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12 dicembre 2017

Russia: perché la paura dei giornalisti? | Crimea


Il caso “Semena” è simile al caso “Umerov”, non solo per la stessa accusa, ma anche per i metodi investigativi.

Il giornalista ucraino Mykola Semena, dopo l’annessione russa della penisola, è rimasto nella Crimea occupata come professionista indipendente, ma è stato condannato da un tribunale russo (in Crimea), con una condanna di due anni e mezzo e privato del diritto di esercitare qualsiasi attività pubblica per tre anni. La sentenza è stata letta il 20 settembre dalla cosiddetta Corte Distrettuale di Zheleznodorozhny, di Simferopoli.

Mykola Semena è nato nella regione di Chernihiv e, dopo aver servito nell’esercito, ha iniziato a lavorare per un giornale locale della stessa regione di Chernihiv. Riconoscendo che il giornalismo è la sua vocazione, si è iscritto alla facoltà di giornalismo dell’università Taras Shevchenko di Kyiv, dove si laureò nel 1976. Per due anni, dal 1980 al 1982, ha studiato presso il dipartimento di giornalismo superiore della scuola secondaria del Partito comunista d’Ucraina. Nel 1982 si è trasferito in Crimea, dove ha iniziato a lavorare come vice-redattore capo di un giornale locale a Sudak. In Crimea ha curato molte pubblicazioni, per poi diventare un corrispondente del quotidiano russo, Izvestia. Dalla fine degli anni ’90, ha iniziato ad inviare le sue pubblicazioni a Kyiv – prima al “Mirror Weekly” e poi a “Day”, dove il giornalista ha lavorato per gli ultimi 20 anni. L’editore di “Day”, Larysa Ivshyna, pensa che la principale qualità professionale di Semena sia la “capacità di pensare” e “di sentire il soggetto”.

Ma, come mostra il caso “Semena”, ciò che è richiesto dalla società ucraina è considerato criminale in Russia.
Semena è stato accusato per un suo articolo apparso nella sezione “Opinione” intitolato “Blocco – il primo passo necessario per la liberazione della Crimea”, pubblicato sul sito di Radio Liberty. L’articolo, è il risultato di un’indagine e di un’analisi giornalistica che, dal punto di vista professionale, si è velocemente trasformato in un oggetto di stretta attenzione da parte delle “autorità”.

Il 19 aprile 2015, i funzionari della FSB si sono recati a casa di Mykola Semena per una perquisizione. L’allora “procuratore” Poklonska, ha incriminato il giornalista per aver scritto un articolo, “che contiene dichiarazioni che violano l’integrità territoriale della Federazione Russa”. Semena nega le accuse, perché ciò che il giudice considera “uno stimolo all’opinione pubblica” è in realtà un compimento del dovere professionale del giornalista e una libera espressione del suo parere. In realtà, l’unico problema che esiste è che una figura importante del giornalismo della Crimea, invece che “stimolare l’opinione pubblica” della penisola in favore delle autorità di occupazione, si dedichi alla sua vita e dichiari pubblicamente ciò che pensa.

Pertanto, per intimorire tutti gli altri giornalisti che lavorano in Russia, in Crimea e perché no, anche nell’Ucraina continentale, è stato aperto un procedimento penale contro Semena. Infatti, i giornalisti che non hanno paura di pensare, di esprimere la loro opinione e di sollevare allarmi, sono una importante minaccia per un paese occupante.
Come gli altri casi aperti contro Chiygoz e Umerov, il caso “Semena” è simbolico: accadrà a chiunque non sia d’accordo con le “realtà obbligate” della Crimea.

Una cosa comune tra i casi di Umerov e Semena non è solo un articolo, ma anche i metodi utilizzati dagli investigatori: alterazione dei fatti nelle traduzioni dei loro lavori. L’avvocato di Semena, Alexander Popkov, ha riferito che dopo aver fatto controllare il testo dell’articolo da una agenzia specializzata in traduzioni asseverate, durante il processo ha riscontrato che quelle usate dall’accusa “non contenevano interi capoversi di testo”.

È interessante notare che nei casi di Semena e Umerov il traduttore “esperto” è sempre lo stesso dipendente della FSB russa, Olga Ivanova. Secondo Popkov, si tratta di una “traduzione linguistica inammissibile”, perché “le domande erano formulate in modo errato e sono anche andate oltre la competenza linguistica, l’oggetto è stato alterato totalmente senza alcuna base”.
Secondo Yelena Novozhilova, che rappresenta la squadra di difesa di Semena, la conclusione di Ivanova “non esiste una parte di ricerca, ma solo un parte introduttiva e le conclusioni che lui apporta non hanno sostanza”, è debole, e ciò appare molto evidente quando sostiene che manchi la ricerca di fonti scientifiche e la sua personale aggiunta che si stratta di un soggetto che “ha una cultura universitaria”. Secondo la squadra di difesa del giornalista, la dichiarazione sulle competenze contraddice i requisiti del codice di procedura penale e screditano l’istituzione giudiziaria in generale.

“Tutto ciò rende incompetente, e quindi non utilizzabile, il traduttore-esperto. Secondo i materiali che hanno dato origine a questa conclusione, è necessario recuperare “un esperto”, afferma tuttavia la squadra di difesa, e come nel caso di Umerov, i materiali “artefatti” sono sempre dal lato dei procuratori, piuttosto che dalla squadra di difesa.
Secondo l’avvocato Popkov, uno dei principali argomenti per la difesa di Semena si basa sul principio internazionale dell’integrità territoriale della Russia.

“La strategia di difesa di Semena è stata basata sul fatto che, secondo i principi internazionali d’integrità territoriale, i confini della Russia non includono la Crimea”, ha spiegato Popkov. Secondo lui, la “Crimea russa” nella legislazione russa non è ancora stata contemplata e non esiste un confine tra la regione di Kherson e la Crimea, c’è invece un trattato internazionale secondo il quale il confine tra l’Ucraina e la Federazione russa passa dalla Bielorussia al Mar Azov. Allo stesso tempo, l’articolo 15 della Costituzione russa dichiara il vantaggio delle norme di legge internazionali se contraddicono le leggi federali russe.
La Russia non ha altri documenti – federali o internazionali – che mostrino una linea diversa del confine. Inoltre, in linea con la legge internazionale e quella russa, in Russia è in vigore il principio internazionale dell’integrità territoriale dello stato, e, secondo questo principio e le norme del diritto internazionale, il territorio della Crimea fa parte dell’Ucraina.

Tuttavia, per colpevolizzare il giornalista ucraino, il principio internazionale dell’integrità territoriale della Russia si è dimostrato impotente nei confronti degli obiettivi della FSB. Le accuse contro il giornalista Semena però, non sono state portate solo dagli ufficiali FSB, ma anche dai suoi colleghi della Crimea. Perché?
I tempi della libera frenesia ucraina in Crimea hanno permesso ai giornalisti di diventare professionisti, di scegliere i loro “media” e di guadagnarsi da vivere con il loro lavoro professionale. Questi tempi hanno permesso a qualcuno di essere onesto e a qualcun altro “astuto”.

Mykola Semena è uno di quelli che mette in risalto onestamente la verità scoperta, che ha tracciato forme giornalistiche non battute e che scrive brillantemente, sia storie brevi che materiali analitici. E oggi, in segreto, o senza vergogna, e senza alcun segno di rispetto, quando potrebbero semplicemente rimanere in silenzio, testimoniano contro la sua onestà coloro che una volta hanno lavorato al suo fianco per i media ucraini. Ma in Crimea oggi, pur di ottenere due rubli, ci si adatta anche a calunniare.

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