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23 giugno 2018

La lotta per le riforme ucraine | Ucraina


La corruzione, nella sua radice etimologica, definisce una lacerazione, una rottura, una decomposizione e disintegrazione. Sia come stato interiore sia come fatto sociale, la sua azione si può capire guardando alle relazioni che ha l’uomo nella sua natura più profonda. L’essere umano ha, infatti, una relazione con il suo prossimo e una relazione con il creato cioè con l’ambiente nel quale vive.

Non è difficile non perdere ogni speranza quando si nota come l’Ucraina sta attuando le sue riforme per diventare un normale Stato europeo; tuttavia, la disperazione è una risposta sbagliata all’insieme di storie che saltano fuori ogni volta che le autorità cercano di esperire una riforma – anche se sono vere.

Chiunque, che negli ultimi quindici anni ha affrontato l’Ucraina, ha sperimentato le frustrazioni che si provano quando ha cercato d’innovare qualcosa, ma questo è solo un lato del quadro.
Infatti, il passaggio della nuova riforma sanitaria e la vitalità della società civile della nazione, espresse nella continua pressione per le riforme e il recente round di dimostrazioni su Maidan, indicano che gli ucraini non sopportano lo status quo. L’impulso, che è iniziato una generazione fa sotto Mikhail Gorbachev, continua anche oggi, nonostante i molti ostacoli.

È facile pronosticare che le riforme in Ucraina sono un’opera disperata, o che, per una “recidiva” cultura politica, non si può far nulla; o peggio ancora, alcuni potrebbero leggere la recente relazione di Chatham House per indicare che ci potrebbe essere un capovolgimento delle riforme e un ritorno al vecchio status. Il rapporto inglese è allarmante e ci sono validi motivi per suonare un allarme; ma mostra anche le riforme che sono state effettuate, dove si dovrebbe ora lottare per proseguire nel cammino delle innovazioni e come il paese può andare avanti.

Né l’Ucraina, né i suoi attuali abitanti e nemmeno gli ucraini che sono all’estero possono permettersi il lusso di perdere la speranza per le prospettive di riforma del paese. Invece, tutti indistintamente devono raddoppiare i loro sforzi per mantenere la pressione ed aiutare l’Ucraina a muoversi nella direzione che i suoi cittadini hanno già disegnato. Ciò non solo significa, sia dall’estero che a livello nazionale, continuare ad esercitare pressione sulle élite governative ed economiche affinché rendano operative le riforme e ripuliscano il paese dalla diffusa corruzione che da tempo caratterizza l’Ucraina; ma vuol dire anche spremere l’amministrazione presidenziale perché finalmente metta in atto un indipendente tribunale anticorruzione; oltre che, inviare all’Ucraina le risorse necessarie per difendersi, incluse le armi, mentre contemporaneamente bisogna insistere perché sia risorse, che armi vengano effettivamente usate per i fini pattuiti.

Nel settore della difesa, l’insistenza dei governi stranieri deve fa capire che per ottenere ufficialmente nuove armi è necessario che Kyiv dia un impulso diverso all’antiquato e corrotto ministero della difesa del paese e ne riformi le burocratiche strutture eliminando la corruzione; nel settore economico d’altra parte, designa che deve essere eliminata la corruzione, che vengano eliminati gli ostacoli per arrivare ad un’economia energetica razionale e che si arrivi alla parità di trattamento per gli investimenti nazionali – capeggiati dagli oligarchi – e stranieri. Naturalmente questa elencazione è solo un breve elenco di quanto deve essere fatto, infatti la riforma deve comprendere tutte le aree di governance e dell’economia, così come le forze armate.

L’impulso della società civile ad esigere le riforme e ad abbracciare l’Europa, deve molto al fatto che la Russia continua la propria guerra di aggressione. La guerra russa ha fatto molto per solidificare il senso d’unità nazionale, forse di più di qualsiasi altra cosa, ma chiaramente illustra al popolo chi sono i nemici: la corruzione che corrode lo Stato e che ha aperto le porte alla Russia sia nel campo politico che militare. È stata la corruzione che ha permesso al presidente russo Vladimir Putin di esercitare pressioni sul regime dell’ex presidente ucraino Viktor Yanukovych e, attraverso la serie di ministeri si è infiltrata nel governo dall’alto verso il basso. È stata ancora la corruzione che ha ingannato i suoi organi militari e di polizia fino al punto in cui non sono stati in grado di opporsi all’invasione del 2014.

Tutto ciò è finito. La guerra ha messo a fuoco l’opinione pubblica in modi che nel 2014 erano inimmaginabili. Le riforme, dal momento che il fervore rivoluzionario non può essere sostenuto all’infinito, possono essere posticipate o incontrare temporanee ostruzioni; ma le intimidazioni dei media russi per un’ulteriore aggressione di Mosca e l’esplosione di un virulento sentimento anti-ucraino, suggerisce che parlare della fraternità slava non porta da nessuna parte. Il nazionalismo, correttamente sfruttato, può essere la forza che conduce l’Ucraina all’Europa, proprio come è successo per l’Europa dell’Est nel 1989-91.

Spetta agli osservatori esterni non perdere la fiducia nell’Ucraina e continuare il loro essenziale compito di pressione su Kyiv affinché le élite del paese riformino e utilizzino il supporto occidentale nei modi ottimali. Nel campo della sicurezza la parte ucraina non deve essere staccata dall’Europa, perché Mosca sembra essere in guerra contro l’Occidente nel suo complesso, non solo con i singoli Stati come l’Ucraina o gli Stati Uniti. Una delle grandi lezioni dell’ultima generazione, e forse quella che deve essere ricavata e coltivata, è che la sicurezza europea è indivisibile. Se quando si parla di Ucraina non si ricorda questo principio, semplicemente succederà che, dopo che la Russia avrà finito di corrompere e di conquistare l’Ucraina, al suo menù aggiungerà un nuovo Stato. E questo è intollerabile.

Mentre scrivo mi trovo a Kyiv, un luogo di bellezza assoluta, nel quale l’ingegno umano ha cercato di elevarsi e trascendere nel tentativo di far vincere l’immortale sul caduco, sul corrotto. Questa bellezza non è un accessorio cosmetico, ma qualcosa che pone al centro la persona umana, perché essa possa alzare la testa contro tutte le ingiustizie. Questa bellezza deve sposarsi con la giustizia. Così, dobbiamo parlare di corruzione, denunciarne i mali, capirla, mostrare la volontà di affermare la misericordia sulla grettezza, la curiosità e creatività sulla stanchezza rassegnata, la bellezza sul nulla. Gli ucraini e non, sono come una goccia di acqua, ma se tutti ci uniamo possiamo diventare un fiume in piena: un movimento forte e costruttivo.

Ecco il nuovo umanesimo, un rinascimento, questa ri-creazione contro la corruzione che possiamo realizzare con audacia profetica. Dobbiamo lavorare tutti insieme per combattere questa forma irriverente, questo cancro che logora le nostre vite. È urgente prenderne consapevolezza, e per questo ci vuole educazione e cultura, ci vuole cooperazione da parte di tutti secondo le proprie possibilità, i propri talenti, la propria creatività.

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