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23 giugno 2018

Perché una confessione così tardiva? | Russia


“La Crimea è un territorio ucraino. Punto”.
“La Russia ha violato il diritto internazionale quando ha invaso e annesso la penisola. Punto”.
“Il direttore cinematografico ucraino Oleg Sentsov, residente in Crimea, che si oppone pubblicamente all’annessione e successivamente imprigionato per “terrorismo” – è un prigioniero politico che dovrebbe essere liberato”.

Esprimere una qualsiasi di queste affermazioni – o addirittura ripubblicarle o fare un “like” sui social media – in Russia vuol dire essere perseguiti per sostenere il separatismo e l’estremismo.
Ma Ksenia Sobchak le ha annunciate davanti a tutti. Lo ha fatto presente quando, ripresa dalle telecamere televisive, ha tenuto la sua prima conferenza stampa come candidato alla presidenza.

In un’intervista separata, Sobchak ha anche aggiunto che l’aiutante del Cremlino, Vladislav Surkov “ha il sangue sulle sue mani” per il suo ruolo nell’intervento russo nel Donbas.
“Non abbiamo mantenuto fede alla nostra parola, abbiamo violato il Memorandum di Budapest del 1994. Noi lo avevamo promesso, ma non siamo stati di parola”, ha anche ribadito Sobchak.

E, naturalmente, sarà molto improbabile che Sobchak venga perseguita per separatismo o estremismo; come è anche illogico pensare che tali prese di posizione possano portare a numerosi voti.
E coloro che hanno una visione cinica della sua candidatura saranno pronti a sottolineare che Sobchak sta giocando il ruolo della pastina con il tè: un avversario liberale come perfetta caricatura di Vladimir Putin.
Ma a tutto questo manca un rilievo importante: Sobchak sbandierando questi questi fatti veri, in Russia apertamente, chiaramente e pubblicamente proibiti, li rende una parte legittima del discorso pubblico. Si tratta di una puntuale anticipazione.

Ksenia Sobchak, quando circa un mese fa era stato ventilato il suo nome come un possibile concorrente alla campagna presidenziale, adducendo motivi di tempo, di preparazione di un programma elettorale serio, di organizzazione e di professionisti che potessero portare avanti in modo competente il progetto, ha immediatamente negato ogni suo minimo interesse e adesione. Dopo due settimane, in seguito ad un colloquio personale con Puitn, ha confermato il suo coinvolgimento. La dinamica degli eventi, e anche altri importanti fondamenti, ci fanno dedurre che lei rappresenti un “progetto del Cremlino”.

Ricordiamo che dopo che la Crimea è stata annessa dalla Russia, la posizione di Sobchak era vaga. Ha anche giustificato le azioni di Vladimir Putin, sostenendo che “ha fatto quello che doveva fare un presidente”. Ora, con la stessa spesa, si è chiaramente ritirata dalla vecchia posizione, affermando anche che “in ambito internazionale il paese soffrirà per molti anni le conseguenze delle sue azioni, perché la Russia ha violato i trattati internazionali e minato il sistema di sicurezza europeo”. Le affermazioni di Sobchak la collocano nel settore dell’opposizione liberale della politica russa.

Non dobbiamo dimenticare che Anatoly Sobchak, il padre di Ksenia, una volta aveva una grande influenza sulla politica russa – il futuro presidente Putin portava la valigetta ad Anatoly Sobchak – quindi potremmo parlare di una certa continuità. Come corollario e ulteriore tocco di simbolismo, Igor Malashenko, che una volta ha diretto una sede elettorale di Boris Yeltsin, è ora il responsabile delle elezioni di Sobchak.
A ben vedere, in effetti, le dichiarazioni di Sobchak seguono una logica che lei non dovrebbe mai sostenere: “Io sono per Putin”; ma, al contrario, come antagonista e politico d’opposizione, ha l’obbligo di criticare il suo avversario in tutte quelle angolature che l’Occidente considera come illegali e inique, quindi “Io sono contro Putin, io rappresento il punto di vista dell’opposizione, io voglio sviluppo economico e non la guerra, non voglio conquistare ma voglio sviluppare, voglio un ambiente sociale sereno in casa, perché questo si rispecchierà all’estero…”.

Questo è il suo ruolo. È in linea con la funzione che deve condurre. Inoltre, l’enunciazione di simili taglienti valutazioni, che in Russia non sono permesse a nessuno e non coincidono con l’opinione della maggioranza dei cittadini della Federazione Russa, la auto-eliminano politicamente, ma d’altra parte comprovano che le impopolari forze dell’opposizione filo occidentale sono molto deboli. Quindi lei sta eseguendo la sua opera come da copione. Lei continuerà a criticare Putin, e sarà molto vigorosa. L’importante è che non tocchi i rapporti familiari o argomenti legati al denaro personale, vale a dire, pretesti che per Putin personalmente potrebbero essere infausti. E politicamente chi lo potrebbe poi attaccare? Chi altro?

Secondo la legge russa, per partecipare alla campagna presidenziale è necessario che il candidato abbia un partito che lo sorregge nella Duma (parlamento) o un seguito di almeno 300.000 firme dislocate in tutta la Russia. Sobchak però, non ha nessun partito, quindi deve raccogliere almeno 300 mila firme in tutte le regioni della Russia. Sobchak non ha nessuna organizzazione, per cui ora deve iniziare a strutturare un’organizzazione che nel giro di un mese e mezzo raccolga in tutta la Russia 300 mila firme, ma non più di duemila per ogni regione. Le firme inoltre, devono avere la caratteristica di essere registrate presso la Commissione Centrale Elettorale (CEC).

Cioè, è necessario che metta mano ai soldi per aprire uffici locali – anche uffici-abitazione o qualche locale, per dare modo alla popolazione di aderire e quindi raccogliere le firme. La modalità di raccolta delle firme chiarisce quanto sia irrealizzabile il programma, perché se l’amministrazione presidenziale non è pienamente d’accordo, la CEC non registra nessuna firma. Inoltre, creare in un mese un’organizzazione che raccoglie 300.000 firme in tutte le regioni, con annessa l’approvazione della CEC, è quasi impossibile.
Un altro aspetto da considerare è il denaro. In Russia non esistono degli oligarchi pazzi che danno in giro denaro a casaccio, magari per agire contro l’amministrazione presidenziale. Naturalmente, Sobchak potrebbe avere molte possibilità; ma allora perché dare i soldi? Chi ha bisogno di problemi? E, per che cosa?

Ne deriva, che con questi due ostacoli – lavoro organizzativo e denaro – è evidente che Sobchak non è in grado di agire nemmeno su consenso, ma solo su stretti ordini del Cremlino. E il Cremlino ha bisogno di tali disagi per rilanciare l’idea di un’elezione presidenziale totalmente competitiva. In più, Sobchak, parificando i liberali a clown come lei, ne palesa la debolezza e la poca popolarità.

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