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19 novembre 2017

Poroshenko denuncia l’aggressione russa | Ucraina


Prima di partire per New York per l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il presidente dell’Ucraina ha esplicitamente parlato della Russia. E John Kerry ha avvertito della “trappola” di Putin.

Venerdì, il presidente ucraino Petro Poroshenko, davanti ai partecipanti stranieri del Forum Yalta per una Strategia Europea (YES), una manifestazione annuale che ora si svolge nella capitale ucraina, ha pronunciato in inglese il suo discorso di apertura. La voce di Poroshenko decisa, e talvolta minacciosa, ha definito Mosca un “aggressore” ed ha accusato la Russia d’aver “letteralmente rubato” i territori del paese che lui rappresenta.

Oggi Poroshenko è già a New York, dove all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite illustrerà come l’Ucraina intende che venga dispiegata la missione delle forze di pace nei territori del Donbas, strappati a Kyiv dalla guerra imposta dalle forze ibride russe.
L’Ucraina desidera la fine della disastrosa guerra e accoglie favorevolmente i soldati di pace ONU, ma solo se le truppe russe sono escluse dalla missione.
Poroshenko, approfitterà della sua visita in America per incontrare il suo omonimo ed assicurarsi  la fornitura delle armi letali difensive.
Dopo tre anni di guerra, da quando la Russia ha allegato la penisola di Crimea ed ha innescato la guerra nel Donbas, le due nazioni, prima “sorelle”, ora non si fidano più una dell’altra.

Poroshenko ha insistito sul fatto che la questione della Crimea non deve essere “congelata”, dimenticata o accettata; ma che “l’aggressore deve pagare un prezzo elevato”.
Sulla parete dietro al palco di Poroshenko l’immagine riportava lo slogan del Forum: “È questo un nuovo mondo? Cosa significa per l’Ucraina? “.
A cui, un sorridente Poroshenko ha aggiunto: “Vorrei ringraziare gli Stati Uniti per la loro leadership e decisione nel rafforzamento delle sanzioni contro l’aggressore”.

I critici hanno sostenuto che il discorso del presidente fosse apparso militarista e che mancasse di argomenti sulle questioni interne: la corruzione, l’ingiustizia e la pressione sulla libertà di espressione.
“Alla scadenza del Forum dell’anno scorso il presidente ha affermato che il nostro principale e pericoloso nemico fosse la corruzione; quest’anno non ha speso una parola per la più grande questione interna“, ha fatto notare Gryhoriy Nemyria, il presidente della commissione per i diritti umani del parlamento ucraino.

Evidentemente, la presidenza, per il miliardario Poroshenko (un uomo che ha fatto la sua fortuna con il cioccolato, ma che soffre di diabete) è emotivamente e fisicamente stressante, è un lavoro che molti politici del mondo non avrebbero invidiato. Nel 2014, la maggior parte degli ucraini pensava che avrebbe salvato il paese; e anche se oggi il rating di popolarità di Poroshenko è notevolmente debole, come diplomatico e uomo d’affari dimostra buone capacità di negoziazione e destrezza nell’attirare l’attenzione e il supporto del mondo.

Decine di partecipanti di alto profilo, tra cui l’ex segretario di Stato degli Stati Uniti, John Kerry, l’ex primo ministro britannico, David Cameron e l’ex presidente polacco, Alexander Kwasniewski si sono riuniti questa settimana a Kyiv per l’apertura del Forum YES, dove coreograficamente i venditori vestiti con i colorati costumi nazionali hanno offerto ai partecipanti deliziosi frutti ucraini, verdure e bevande.
Ma al termine del discorso, Poroshenko ha dovuto sottoporsi ad alcune scottanti domande, tra cui “come mai la lotta alla corruzione è così lenta, sempre che esista”, e come mai “non c’è ancora una Corte Suprema?”. A cui il presidente gentilmente ha fatto notare che la situazione del paese è notevolmente migliorata in tutti i settori in cui c’era una massiva corruzione, a partire dall’energia, farmaci e IVA. Inoltre ha reso noto una road map di dodici mesi per la lotta alla corruzione. Sul fronte giustizia, Poroshenko ha affermato che la prossima settimana ci sarà la presentazione della nuova Corte Suprema ed ha ricordato i numerosi casi di accuse di corruzione contro molti funzionari.
Quasi ogni giorno il paese si sveglia con tragiche notizie di nuove vittime nelle regioni orientali del paese; scandali di corruzione, lotte politiche e nuove minacce russe.

L’ultima fatica che ha coinvolto Poroshenko è stata quella che ha visto protagonista, Mikheil Saakashvili, l’ex presidente georgiano, che dopo aver perso la cittadinanza ucraina, assieme ai suoi sostenitori ha attraversato illegalmente il confine del paese promettendo di porre fine all’oligarchia di Poroshenko.
“Poroshenko ama controllare tutto, come comandante in capo, come procuratore generale, ministro degli esteri, i tribunali e la polizia; a volte la sua regola potrebbe sembrare autoritaria – ha riferito la giornalista televisiva, Yevgeny Kiselev – Poroshenko prende le cose profondamente e personalmente, ad esempio quando ha privato Saakashvili della cittadinanza ucraina molti hanno sostenuto che fosse una punizione personale del presidente al suo avversario per un qualche sgarro tra di loro”.

Diversi leader dell’opposizione e membri del parlamento, tra i quali uno dei politici più popolari del Paese, Yulia Tymoshenko, hanno sostenuto Saakashvili e hanno criticato Poroshenko. Le autorità invece, hanno iniziato ad indagare e arrestare le persone che hanno aiutato Saakashvili a passare il confine.
Al forum YES, i partecipanti hanno insistito sul fatto che il mondo vuole vedere un’Ucraina sicura ed economicamente forte. Alcuni oratori chiave dell’Unione europea e degli Stati Uniti hanno fatto dei mea culpa, ammettendo che in passato l’Occidente avesse commesso degli errori nelle interpretazioni della Russia, ma che ora fosse necessario arrivare alla pace nel Donbas e fare in modo che Mosca soddisfacesse tutte le condizioni degli accordi di Minsk.

Lunedì scorso, il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato al cancelliere tedesco Angela Merkel, che Mosca avrebbe accolto con favore i peacekeepers ONU in tutte le aree in cui si muove l’OSCE in Ucraina; mentre alcuni funzionari del Bundestag hanno sostenuto che la decisione di Putin fosse il primo passo positivo verso la pace.
Ma a Kyiv, molti si sono chiesti quale fosse il piano del presidente Putin. L’ex segretario di Stato, Kerry, ha avvertito l’Ucraina di “stare molto attenti che [la proposta russa] non sia una trappola”.

“Se hai le truppe di pace esclusivamente sulla linea di contatto [il fronte della guerra] allora questo potrebbe diventare il riconoscimento de facto che questa linea è un qualcosa di significativo. Le truppe di pace devono disporsi globalmente in tutto il Donbas e in particolare sul confine esterno. Dobbiamo provare la legittimità di questa offerta”, ha insistito Kerry.

L’Ucraina e il suo presidente presentano test e trappole su base giornaliera, ma il mondo non ha rinunciato a questo paese sul confine orientale dell’Unione europea. Il messaggio dei partecipanti al primo giorno del forum YES potrebbe essere raccolto in una sola frase: Ucraina hai molte questioni, non fai riforme, sei testarda nelle tue cose, ma noi ti rimaniamo accanto, perché alle speranze di Putin che tu possa cadere, noi ci opporremo con tutte le nostre forze.

L’amministrazione Trump, quando il 21 settembre i due presidenti, americano e ucraino, si incontreranno in calce all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, adempirà questo punto di vista? Sarà tutto da vedere.

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