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18 novembre 2017

Bielorussia: Lukashenko ha ricevuto un invito da Bruxelles | Bielorussia-UE


Con una drammatica inversione di tendenza degli anni precedenti, il 6 ottobre, Bruxelles ha esteso un invito al presidente bielorusso Alyaksandr Lukashenko per partecipare al vertice del 25 novembre del partenariato orientale dell’Unione europea (EaP).

La Bielorussia è un membro di EaP, insieme ad altri cinque Stati successori dell’Unione Sovietica (Ucraina, Moldavia, Georgia, Armenia e Azerbaigian). Come tale, agli osservatori non addentrati nelle relazioni europee e bielorusse, l’invito al capo dello Stato bielorusso potrebbe apparire come una routine; ma invece rappresenta un tutt’altro.

La storia dei vertici EaP è punteggiata da diversi passati tentativi degli organizzatori per assicurarsi che la Bielorussia partecipasse agli eventi, ma venisse rappresentata da qualcuno il cui nome non fosse Lukashenko. Nel marzo 2009, quando la Bielorussia è stata invitata ad unirsi a EaP, il ministro degli esteri ceco ha personalmente invitato Lukashenko a partecipare alla riunione inaugurale a Praga. Tuttavia, dopo gli ambigui segnali dell’allora presidente della Repubblica Ceca, Vaclav Klaus (che aveva effettivamente firmato la lettera d’invito), che affermò che non avrebbe interagito con Lukashenko se fosse arrivato nella capitale ceca – il presidente bielorusso decise di non andare, e in sua vece ha inviato come capo della delegazione del suo paese il suo vice primo ministro.

Il successivo vertice EaP, tenutosi a Varsavia nel settembre 2011, anche in seguito alla repressione effettuata dal presidente bielorusso contro il raduno post-elettorale di Minsk nel 19 dicembre 2010, si è svolto in mezzo ad un drastico peggioramento delle relazioni con l’EU. Quell’anno, il governo bielorusso ha designato come capo della delegazione il suo ambasciatore in Polonia. Tuttavia, siccome l’ambasciatore non è stato ufficialmente invitato alla cena inaugurale, tutta la delegazione ha lasciato l’incontro. Al vertice del 2013 e del 2015, rispettivamente a Vilnius e Riga, il paese è stato rappresentato dall’attuale ministro degli esteri della Bielorussia, Vladimir Makei.

Per evitare l’invito diretto ad personam, l’UE con la Bielorussia ha sempre esteso l’invito al paese, consentendo così formalmente a Minsk di determinare il suo livello di partecipazione e di esprimere le sue preferenze. I primi segnali di possibili cambiamenti però, sono apparsi durante il vertice del 2015, quando il presidente lettone, Andris Bērziņš, ha dichiarato che avrebbe accolto Lukashenko in un incontro personale, se quest’ultimo avesse partecipato al vertice EaP di Riga. Tuttavia, l’UE non ha emesso l’invito personale, come non ha lasciato trapelare nessun invito informale.

Quindi, il fatto che finalmente il 6 ottobre, l’UE ha emesso un invito personale per il presidente bielorusso – è se non altro, una violazione alla continuità. Ora la voce del commissario UE per la politica regionale, Johanness Hahn, che ha visitato Minsk il 15 ottobre, ha ufficialmente e di persona invitato Lukashenko ad accettare l’invito.

Il ravvicinamento dell’Unione europea con Lukashenko, iniziato nel 2013, è stato una costante intensificazione di contatti a medio e alto livello tra Bruxelles e Minsk. Naturalmente, la sospensione delle sanzioni al paese, e a quelle che colpivano direttamente Lukashenko e altri 169 funzionari bielorussi, sono stati importanti passi verso questo proposito.
Tuttavia, sembra che in Bielorussia non tutto lo schieramento politico sia felice delle notizie che arrivano da Bruxelles.

Parlando a nome della parte più intransigente dell’opposizione, Natalia Radina, redattrice della Carta97, ha definito l’invito dell’Europa a Lukashenko come “immorale e stupido” ed ha sostenuto che avrebbe “solo esacerbato le repressioni all’interno del paese”. Alyaksandr Milinkevich, un concorrente al posto di presidente nel 2006, non è d’accordo con Radina. A suo parere, le repressioni “si allentano quando la Bielorussia si avvicina all’Europa” – ed è proprio ciò che rende più facile e più giusto l’invito a Lukashenko.

Yury Drakakhrust, di Radio Liberty suggerisce che, mentre l’eliminazione delle sanzioni ha permesso a Bruxelles di estendere l’invito, la morale è stata l’unica base su cui poggiava la politica dell’UE nei confronti dei paesi post-sovietici. Se questo fosse stato il caso, il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, non sarebbe mai stato invitato ai vertici EaP. La Bielorussia inoltre, ha iniziato un processo di liberalizzazione interna: ad esempio, la repressione delle autorità contro le manifestazioni del 25 marzo 2017, ed i successivi trattamenti nei confronti dei manifestanti arrestati, sono stati notevolmente più deboli di quanto non fosse avvenuto il 19 dicembre 2010.

Inoltre, anche il fatto che la Bielorussia ha offerto Minsk come sede per i colloqui di pace per l’Ucraina, ha svolto un suo ruolo positivo. La partecipazione di Lukashenko al vertice di quest’anno a Bruxelles, potrebbe sconvolgere alcune persone a Mosca; anche se per Minsk questo potrebbe essere un prezzo accettabile pur di avere un posto in Europa. E, mentre sembra che gran parte del ragionamento di Drakakhrust possa avere un senso per spiegare un cambiamento di cuore dell’UE, lascia in realtà da parte due fattori. Il primo è un non riconoscimento della diplomazia bielorussa. Nel 2012, un Makei visibilmente emozionato, che ha uno sfondo nell’intelligence militare, aveva allora sostituito il ministro degli esteri Sergei Martynov, un diplomato freddo e lucido di MGIMO (l’alma mater dei diplomatici sovietici).

Quest’ultimo aveva trascorso nove anni come primo diplomatico della Bielorussia. Così, al momento, la nuova posizione di Makei sembrava un appuntamento politico di breve durata. Tuttavia, da allora, il ministro degli esteri Makei, ha sapientemente e pazientemente promosso la cultura del dialogo intelligente, sfumato e aperto, esprimendo così, in un modo che ha vinto il sostegno occidentale, il punto di vista della Bielorussia. Per tutta la durata di questo compito, si è avvalso della collaborazione di un suo ex deputato Elena Kupchina (oggi ambasciatore della Bielorussia in Austria e all’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, OSCE), a lungo responsabile per l’Europa, e di Oleg Kravchenko, l’attuale deputato di Makei per i legami con gli Stati Uniti.

Da un lato, il loro messaggio ai partner occidentali ha sottolineato che in Bielorussia c’è carenza di esperienza statale e di mature tradizioni democratiche; d’altra parte, hanno ripetutamente confermato la disponibilità della Bielorussia ad imparare. Il secondo fattore che merita di essere menzionato è il crescente riconoscimento che, per avere successo, la politica e la prassi della promozione della democrazia dovrebbe essere più sottile, versata al relativismo culturale e non essere impiegata come in un negozio di porcellane.

Rimane da vedere se Lukashenko prenderà l’occasione per andare a Bruxelles. Makei ha recentemente annunciato che la decisione verrà adottata a tempo debito. In ogni caso, c’è la buona possibilità che l’iniziativa dell’UE possa avviare un nuovo capitolo dei rapporti europei con la Bielorussia.

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