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23 giugno 2018

Russia: vince il partito della guerra | Russia


In Russia, da ben più di un anno, per le spese della difesa c’è in vigore una lotta tra le fazioni dell’entourage di Vladimir Putin.

Il cosiddetto “partito della pace” – i consulenti e i funzionari economici liberali di Putin, guidati dall’ex ministro delle finanze Aleksei Kudrin – per generare una sostenibile crescita economica, si è spesso fatto sentire proponendo tagli alle spese per la difesa. Kudrin ha chiesto una de-escalation dell’attuale conflitto con l’Occidente per investire le risorse della difesa nei settori dell’istruzione, sanitario e infrastrutturale.

Quest’estate, il centro di ricerca scientifico condotto da Kudrin (TsSR) ha presentato a Putin un programma di riforme economiche fino al 2024, anno in cui scadrà l’ulteriore termine presidenziale di Putin, assodato che a marzo 2018 verrà rieletto a presidente. Il programma TsSR non potrà essere divulgato senza il consenso di Putin; ma alcune fonti legate a Kudrin, hanno riferito che negli estratti si sostiene che “le attuali alte spese di difesa portano ad una stagnazione e ad un eventuale crollo finanziario”.

A Mosca, nel mese di settembre 2016, il ministro delle finanze, Anatoly Siluanov si è apertamente scontrato con il ministro della difesa Sergei Shoigu, il leader designato del cosiddetto “partito della guerra”. Motivo? Il finanziamento del programma di riarmo fino al 2025. Shoigu ha chiesto circa 22 trilioni di rubli (circa 400 miliardi di dollari), mentre Syluanov ha sostenuto che il paese potesse al massimo permettersi solo 12 trilioni (207 miliardi di dollari). Questo mese, durante una conferenza pubblica nella capitale russa, Siluanov ha avvertito che una sovraesposta spesa per la difesa, combinata con una diminuzione dei prezzi del petrolio, hanno portato alla dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991. Inoltre, ha implicato che l’attuale Russia potrebbe subire “comparabili gravi conseguenze”.

Per mesi, il presidente Putin è sembrato non voler affrontare il dilemma – tagliare le spese della difesa e acquietare il presente acuto scontro con l’Occidente o seguire il cammino del “partito della guerra – e spesso ha cercato di sfuggirlo. Questa estate Putin ha annunciato piani per coprire le spese di difesa al livello del 2,7-2,8 per cento del PIL “in tre anni”. Inoltre, ha dichiarato che nel 2018 “la spesa per la difesa verrà diminuita, ma ciò non implicherà una diminuzione delle spese nei piani di approvvigionamento di armi”. Eppure, è difficile capire come entrambi gli obiettivi possano essere raggiunti contemporaneamente.

A metà luglio, una mia personale conoscenza al Cremlino mi ha riferito, che a condizione di unanimità: “il partito della pace sta vincendo”. Ma il tentativo di Putin di avere il dolce e di mangiarlo non ha funzionato. Gli argomenti del “partito della guerra” hanno vinto il programma del giorno: il taglio delle spese della difesa è stato paragonato ad un tradimento, perché le legioni dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) sono presumibilmente pronte all’orizzonte della Russia.
Durante una sessione del Consiglio federale (camera superiore del parlamento russo) Shoigu, apparentemente riferendosi ai membri liberali del “partito della pace”, ha invitato il popolo russo “a non essere cieco” alla crescente minaccia “della NATO e alle sue attività sui confini della Russia”. La settimana scorsa – 17 ottobre – il ministro delle finanze Siluanov – uno di coloro che evidentemente era “cieco” per la minaccia militare occidentale, ha visto la luce.

In una riunione nella Duma dello stato (camera più bassa del parlamento) Siluanov ha dichiarato: “Nella situazione attuale, capisco appieno che non possiamo ridurre le spese della difesa. Spendiamo circa un terzo del bilancio [oltre il 6% del PIL] per la difesa e la sicurezza, e questa è una grande parte del bilancio – ha continuato il ministro delle finanze – però, queste sono spese necessarie perché noi siamo un paese nucleare e siamo costretti a respingere tutti gli attacchi politici dei paesi stranieri. Forti e moderne forze armate rendono la Russia forte”.

Con il “partito della guerra” apparentemente vittorioso, la Russia di Putin sta entrando nella campagna elettorale presidenziale con un deficit di bilancio pari al 2,2 per cento del PIL, con fondi di riserva nazionali esauriti, perché utilizzati fin dal 2014 per finanziare il deficit, e con una limitata capacità di ricevere prestiti internazionali perché sottoposta a sanzioni. Il Cremlino desiderava controllare la spesa, e Putin sembrava pronto a ridurre i costi della difesa; ma alla fine ha deciso diversamente. Ora il prezzo dell’austerità dovrà essere pagato dal popolo russo. Per il quarto anno consecutivo i redditi delle famiglie russe sono in costante diminuzione, nonostante gli ottimistici continui proclami pubblicitari del Cremlino, che sostengono che l’economia continua a crescere. L’austerità appare in molte maniere, ma principalmente si nota nei tagli alle spese sociali e negli aumenti delle tasse. In tali circostanze, Putin, per trovare una scappatoia che lo possa far apparire il “grande presidente”, ha deciso utilizzare ancora di più la retorica antiamericana.

Il 19 ottobre, Putin si è riunito a Sochi con il Forum di discussione di selezionati scienziati politici e dignitari, principalmente stranieri pro-russi: Valdai Club. Nell’occasione ha tenuto un discorso ed ha partecipato ad una lunga sessione di domande e risposte. Le osservazioni sono forse state fino ad oggi le più anti-americane e anti-occidentali che Putin avesse mai espresso. Il presidente russo ha implicato che la Russia fosse colpevole d’essersi fidata un’altra volta dell’Occidente, che a sua volta ha utilizzato l’abbandono russo per spiare ed imporre la sua volontà sul paese; ma questo “non si ripeterà mai più”.

Putin ha denunciato il cosiddetto programma “Megatons to Megawatts”, avviato nel 1993 e completato nel dicembre 2013. Il programma ha consentito alla Russia di entrare nel redditizio mercato del combustibile dei reattori nucleari degli Stati Uniti e di vendere circa 500 tonnellate di uranio – capace di rendere circa 20.000 testate nucleari – trasformate in 15.000 tonnellate di combustibile arricchito necessario per i reattori a carburante di uranio. A causa del massiccio reciproco disarmo dopo la fine della guerra fredda, le armi russe a base di uranio non erano più necessarie; eppure, Putin ha sostenuto che, “siccome gli Stati Uniti per le armi del periodo della guerra fredda non erano in grado di utilizzare totalmente le caratteristiche dell’uranio”, hanno stabilito un accordo “unilaterale” per prendersi tutto il ricco materiale; lui però, ha trascurato di far notare che la Russia ha ricevuto circa 17 miliardi di dollari per le vendite di uranio, di cui 13 miliardi sono andati direttamente nel bilancio statale.

Putin ha anche attaccato il programma “Cooperative Threat Reduction” (CTR), meglio noto come la legge Nunn-Lugar che, per migliorare la sicurezza nucleare, ha fornito alla Russia miliardi di dollari di aiuti statunitensi. Putin invece, ha sostenuto che Nunn-Lugar ha permesso alle spie statunitensi di entrare nelle strutture nucleari russe e di individuarne le debolezze. Infine, Putin ha dichiarato che l’accordo “Intermediate-Range Nuclear Forces (INF)” del 1987 – che ha eliminato i missili a medio e corto raggio – è un trattato “unilaterale” voluto solo dall’America. Ha aggiunto che il collasso di INF è una colpa degli americani, ma la “nostra risposta sarà immediata e reciproca”. Washington accusa Mosca di aver violato INF, perché ha sviluppato e probabilmente parzialmente dispiegato missili su territori interdetti; mentre la promessa di Putin per una “risposta” immediata potrebbe indicare che tali missili sono stati sviluppati e sono pronti per essere messi in opera.

A Mosca, la battaglia per il bilancio in un modo o nell’altro certamente finirà, ma la campagna di rielezione di Putin sembra basata sull’antiamericanismo e sulla mentalità di assedio. Il pubblico russo verrà chiamato ancora una volta ad accettare l’austerità sociale e dovrà vedere il costoso riarmo come un prezzo da pagare per difendere il paese. Apparentemente esiste poco spazio per un serio e costruttivo avvicinamento tra Mosca e Washington.

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