Vai a…

Ua-Time

Supplemento giornalistico web

Ua-Timesu Google+RSS Feed

15 dicembre 2017

Russia-Ucraina: guerra in diversi settori | Ucraina


A New York s’è appena conclusa la 72° Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dove i vari leader internazionali si sono alternati a magnificare il loro lavoro, e demolire quello degli avversari; ma nulla è stato risolto, tutto rimane in gioco.

In particolare, l’Ucraina ha chiesto anche in questa sede una missione di pace e altra assistenza delle Nazioni Unite per portare a termine il conflitto che imperversa ad oriente del paese da ben oltre 3 anni. I diplomatici dei 193 paesi membri dovranno ora decidere sulle richieste presentate dall’Ucraina, ma in ogni caso la loro scelta alla fine dipenderà dal diritto di veto che spetta ai 5 Stati membri permanenti in seno al Consiglio di Sicurezza.

Nel Consiglio di Sicurezza, ai sensi dell’articolo 27 della Carta delle Nazioni Unite, se un membro permanente esprime un voto contrario, la decisione non può essere approvata. Questa posizione contraria invalida il processo decisionale e viene chiamata “veto”. Anche in caso di genocidio e di crimini contro l’umanità, il veto impedisce al Consiglio di Sicurezza di intervenire a favore delle popolazioni in pericolo e di perseguire le relative azioni umanitarie.

È chiaro, che ciò non risponde ai canoni che si prefiggono le Nazioni Unite, serve quindi cambiare il meccanismo delle votazioni all’interno del Consiglio di Sicurezza che richiede la modifica della Carta delle Nazioni Unite. Ai sensi della Dichiarazione Universale dei Diritti umani (articolo 21 e 28) e della Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione europea (art 11, art 41), si è già aperta una campagna per l’abrogazione del diritto di veto, che si affianca alle iniziative di riforma delle Nazioni Unite attraverso una mobilitazione universale finalizzata ad introdurre procedure semplificate per l’intervento umanitario.

L’Ucraina, una nazione di 42 milioni di persone, è in lotta per difendere il suo popolo, la sua sovranità e la sua integrità territoriale. Il paese ha già perso oltre 10.000 vite e quasi il 10 per cento del suo territorio a causa di una guerra di aggressione tuttora in atto nella industriale regione orientale del Donbas. L’aggressione del Cremlino contro l’Ucraina ha svaligiato l’economia nazionale, limitando l’impatto dell’accordo di associazione politica e commerciale con l’Unione europea. Il paese ha perso il 16 per cento del prodotto interno lordo e, a causa della guerra che imperversa, la crescita economica è lenta. Nonostante i continui cessate il fuoco – mai osservati dalla parte russa – l’Ucraina su base settimanale continua a lasciare sul campo soldati, mentre i suoi abitanti civili sono in pericolo e impoveriti da un conflitto che ha già fatto evacuare 1,7 milioni di persone.

Sull’ondata della Rivoluzione della Dignità, che ha spazzato un dittatore corrotto e autoritario, la Nazione ha avviato le prime vere riforme profonde della sua storia indipendente; ma l’invasione militare russa che ha seguito – cominciando dall’annessione della Crimea – ha cambiato per sempre la vita della popolazione. La guerra ibrida, non essendo mai stata dichiarata, ma impostata dall’Ucraina come una operazione antiterrorismo, sta rendendo molto impegnativo alla gente riuscire ad adattarsi alle nuove realtà. Allo stato attuale, la guerra ibrida russa ha coinvolto i settori militare, l’energia, la diplomazia, i media, la storia, l’economia e la religione e li ha trasformati tutti in armi di attacco, proprie e improprie.

Pertanto, la risposta globale ucraina oltre che essere sufficientemente robusta, deve anche dimostrasi in grado di comprendere e coprire attivamente tutti i vari settori. Ciò che serve è un mix di sanzioni, pressione diplomatica, anti-propaganda e campagne di sensibilizzazione – una combinazione di azioni convenzionali e asimmetriche.
Una missione di mantenimento della pace dell’ONU, con un mandato chiaro e in modo appropriato, potrebbe essere una misura efficace per contenere sia la catastrofe umanitaria esistente, che gli arbitrari abusi di cui il Cremlino si serve.

Di conseguenza, è dal 2015 che il parlamento ucraino sta facendo appello al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per dispiegare una missione di pace in tutto il territorio temporaneamente occupato.
L’Ucraina è un membro fondatore dell’ONU. Oltre 34.000 “caschi blu” ucraini hanno partecipato a più di venti operazioni sotto gli auspici dell’ONU, portando pace e sicurezza in paesi oppressi dalla guerra come Afghanistan, Bosnia-Erzegovina, Croazia e Georgia.

Nella seconda guerra mondiale il territorio della nazione è stato un campo di battaglia che ha pianto oltre 2,5 milioni di militari e oltre 4,5 milioni di civili; in tutta la sua storia, l’Ucraina ha sempre chiaramente dimostrato la sua completa dedizione quando si trattava di pace e stabilità internazionale. Oggi chiama aiuto al mondo.

Recentemente, la Russia ha avviato una risoluzione al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per dispiegare i peacekeeper solo lungo la linea di contatto. Ciò, è probabilmente volto a consolidare lo status della linea di contatto come il nuovo confine de facto, tra il territorio controllato dall’Ucraina e il territorio controllato dalla Russia nel Donbas. Fortunatamente, sembra che il Consiglio di Sicurezza non abbia accettato questo approccio, in quanto avrebbe inevitabilmente creato una zona di guerra congelata.

Anche l’Ucraina ha presentato la sua proposta al Consiglio di Sicurezza, in cui si prevede che le forze di pace vengano distribuite su tutta l’area controllata dalle forze russe, che si estende dall’attuale frontiera – il confine internazionalmente riconosciuto Ucraina-Russia – fino alla linea di contatto. Tale missione ONU dovrebbe avere un mandato ampio e coerente per stabilire la pace e la sicurezza in tutto il territorio occupato dell’Ucraina. I “caschi blu” potrebbero giocare un ruolo chiave per interrompere l’afflusso di armi, munizioni e rinforzi di truppe dalla Russia, creando eventualmente le condizioni necessarie per una de-occupazione pacifica del Donbas.

È molto probabile, come già successo nella risoluzione per l’annessione della Crimea, che i rappresentanti russi utilizzino il loro diritto veto contro la proposta ucraina. Pertanto, secondo l’articolo 27, capitolo 3 della Carta delle Nazioni Unite, che recita: “Le decisioni del Consiglio di Sicurezza su ogni altra questione sono prese con un voto favorevole di nove Membri, nel quale siano compresi i voti dei Membri permanenti; tuttavia nelle decisioni previste dal Capitolo VI e dal paragrafo 3 dell’articolo 52, un Membro che sia parte di una controversia deve astenersi dal voto”, questo significa che il Consiglio di Sicurezza, trattandosi di uno stato aggressore, non dovrebbe tener conto della Russia nelle decisioni che riguardano l’Ucraina.

Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha costantemente sottolineato che le sanzioni sulla Russia saranno revocate solo quando Mosca acconsentirà a porre fine al conflitto in Ucraina. Nel frattempo, i leader del G7 hanno rilasciato una dichiarazione comune, secondo cui le sanzioni economiche sulla Russia dovrebbero rimanere in vigore finché il paese non interrompe l’aggressione contro l’Ucraina. Questa esplicita posizione limita le opzioni della Russia e fornisce una chiara visione dei risultati potenziali se la Russia non decidesse di cambiare la sua politica.
Oggi, la consapevolezza, i valori forti e la responsabilità dovrebbero essere le linee guida fondamentali del mondo democratico. I principi fondamentali della Carta dell’ONU sulla sovranità, sull’integrità territoriale e sull’indipendenza di tutti gli Stati, inclusa l’Ucraina, devono essere osservati, protetti e, se necessario, attuati.

La richiesta ucraina all’ONU per una missione di mantenimento della pace è una delle condizioni preliminari per avviare un processo globale di risoluzione dei conflitti, ma non per creare un’altra zona grigia sulla mappa del mondo. Questa misura in combinazione con l’acquisizione dello status di partner speciale della NATO e la realizzazione di un nuovo piano europeo per l’Ucraina (il cosiddetto “Piano Marshall per l’Ucraina”), necessario per ripristinare l’economia ucraina, mirano a rafforzare la pace e la stabilità del paese, oltre che di tutta la regione.

Tags: , , , ,

Rispondi

Altre storie da- News

EnglishGermanItalianRussianUkrainian
Seo wordpress plugin by www.seowizard.org.