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15 dicembre 2017

Bielorusssia: vittima di Zapad 2017 | Bielorussia


Questa settimana, la Bielorussia ha ospitato gli esercizi militari Zapad 2017. Con i simili seminari del 2009 e del 2013, questa è la terza volta che Minsk ha messo a disposizione i suoi campi di formazione per i giochi congiunti con Mosca.

Le precedenti esercitazioni hanno provocato nervose reazioni nei membri confinanti della NATO, ma non c’è paragone con quelle di quest’anno. La preoccupazione può essere facilmente spiegata, ma se alla fine gli esercizi militari non provocano nessuna delle sfide preventivate, viene solo messa sotto pressione la capacità bielorussa a continuare le sue manovre di politica estera.

Ufficialmente, hanno partecipato alle esercitazioni 12.700 soldati che si sono addestrati ad eseguire un’incursione militare. Dei simultanei esercizi in Russia si è saputo ben poco, e, il fatto che alcuni media avessero affermato che questi ultimi potrebbero aver coinvolto un numero maggiore di truppe – si parla di 120 mila – è diventata una fonte sufficiente per provocare isteriche proiezioni negli organi di informazione.

Ovviamente, ciò riflette la profonda sfiducia dell’Occidente nella Russia e nelle sue forze armate, aumentata anche dalla guerra che Mosca ha instaurato contro la Georgia nel 2008, dall’annessione della Crimea ucraina e dal sostegno e la partecipazione nella guerra del Donbass.
E, anche se l’esercito russo avesse tenuto esercizi su larga scala anche prima di quei drammatici eventi; la stampa solo quest’anno ha tentato di disegnare paralleli.

Alcuni temevano che Mosca stesse preparando un attacco contro l’Ucraina. Altri hanno affermato che la Russia avrebbe lasciato le sue truppe e le attrezzature militari in Bielorussia per preparare in un secondo tempo un’offensiva contro gli Stati baltici. Altri ancora hanno sostenuto che i giochi di guerra fossero un pretesto per occupare la Bielorussia.
I fatti sul terreno però, hanno suggerito che questi scenari sono tutti molto improbabili: la Russia non ha risorse per un’operazione militare contro l’Ucraina e soprattutto contro i membri della NATO nei Paesi Baltici: qualsiasi deviazione dallo scenario ufficiale avrebbe richiesto l’approvazione della Bielorussia, che la sua leadership non avrebbe mai dato. E Mosca non ha ragioni politiche per forzare la Bielorussia militarmente.

È difficile credere che i politici di alto rango e i funzionari militari in Ucraina, Polonia e Stati Baltici, che hanno rilasciato una serie di dichiarazioni “sulla Russia per Zapad 2017”, non se ne siano resi conto. Più probabilmente, per assicurarsi un maggiore sostegno militare e finanziario, hanno voluto sfruttare il tema per illustrare agli alleati della NATO – in primo luogo a Washington – la loro vulnerabilità strategica. Altri possono aver utilizzato il tema per segnare punti politici in casa.
Ma, l’intuizione sulle esercitazioni, piuttosto che una minaccia reale, è stato più un fattore degli attori regionali, che hanno cercato di massimizzare le loro opportunità politiche.

Nel frattempo, la vera e propria sfida portata da Zapad 2017 è spesso trascurata: la minaccia alla Bielorussia e alla sua capacità a continuare a manovrare in politica estera tra le crescenti tensioni geopolitiche.
Dal 2014, Minsk ha attentamente cercato una linea di neutralità sulla crisi ucraina e, più in generale, sul confronto russo-occidentale.
La leadership bielorussa si rende conto che qualsiasi grave escalation politica-militare potrebbe trasformare la Bielorussia in un campo di battaglia, un ruolo storico ben conosciuto. Ciò, comprometterebbe automaticamente la sovranità del paese, ed è per questo che Minsk è molto interessato a contenere le tensioni regionali.

La Bielorussia aderisce in punta dei piedi ad una delicata politica con la Russia e la mescola con la pragmatica necessità di approfondire le relazioni con l’Occidente. In questo modo contribuisce anche alla sicurezza e alla prevedibilità complessiva della regione; ma Zapad 2017 ha messo alla prova anche la capacità bielorussa a sostenere questa politica.
Da un lato, Minsk non poteva rifiutare di ospitare le esercitazioni che erano state progettate molto tempo fa; ma il fatto che la NATO avesse rafforzato la sua presenza in Polonia e nei Paesi Baltici ha reso più probabile Zapad 2017.

Quello che forse a molti sfugge è che la Bielorussia ha un forte potere di leva sulla regione quando i suoi militari collaborano con la Russia, mentre un suo rifiuto conduce ad attriti diplomatici con Mosca.
D’altra parte, l’isteria attorno agli esercizi ha posto pressioni enormi su Minsk.
Alla fine, è la Bielorussia che si rivela come la vittima finale dell’incrocio della non chiara informazione. Molti commentatori, giornalisti e persino alcuni politici in Occidente e nella Bielorussia hanno chiesto apertamente l’indipendenza del paese per il fatto che avesse permesso lo svolgersi delle esercitazioni; ma è chiaro che queste accuse non aiutano certamente Minsk a mantenere la sua neutrale posizione sul confronto tra la Russia e l’Occidente.

Su questo sfondo, l’unica cosa che la Bielorussia poteva fare era di dimostrare una trasparenza totale verso gli esercizi. Già nel mese di luglio, il vicedirettore dello stato maggiore delle forze armate bielorusse, ha tenuto un briefing presso la sede dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) a Vienna, in cui ha spiegato la sua scelta di totale trasparenza. Minsk inoltre, ha invitato gli osservatori provenienti da Lettonia, Lituania, Polonia, Ucraina, Estonia, Svezia e Norvegia, nonché da diversi organismi internazionali, tra cui le Nazioni Unite, la NATO e la Croce Rossa.

Per unirli all’osservazione ha anche coinvolto tutti i responsabili militari accreditati a Minsk. Le esercitazioni sono state seguite e osservate da un numero senza precedenti di media internazionali; oltre a ciò, i funzionari di alto livello dei ministeri della difesa e degli affari internazionali hanno regolarmente tenuto briefing ai media e al corpo diplomatico.

Questi sforzi per elevare i livelli di trasparenza hanno dato l’idea d’essere stati sufficienti, ma solo parzialmente: perché il problema non è su come si comporta apertamente il governo bielorusso, ma sui diversi conflitti di interesse che vigono tra i paesi della regione.
La Russia e l’Occidente devono capire, che per i colloqui di pace, è nell’interesse strategico di tutti mantenere la Bielorussia su un terreno neutrale, e non una parte del confronto russo-occidentale.

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