsk è di reintegrare il Donbass nell’Ucraina con la condizione di una certa autonomia della regione. Tuttavia, questo modello di reinserimento non trova accordi perché le parti in causa non riescono a mettersi d’accordo se prima soddisfare le condizioni politiche – la richiesta russa – o quelle della sicurezza – la posizione ucraina. La situazione che si è creata non costituisce l’alternativa auspicata dalla Russia, cioè il congelamento del conflitto.

Se gli accordi vengono violati, secondo logica, il conflitto dovrebbe essere congelato e reso responsabile chi ha agito in modo difforme; ma le attività belliche, anche se di bassa intensità, sul fronte del Donbass continuano. Così, gli accordi di Minsk non hanno congelato il conflitto, perché per soddisfare le condizioni di sicurezza la parte russa non ha mai ritirato le sue armi e le sue truppe, anzi chiede, contro ogni logica, dapprima l’adempimento della parte politica dell’accordo e poi, forse, lei attuerà la parte sicurezza – come è possibile parlare di politica con una pistola puntata contro il viso?
Tutto ciò determina la continua ambiguità delle relazioni russo-ucraine – una guerra che c’è, e si cerca la pace solo a parole, senza i fatti.

La crisi militare nel Donbass non ha ancora provocato la rottura delle relazioni diplomatiche tra i due paesi, non c’è stata nessuna dichiarazione formale di guerra e neanche la risoluzione politica della crisi. I “dispetti” continuano anche sul piano economico. È chiaro che gli accordi di Minsk hanno stabilito dei limiti su diversi aspetti di questo tipo di conflitto ibrido. E, sebbene non sia stato realizzato nessun punto del programma degli accordi di Minsk, essi restano formalmente in vigore, perché il loro ripudio non sarebbe vantaggioso per nessuno dei partecipanti. Per questo il problema più importante del formato Normandia diventa un prolungamento del processo di Minsk.

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