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19 novembre 2017

Il cambio di strategia di Putin nel Donbas | Ucraina


Il presidente russo Vladimir Putin, dopo essersi confrontato con il presidente americano Donald Trump e il cancelliere tedesco Angela Merkel ed aver riconosciuto la loro stabile ed inamovibile posizione contro la sua attuale strategia nel Donbas, ha chiaramente dovuto individuare dei nuovi concetti per sgarbugliare il conflitto.

Il modello base di Vladimir Putin è che lui debba sempre palesare che sta contribuendo al processo di pace e che i leader della autoproclamata “Repubblica Popolare di Donetsk” (DNR) e della “Repubblica Popolare di Lugansk”(LNR) non sono diretti funzionari di Mosca, ma che si tratta di rappresentanti della comunità locale.

Pertanto, Putin deve riuscire a dimostrare agli osservatori internazionali che le “repubbliche” ora non sono più governate da coloro che hanno il sangue nelle mani, ma che si tratta di persone che hanno radici ucraine e che godono della fiducia della maggior parte della popolazione del Donbas, come riportato dalle riviste “Novostei Donbassa” e da “Gordon”. Questo potrebbe apparire un passo verso un cambiamento positivo; ma in realtà, l’essenza delle cose non cambierà, si tratterà solamente di sostituire un clown con un altro clown. Certamente, i due nuovi leader “matricola” non saranno figure odiose come Zakharchenko o Plotnitsky.

Infatti, Putin deve documentare che ci sono sviluppi positivi, sia per quanto riguarda il personale, che per la sicurezza. Per Putin, al fine di legittimare le autorità delle aree occupate rimuovendo i leader che sono stati complici di atrocità, comandato missioni di combattimento, violazioni dei diritti umani ecc…. è importante che attesti d’aver adempiuto agli accordi informali raggiunti con gli americani e i tedeschi. Quindi, Putin “imbiancherà” i leader di “LNR / DNR” e farà apparire che la regione è ora diretta da persone affidabili, e, su questa base, richiederà che l’Ucraina tenga elezioni nell’area occupata. Inoltre, proporrà che le elezioni vengano osservate dai “caschi blu”, le forze di pace delle Nazioni Unite, infatti non ha più nessuna obiezione per una loro diffusione nelle aree in cui la OSCE ha libertà di movimento. Con questo, Putin avvalorerà che oltre al settore del personale, ci sono sviluppi positivi anche in quello della sicurezza.

Ovviamente, tutte queste evoluzioni si svolgeranno con la partecipazione della Russia e dei nuovi leader militanti. Pertanto, durante i vari processi di negoziazione, la Russia certamente farà emergere i nuovi “leader del Donbas”. Dopo tutto, nessuno potrà più affermare che le due organizzazioni “LNR” e “DNR” sono dirette da terroristi e dai signori di una guerra piena di sangue. In questo modo, il Cremlino comincerà ad attuare il modello della sua nuova politica, quella che ha scritto con l’amministrazione statunitense e la tedesca signora Merkel, che, in vista delle prossime elezioni, cerca di mostrare agli elettori tedeschi che per il problema del Donbas sono stati raggiunti dei progressi e che grazie alle sue pressioni su Putin, è riuscita a fare in modo che non solo partecipi ai negoziati, ma compia anche dei passi concreti: la riorganizzazione della “leadership del Donbas” e l’introduzione di una forza di mantenimento della pace.

Inoltre, mostrando a tutto il mondo che le “Repubbliche” sono governate da nativi ucraini, Putin “argomenterà e fornirà prove” ancora una volta del suo punto cinico, che in entrambe le parti del conflitto del Donbas ci sono solo ucraini. Oltre a ciò, per le popolazioni che occupano la parte dei territori del Donbas che sono sotto il controllo ucraino, questi nuovi “angioletti ucraini” sono persone che non hanno preso parte alle ostilità e quindi meritano una certa fiducia. Dall’esterno, tutta l’operazione apparirà come un vero e proprio processo di insediamento pacifico; tuttavia, il fatto che i nuovi leader siano seguaci del Cremlino, rimarrà una parte nascosta che non verrà mai dichiarata e sempre opposta.

In ogni caso, la Russia non si ritirerà mai dal Donbas. Così, ancora una volta Mosca ostenterà la situazione in cui i leader dell’Ucraina orientale non sono controllati dal Cremlino. Nel concetto di Putin i nuovi leader saranno parte del processo di negoziazione e loro faranno in modo che si svolgano le elezioni, in cui esigeranno il controllo della Russia, perché non ci si può fidare degli ucraini e delle loro votazioni indipendenti. Attraverso gli alleati dell’Ucraina, innanzitutto attraverso il formato Normandia e l’amministrazione statunitense, la Russia chiederà che l’Ucraina adempia la componente politica degli accordi di Minsk, tenga le elezioni e crei le autorità locali nelle “LNR / DNR” con persone che sono pro-russi, o sono controllati da Mosca.

Allo stesso tempo, l’Ucraina in una situazione simile non potrà avere gravi argomentazioni di discordanza per la parte politica degli accordi di Minsk. Infatti a questo punto Mosca sosterrà: “Tutto è stato impostato – ora devi solo agire!”. La Russia spera che la Germania, la Francia e gli USA appoggino questa posizione, anche se parzialmente già stabilita. Quanto alle figure che probabilmente sostituiranno Zakharchenko e Plotnitsky – a Donestk, Oleksandr Bobkov, ex deputato di Yanukovich; e a Lugansk,Vasyl Volga, rappresentante del partito socialista nel 2006-2007 – dipenderà da quando l’analisi della leadership del Cremlino sosterrà che è giunto il momento di agire.

Devo far notare che questa è solo un’opzione possibile, e non rappresenta una decisione finale; ma se la alternativa spiegata venisse totalmente o anche in parte realizzata, le azioni russe e delle sue deleghe nel Donbas potrebbero cambiare e prendere un’immagine più pacifica e meritevole di fiducia; cioè dall’esterno, le loro mosse apparirebbero meno ostiche e radicali. D’altra parte, ciò comporterà una più intensa pressione sulla leadership ucraina nel processo di negoziazione e nell’attuazione della parte politica degli accordi di Minsk.

Tuttavia, c’è da sottolineare che l’obiettivo russo rimarrà sempre lo stesso: mantenere sotto il controllo di Mosca in modo totalmente subordinato le due “Repubbliche” e i loro dipendenti appena nominati e poi “votati” nel corso della campagna elettorale. Naturalmente, la candidatura per questi posti locali è stata offerta solo a persone su cui la Russia ha un’effettiva e certa influenza. Quindi questo è solo il primo passo russo verso l’attuazione del suo grande progetto. Il Cremlino sta cambiando la strategia prendendone una più meritevole di “simpatia”, ma l’obiettivo finale resta uguale: avere autorità locali che controllino totalmente il Donbas.

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