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23 giugno 2018

Un particolare segreto russo | Russia


Delovoi Peterburg, un quotidiano di affari, ha appena pubblicato la sua classifica dei miliardari in rubli di San Pietroburgo.

Non deve essere una sorpresa che i “cronisti” di Putin, Gennady Timchenko (pensavo che fosse un cittadino finlandese?) e Arkady Rotenberg occupino le due posizioni di testa dell’elenco dei 304 capitalisti, con i rispettivi titoli netti di 801,5 miliardi di rubli e 294 miliardi di rubli (pari rispettivamente a 11,8 miliardi di euro e 4,3 miliardi di euro).

Nei primi 50 ci sono molti altri “compagni” di Putin e Medvedev, ma sono rimasto deluso nel notare che le fortune personali del mio super favorito russo, l’ex capo delle ferrovie Vladimir Yakunin, sono un po’ in ombra nell’ultimo anno. È sceso al numero ventisei della classifica, con un valore netto di soli 37,07 miliardi di rubli, il che significa che nella “vecchia e decadente Europa”, dove Yakunin sta distribuendo la saggezza del soft-power russo ai decisori e agli accademici europei attraverso il suo nuovo “Istituto di Ricerca del Dialogo nelle Civiltà”(DOC), di Berlino, è un vecchio milionario di euro, con un “misero” valore netto di 548 milioni.
Ma di Yakunin e la sua famiglia dobbiamo ricordare ciò che ci raccontano le indagini svolte dall’unica persona russa che non può correre per il ruolo di presidente, Alexei Navalny, e dalla sua Fondazione anticorruzione. In breve, Herr Doktor Yakunin, che una volta era considerato uno tra i ventitré “più importanti pensatori del mondo”, è molto agile quando si tratta di mettere insieme i suoi beni con i membri della famiglia, conservare e poi assumere “detergenti” per non perdere la sua meritata reputazione. Quindi, chissà quanto è veramente degno.

Un’altra cosa che mi ha colpito quando ho esaminato l’elenco è che nella lista dei miliardari, mancano le donne. Alcune appaiono verso le parti più basse della classifica, il che significa che non sono realmente miliardari, ma al massimo, e forse nemmeno, milionari in dollari, o euro. E, nella lista dei 304 nomi, non ce ne sono più di dieci.

Quindi, la classifica rilasciata da Delovoi Petroburg non è solo una maggiore prova dell’estrema disuguaglianza della ricchezza della Russia, che è una questione di prassi elitaria, se non di una esplicita politica del governo, ma segnala inoltre, che l’estrema disuguaglianza di ricchezza ha anche una estesa polarizzazione di genere.
Ugualmente se Putin e l’oligarca russo, Vladimir Yakunin avessero chiamato il nuovo think tank di Berlino “l’Istituto di Vladimir Putin per la Pace e la Libertà”, temo che questo non avrebbe sortito alcun effetto sui decisori e gli accademici pronti a correre all’abbraccio di Yakunin, sorvolando, per così dire, il nome sfuggente che ha scelto, “il Dialogo delle civiltà”.

Ieri e oggi, il DOC di Berlino ha tenuto una conferenza che si occupa, come tutti i congressi di questi giorni, del centenario della Rivoluzione d’Ottobre.
La conferenza è intitolata “Inequalities, economic models and Russia’s October 1917 revolution in historical perspective” ​​e presenta alcuni oratori i cui nomi magari li potremmo conoscere, forse persone che non avremmo mai sospettato che spingessero la macchina del soft power di Putin.
Partecipanti:
Georgy [sic] Derluguian, professore di ricerca sociale e politica pubblica, New York University, Abu Dhabi;
Michael Ellman, professore emerito, Università di Amsterdam;
Domenico Nuti, Professore di Sistemi Economici Comparati, Università “La Sapienza” di Roma;
Vladimir Popov, Professore, Direttore della Ricerca DOC RI e Ricercatore Principale presso l’Istituto di Economia Centrale e Matematica dell’Accademia delle Scienze Russe;
Beverly J. Silver, professore e presidente, Dipartimento di Sociologia, Direttore del Centro Arrighi for Global Studies, Johns Hopkins University, Baltimore, USA;
Andres Solimano, Centro Internazionale per la Globalizzazione e lo Sviluppo;
Vladislav Zubok, Professore, Dipartimento di Storia Internazionale, London School of Economics, Regno Unito;
Kevan Harris, Assistente Professore, Dipartimento di Sociologia, Università della California-Los Angeles, USA.

Questi però, sono lì perché sostengono con la penna la “rivoluzione” Putinista, mentre Yakunin, che ama chiaramente questi stregoni (ci sono tonnellate di video provenienti da DOC su YouTube e in ogni dove in cui questi appaiono), preferisce mostrarsi come il direttore dello spettacolo, ridendo silenziosamente, come sogghignano gli “ex ufficiali del KGB”.
Considerato che siamo arrivati a questo punto, diamo un’altra occhiata alla galleria degli utili idioti furfanti che sono presenti. Anche se si hanno poche conoscenze del mondo accademico, si può rapidamente riconoscere che ci sono parecchie persone che operano nel “consiglio di vigilanza” di Yakunin, nel suo “consiglio direttivo” o nel “consiglio di programmazione”.

Ma cosa dire della qualità delle ricerche, che si prevede, si facciano in questo istituto di ricerca? Ecco un piccolo esempio, l’introduzione di un lavoro, scaricabile gratuitamente intitolato: “Church and politics: Russian prospects” presumibilmente scritto da Boris Filippov.
“Il lavoro è un tentativo per fare una breve panoramica dello stato della Chiesa Ortodossa Russa nella Russia post-sovietica. L’autore osserva che il ruolo della Chiesa, nella costruzione della società civile in Russia, è potenzialmente molto rilevante, considerando che per la Russia post-sovieticala capacità di auto-organizzazione della comunità ortodossa è rara. Fornisce un abbondante materiale empirico che illustra le elevate capacità della comunità ortodossa cristiana a costruire una società prosperosa, perché, come dimostra, sulla strada del consolidamento i credenti sono più avanti rispetto alla società russa nel suo complesso”.

Tutti coloro che oggi stanno parlando alla conferenza di Berlino, tutti coloro che fanno parte del consiglio di vigilanza e del consiglio di programmazione di Yakunin hanno a che fare con il nazionalismo oscurantista ortodosso russo mascherato da borsa di studio? Tutti sanno che “l’ortodossia russa” (interpretata dal Patriarca Kirill e dai suoi seguaci) è ora usata in Russia come un colpo ideologico per eliminare il dissenso e la differenza e rafforzare l’amministrazione apparentemente infinita di Putin, come il “marxismo-leninismo” era usato in modo simile anche nell’Unione Sovietica?

Sanno che il loro generoso benefattore Vladimir Yakunin, in una delle sue altre figure, sostiene con piena forza questa varietà di aggressivi nazionalismi ortodossi russi?
La fusione di interessi politici, diplomatici e religiosi è stata esposta a Nizza, dove nel 2013 la cattedrale ortodossa, San Nicola, è entrata sotto il controllo della Partriarcato di Mosca.

A gennaio, per celebrare il completamento dei lavori di ristrutturazione finanziati da Mosca, l’ambasciatore russo a Parigi, Aleksandr Orlov, si è unito al sindaco di Nizza, Christian Estrosi, per una cerimonia nella cattedrale ed ha salutato la ristrutturazione come “un messaggio per tutto il mondo: la Russia è sacra ed eterna!”.
Poi, in un festival di amicizia franco-russa, per celebrare il ritorno della cattedrale nelle pieghe del Patriarcato di Mosca, in contrasto con la politica ufficiale francese dopo l’annessione della Crimea nel 2014, l’ambasciatore, i sacerdoti ortodossi, i funzionari di Mosca e i dignitari francesi a giugno si sono riuniti per una cena di gala in un hotel di lusso a Nizza.

Durante la cena, Vladimir Yakunin, un alleato di lunga data di Putin che è soggetto alle sanzioni degli Stati Uniti, ma non europee, sanzioni imposte dopo che la Russia ha sequestrato la Crimea, ha dichiarato che la cattedrale “è un angolo del mondo russo”, un concetto che Mosca ha usato per giustificare il suo intervento militare a favore dei “ribelli” che parlano russo nell’Ucraina orientale. La proprietà della chiesa, ha aggiunto Yakunin, appartiene alla Russia dall’era zarista, “semplicemente perché questa è la nostra storia”.

Il 13 settembre 2016, Andrew Higgins ha scritto su New York Times, “In Expanding Influence, Faith Combines with Firepower”.
Questo titolo spiega ciò che succede, e non lo uso come scusa per inserire un richiamo di un altro perché sono in un giorno “difficile”, ma perché quando ho elaborato editoriali come questo, come qualche volta faccio, di solito, dopo averli postati, si sopporta il pietoso silenzio dei lettori. Non è che non li leggano, perché le statistiche dimostrano l’inverso, come anche perché vedo che sono in grado di corrispondere con entusiasmo con altri soggetti.

Molti scritti, seguiti da un pietoso silenzio è ciò che ha aiutato Vladimir Yakunin ad operare sotto il radar per quasi quindici anni nel suo dialogo delle civiltà hootenanny (generalmente tenuto annualmente a Rodi fino al recente aggiornamento e al suo trasferimento a Berlino) con quasi nessun controllo della stampa occidentale e russa e, a quanto pare, non dovuto alla diligenza da parte di centinaia e forse migliaia di accademici, politici, esperti e altri promotori non-russi che hanno partecipato e parlato in questi eventi.

Quindi possiamo supporre, ad esempio, che Georgi Derluguian, Anatol Lieven, Walter Mignolo e Richard Sakwa (scelgo solo i nomi di studiosi con i quali ho un poca di familiarità) condiscono l’occupazione della Crimea, l’invasione del Cremlino dell’Est dell’Ucraina, l’abbattimento del volo MH17, le ripetute invasioni e la distruzione della Cecenia durante i primi giorni del regno di Putin e l’estrema violenza del Cremlino nei confronti dei dissidenti russi in tutte le forme e dimensioni, dalle persone ordinarie che hanno espresso un pensiero “sbagliato” sulle reti sociali, ai noti politici, giornalisti e attivisti di opposizione che sono stati uccisi a sangue freddo per il loro dissenso vocale, tra cui Anna Politkovskaya, Boris Nemtsov e Stanislav Markelov, come se fossero momenti di una crisi che si è sempre più intensificata da quando Putin è salito al potere?

Un roboante “si!” potrebbe rinfrescare le orecchie, ma dai membri del fan club semi-clandestino di Vladimir Yakunin, non riceveremo alcuna risposta. È il loro piccolo sporco e malvagio segreto. Solo uno sconveniente, qualcuno che non ha confidenza con i modi dei mediatori del potere del mondo, dei loro servi e portatori di ferite, potrebbe pensare di chieder loro di rivelarlo.

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