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18 gennaio 2019

Il ponte dello Stretto di Kerch: una nuova minaccia regionale | Ucraina


Dopo aver illegalmente annesso la Crimea nel 2014, la Russia ha reso noto di voler costruire un ponte stradale e ferroviario di poco più di 19 chilometri lungo lo stretto di Kerch, che collega la Russia continentale alla penisola occupata della Crimea.

Ancora l’anno scorso (2016), con la costruzione in corso, i funzionari di Mosca hanno ripromesso che la costruzione di questo imponente ponte non avrebbe in alcun modo limitato la navigazione [marittima] nel Canale Kerch-Enikalsk [la parte più profonda e navigabile dello stretto di Kerch che collega i due mari: Nero e Azov], garantendo il passaggio gratuito alle navi, sia durante la fase di costruzione, che durante il periodo di utilizzo. Purtroppo, la Russia, invece di mantener fede all’impegno preso di libertà di passaggio attraverso lo Stretto di Kerch – che in realtà è protetto dal diritto internazionale – ha messo in dubbio tutte le sue precedenti dichiarazioni e azioni.

Nel mese di maggio, Mosca ha comunicato le dimensioni massime che dovranno avere le navi che desiderano attraversare lo Stretto: per le particolari caratteristiche del ponte le navi non dovranno essere più lunghe di 160 metri, larghe 31 e 33 metri di altezza, con un pescaggio fino a 8 metri. Mentre nel mese di agosto 2017, la Russia per la prima volta, ha completamente chiuso lo Stretto, citando dei requisiti di costruzione mentre stava montando gli archi centrali della struttura. Ufficialmente, la Russia ha dichiarato preventivamente che il passaggio marittimo attraverso lo Stretto sarebbe rimasto chiuso per 23 giorni non consecutivi, nel periodo ​​agosto-settembre.

La costruzione del ponte Kerch viola la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare e diversi altri accordi e regolamenti riconosciuti a livello internazionale. Sulla base delle disposizioni contenute nel trattato del 2004, stipulato tra l’Ucraina e la Federazione russa sulla cooperazione per l’uso del Mare d’Azov e lo Stretto di Kerch, la Russia per la costruzione di un ponte che collega la terra ferma russa alla Crimea avrebbe dovuto essere d’accordo con Kyiv; ma il governo ucraino non ha mai dato la sua benedizione per il progetto. Inoltre, i funzionari ucraini hanno dichiarato che “la costruzione e la messa in servizio del ponte di Kerch porterà ad una significativa riduzione dell’arrivo e partenze di navi dai porti di Mariupol e Berdyansk, una diminuzione del fatturato di questi mercati, un rallentamento del loro sviluppo, una diminuzione della redditività delle imprese metallurgiche della regione, [come una riduzione dei profitti degli operatori portuali e dei rami dell’amministrazione marittima … tutto ciò l’Ucraina lo trova inaccettabile”.

Attualmente, Kyiv sta preparando una causa contro la Russia, perché Mosca con la costruzione del ponte sta violando la legge internazionale e perché temporaneamente e unilateralmente sta di fatto chiudendo lo stretto. Per risolvere il caso all’Ucraina serviranno parecchi mesi; nel frattempo però, il costo giornaliero di una nave mercantile che deve aspettare al di fuori dello Stretto di Kerch (unilateralmente chiuso dalla Russia) è stimato intorno ai 20.000 dollari: generalmente, ogni giorno ci sono da 70 a 90 navi mercantili che effettuano il passaggio attraverso lo Stretto da e per i porti ucraini. Le restrizioni imposte da Mosca su questa area di transito libera, hanno già fatto lievitare i costi di trasporto ed hanno obbligato la maggiore ditta metallurgica di Mariupol a spostare le sue partenze su un altro porto: Mykolaiv (situato ad ovest della Crimea). I porti ucraini sul Mar Azov prevedono una perdita di circa 190 milioni di dollari durante i 23 giorni di chiusura saltuaria prevista per i mesi di agosto-settembre. La Russia invece, il due agosto ha minacciato la chiusura totale dello Stretto.

A lungo termine, il danno economico per l’Ucraina sarà ancora maggiore. Dopo che saranno stati installati gli archi centrali del ponte, diverrà impossibile per le navi, tipo Panamax – legata a Mariupol – passare attraverso lo Stretto, perché la loro altezza può raggiungere i 37,5 metri, misura superiore a quanto comunicato da Mosca. Il porto di Mariupol, è indicato talvolta come il “porto marittimo del Donbas”, e, grazie alle sue strutture portuali specializzate e alla sua vicinanza all’industria, rappresenta l’uscita principale dell’Ucraina per le esportazioni di metalli. Con le restrizioni imposte dalla Russia, si prevede che il fatturato commerciale di Mariupol subisca una diminuzione pari al 30 per cento. Infatti, le azioni russe destinate ad eliminare il passaggio delle navi ucraine dallo stretto di Kerch, azzoppando efficacemente Mariupol e Berdyansk dal contatto con il Mar Nero, potrebbero avere un impatto economico debilitante sull’intera regione del Donbas. Inoltre, le restrizioni di trasporto rischiano di minare la già delicata situazione sociale di Mariupol, fortemente dipendente dalla sua capacità di esportare l’acciaio ucraino nei mercati internazionali.

Tutte queste attività russe dovrebbero essere considerate in relazione ai tentativi di Mosca di istituire il cosiddetto “corridoio di terra in Crimea”. In questo contesto, l’intermittente chiusura dello Stretto di Kerch sembra un altro esempio di guerra “ibrida”, in cui la destabilizzazione socio-fisiologica precede un attacco militare aperto: quindi in questa vulnerabile regione ucraina si potrebbe anticipare il gioco russo. Le azioni di Mosca riguardanti lo Stretto di Kerch potrebbero includere ulteriori “limitazioni all’accesso” (“uno scenario di restrizioni”), con diverse costrizioni per la libertà di navigazione, e un criterio di “negazione all’accesso” (“uno scenario di blocco”), cioè un processo unilaterale nel quale la Russia decide di chiamare questa straordinaria azione come “acque interne russe”. Entrambi gli scenari (“Restrizioni” e “Blocco”) sono direttamente in contrasto con il diritto internazionale e influenzerebbero negativamente l’Ucraina e i paesi terzi: l’Ilyich Iron e Steel Works portano via mare da Mariupol i prodotti in più di 80 paesi in tutto il mondo.

Cosa si potrebbe fare per evitare questi scenari negativi? Alcune idee sono già state proposte da vari esperti, e qui ne riassumiamo i punti principali:

1. Informare i leader occidentali e la comunità internazionale delle minacce poste dalla costruzione del ponte di Kerch e spiegare l’attuale risposta ucraina mettendo in risalto l’urgente necessità di un sostegno occidentale;

2. Avvio di una Conferenza internazionale sulla sicurezza marittima – a Kyiv o a Odessa – invitando vari politici famosi, strateghi ed esperti di think tank provenienti dalle potenze marittime occidentali. La conferenza aiuterà a creare una chiara road map per una risposta della comunità ucraina e internazionale alle azioni russe;

3. Svolgere attività pratiche di libera navigazione nello Stretto di Kerch da parte di navi dell’Organizzazione del trattato del Nord Atlantico (NATO) ed ucraine.

La situazione attuale intorno allo stretto di Kerch è grave: non solo le restrizioni e le chiusure dello Stretto minacciano le esportazioni di ferro grezzo da Mariupol agli Stati Uniti e all’Europa, ma potrebbero anche suscitare altre reazioni negative per l’Ucraina e gli Stati litorali del Mar Nero.

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