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19 ottobre 2017

Trump-Poroshenko: una sincera collaborazione? | Trump-Poroshenko


Il 21 settembre alle ore 12,20 al Lotte New York Palace Hotel di New York, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump si è incontrato con il presidente ucraino Petro Poroshenko, dove, prima della loro riunione bilaterale si sono scambiati dei significativi convenevoli.

– Trump. Grazie mille. È meraviglioso avere il presidente Poroshenko con noi. Dal poco tempo che sto occupando la Casa Bianca so che sta facendo dei buoni progressi – molti progressi, in realtà. E non direi che sia il momento più semplice per vivere, ma sta facendo bene e migliorando su base giornaliera. Mi riferiscono cose molto buone.
Quindi l’Ucraina si sta muovendo abbastanza bene. E ai confini? Forse mi racconterà come si sta comportando. Grazie. Grazie per essere qui.

– Poroshenko. Grazie moltissime, signor Presidente. Questo è un grande onore per me essere qui, in questa città che le è così vicina, e sono veramente lusingato di sentire le sue parole sul progresso che stiamo entrambi dimostrando dopo la nostra ultima riunione.
Ma prima di tutto vorrei onorami con grande simpatia e solidarietà con il popolo americano a causa delle conseguenze degli uragani ed estendo la mia ammirazione alla sua positiva leadership in questo difficile momento.
Poi desiderei veramente sottolineare che la nostra cooperazione, sia nel settore della sicurezza che della difesa, sta già portando i primi importanti risultati, e anche che abbiamo seriamente migliorato la nostra cooperazione economica.

Mi permetta di citare una sola cifra: il fatturato tra gli Stati Uniti e l’Ucraina negli ultimi sette mesi è aumentato di 2,5 volte grazie all’attuazione del nostro accordo. E questo, ancora una volta, è il segnale che nel mercato ucraino accogliamo a braccia aperte le compagnie americane per creare posti di lavoro nel nostro e vostro mercato. Questo è davvero una segnalazione di un’efficace cooperazione tra le nostre nazioni.
– Trump. Beh, è ​​giusto. Questa è una storia che è abbastanza imprecisa, ma credo che vedremo sempre più sviluppi positivi. Ho sentito che le aziende ucraine stanno andando molto forte adesso. Mi hanno riferito che c’è un enorme potenziale, quindi deve prendersene cura. Va bene? Se lo noti, è una cosa importante.
…..
presidente Poroshenko ha bisogno di più aiuti militari dagli Stati Uniti? Ha bisogno di aiuto militare dagli Stati Uniti?

– Poroshenko. Siamo ben sintonizzati con gli Stati Uniti, sia nel settore della sicurezza che della difesa. Sicuramente siamo molto soddisfatti di questo.
– Trump. Grazie mille a tutti.

Alla seconda giornata del grande summit della politica internazionale l’intervento di Trump era il più atteso.
A Manhattan di fronte a presidenti, principi, ministri e primi ministri di 193 Paesi, Trump ha parlato per 41 minuti. Si è concluso con la frase: “Dio vi benedica, Dio benedica le nazioni del mondo e Dio benedica gli Stati Uniti d’America”, ed è cominciato con i suoi risultati: “Gli Stati Uniti hanno fatto molto bene dalla mia elezione”. Poi, un rapido riassunto, “la Borsa è a livelli record e l’occupazione in aumento”. Quindi bene, “sono tempi di opportunità straordinari”, ha puntualizzato.
Nel suo discorso il presidente Trump ha citato la parola sovranità 21 volte, ha parlato della Siria, Iran, terrorismo, clima, Onu e burocrazia, ma non ha espresso una parola sugli sforzi russi per sequestrare pezzo per pezzo parti dell’Ucraina e minacciare gli altri paesi vicini.

Invece, il signor Trump ha riservato la sua retorica più accesa per la Corea del Nord e il suo rapido accumulo di armi nucleari, che comprende un missile intercontinentale nucleare che ha la potenziale capacità di raggiungere i territori degli Stati Uniti e lo stesso continente degli Stati Uniti.

“Se la Corea del Nord continuerà a provocarci, non avremo altra scelta che distruggerla”, ha detto premettendo ciò che sempre ricorda ai leader internazionali: “Metterò sempre gli Stati Uniti al primo posto”. Gli Stati Uniti “vogliono essere un esempio per tutti. Io difenderò sempre gli interessi americani” ha continuato. “Noi non vogliamo imporre il nostro stile di vita” ha precisato, per ricordare poi come gli americani abbiano sempre pagato “il prezzo più alto” per difendere la libertà, anche di altri Paesi.
“E non abbiamo combattuto perché volevamo un’espansione territoriale” in quanto, “noi vogliamo amicizia e armonia, non conflitto e guerra”. A meno che non provocati: “Non possiamo più permettere che ci si approfitti di noi”.

Ma, se la sovranità di una nazione è altrettanto importante per un mondo pacifico, come giustamente ha affermato Trump, come non può ricordare l’invasione e l’annessione di Vladimir Putin della penisola di Crimea dell’Ucraina?
E, la guerra nel Donbas? Le azioni provocatorie del Cremlino nei pressi degli Stati baltici e altrove in Europa orientale sotto le cosiddette “esercitazioni militari”?

Per essere sinceri, la minaccia nordcoreana costituisce una grave minaccia per gli Stati Uniti e gli alleati, ma Trump ha già inviato un messaggio che capisce anche un megalo-maniaco come Kim Jong-un.
Tuttavia, in caso contrario, Trump ha aggiunto l’ante nel suo discorso, dichiarando che se Kim osasse colpire gli USA o i loro alleati, non avremo altra scelta che distruggere il suo paese.
Questo è il tipo di linguaggio pugilistico e duro che la sua base politica ama, ma ripetendolo continuamente, rischia di perdere l’impatto sugli avversari nordcoreani.

Trump nella sua arringa, ha inteso anche vendere la sua agenda “America prima” – il fondamentale pugno di guerra politico per la sua campagna – anche se la spiegazione per un suo certo significato è un po’ confusa nelle sue osservazioni.
“America First” è un’espressione che al termine della seconda guerra mondiale usavano le persone che volevano che gli americani rimanessero fuori dalla guerra, e lasciassero che gli alleati se la vedessero da soli.
Decine anni più tardi, Pat Buchanan ha resuscitato lo slogan “America First” nella sua campagna presidenziale, che si è concentrata a mantenere gli Usa lontani dalle guerre degli altri paesi, dalla costruzione delle varie nazioni e dagli assortiti intrighi stranieri.

Per Trump, tuttavia, sembra che America First significhi qualcosa di diverso, o come ha sostenuto vagamente nel suo discorso, “realismo di principio”, guidato dagli interessi americani.
L’Iran, che lo ha definito un “regime omicida”, è sulla sua lista; ma altri paesi che ha individuato, in cui è coinvolta l’America, sono rimasti a graffiarsi la testa.

Come il Venezuela, il cui regime oppressivo, dittatorio, corrotto e socialista sta distruggendo una nazione fiorente. Trump ha affermato che deve essere aiutato per “recuperare la sua libertà, recuperare il paese e ripristinare la sua propria democrazia”.
Eh? Quale tipo di “costruzione della nazione”, quello che ha ridicolizzato nella sua campagna? Beh, sì, quando è impegnato. Ma come “avrebbe intrapreso ulteriori azioni” se il Venezuela “persiste nel suo cammino”?
Nel frattempo, Trump ignora totalmente i crescenti esercizi militari di Vladimir Putin in Europa orientale, in particolare la guerra lungo il confine con l’Ucraina e il pericolo vicino agli Stati Baltici.

Putin, per le notizie che lo riguardano non sta ricevendo l’attenzione che merita, anche se sta inviando continui segnali che lui in un futuro potrebbe utilizzare le sue forze nei paesi limitrofi, le nazioni che una volta erano parte dell’ex Unione Sovietica.
Alcuni media, tra cui United Press International, hanno inviato un anticipo di simil notizie:
“Un leader militare della NATO ha dichiarato questo fine settimana che la Russia sta conducendo esercizi militari nei pressi delle sue frontiere con i paesi della NATO dell’Europa orientale che sembrano una seria preparazione per una grande guerra”.

“Gli esercizi che la Russia sta conducendo fanno parte di un programma settimanale, Zapad 2017, e si svolge lungo i confini delle nazioni NATO, Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia, nonché Finlandia, paese non NATO”, ha riferito UPI.
I cosiddetti esercizi di “formazione” includono più di 12.000 truppe russe, aerei da caccia, missili, elicotteri e carri armati, ha informato ufficialmente Mosca.
“A partire dal 19 settembre 2017, il numero reale dei partecipanti a tutti gli eventi organizzati nell’ambito di Zapad 2017 è stato stimato intorno a 120.000 persone, oltre 10.000 pezzi di equipaggiamento da combattimento, circa 100 aeromobili e circa 40 navi da superficie e sottomarini di varie classi”, ha spiegato il segretario del Consiglio nazionale della sicurezza e della difesa dell’Ucraina, Oleksandr Turchynov.

L’ultima volta che la Russia ha condotto esercitazioni simili è stato nel 2014, poco prima che la Russia invadesse l’Ucraina”, ha fatto notare UPI.
La NATO sta prendendo questo molto sul serio, infatti ha mandato 4.000 truppe in Polonia e nelle nazioni baltiche lungo il confine con la Russia.
Dopo che Putin aveva invaso la Crimea, Trump ha insistito durante un’intervista con George Stephanopoulos, il commentatore di “Questa settimana” su ABC News, che in Ucraina non ci fossero truppe russe.

Coprire le angherie di Putin non è la politica estera che meglio serve gli interessi americani o quelli degli alleati.
Nel 2014, Putin ha riferito a Poroshenko e ad altri funzionari, del suo recondito “desiderio di mandare truppe da combattimento negli stati confinanti con la Russia”.
“Se voglio, posso prendere Kiev in due settimane”, ha riferito Putin a Jose Manuel Barroso, il presidente della Commissione europea.

La domanda che molti si chiedono e per la quale è difficile trovare risposte:” Quale è il motivo per cui il signor Trump non vuole prendere seriamente le notizie che gli arrivano su Putin? Siamo tutti noi che non dobbiamo prendere sul serio Trump, anche nel suo incontro con Poroshenko?

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About Bedris,

Lituano di nascita, culturalmente cresciuto in Lituania, Italia e America. Dopo un lungo periodo di professione forense, ho deciso di dedicarmi al giornalismo. La nuova professione la intendo libera da paletti idelogici, essenziale e aperta a condividere le conoscenze con chi legge. Collaboro con alcune testate e scrivo su un mio blog.

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