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12 dicembre 2018

Il comunismo visto da vetri oscurati | Comunismo


“Nella primavera del 1932, disperati funzionari, ansiosi per il loro lavoro e persino per la loro vita, consapevoli che stava per iniziare una nuova carestia, hanno cominciato a raccogliere grano ovunque e comunque. Le confische di massa che si sono verificate in tutta l’USSR, in Ucraina hanno assunto un’intensità quasi fanatica”.

Ho citato poche righe di “Red Famine”, il nuovo brillante libro di Anne Applebaum sulla deliberata politica di fame di massa inflitta all’Ucraina da Joseph Stalin nei primi anni ’30. Circa sei milioni o più persone sono morte in pochi anni. Walter Duranty, un corrispondente del Times in Unione Sovietica, ha insistito che le storie della carestia fossero false. Nel 1932, per il reportage ha vinto il premio Pulitzer, documento che successivamente è stato dichiarato “completamente fuorviante”.

Ciò che mi chiedo, è quante persone hanno familiarità con questa storia di atrocità e negazioni, se non in modo astrattamente vago? Quanti conoscono il nome di Lazar Kaganovich, uno dei principali seguaci di Stalin nella carestia? Che cosa successe con altri grandi e piccoli capitoli della storia dell’orrore comunista, dalla deportazione dei tartari di Crimea ai brillanti ladrocini di Sendero Luminoso (Partito Comunista sul sentiero luminoso di Mariàtehui) del Perù, ai reparti psichiatrici dell’epoca di Brežnjev, utilizzati per torturare e imprigionare i dissidenti politici?

Perché coloro che conoscono tutto sull’infame carcere dell’isola di Robben in Sudafrica non hanno mai sentito parlare della prigione sull’Isola dei Pini di Cuba? Perché il marxismo è ancora preso sul serio nei campus universitari e nella stampa progressista? Le stesse persone che giustamente chiedono la rimozione delle statue dei confederati in America non si sentono mai un interiore brivido di ribrezzo ad indossare le alternative T shirts di Lenin o Mao?

Le questioni poste non sono domande originali; ma vale la pena di chiedersi perché tanti progressisti rimangono ancora oggi, un secolo dopo la sua nascita in Russia, fossilizzati nella loro permanente idea di negare o semi-disconoscere le eredità del comunismo?

Nazismo e comunismo sono due specie all’interno dello stesso genere. Entrambi vogliono costruire una società perfetta eliminando tutto ciò che si oppone al raggiungimento dello scopo. Eppure il primo è ricordato come un incubo, il secondo è solo rimosso dalla coscienza. Paradossale che proprio le truppe sovietiche dell’armata rossa, siano considerati gli scopritori e i salvatori di quello che rimaneva del campo di concentramento di Auschwitz nell’ormai lontano 27 Gennaio 1945…COME PUO’ AVER PIETA’ DEI PRIGIONIERI DI AUSCHWITZ UN REGIME CHE HA MASSACRATO IL SUO POPOLO?!…

I crimini del comunismo non sono mai stati sottoposti a una valutazione legittima e consueta né dal punto di vista storico né da quello morale, o almeno in maniera troppo superficiale se paragonata al grande approfondimento che viene fatto sul nazismo, ma anche senza il paragone bisogna dire che l’argomento è troppo poco trattato.

Forse perché ora non ci sono più veri comunisti? No, non sono ignari dei pedaggi del grande balzo in avanti che è avvenuto o dei campi di uccisione. No, non stanno complottando per minare la democrazia. Ma insistono sul fatto che esista una differenza essenziale tra il nazismo e il comunismo – tra odio di razza e odio di classe; Buchenwald e Gulag – che moralmente favorisce quest’ultimo. Tenteranno di dissociare la teoria comunista dalla pratica nel tentativo di esaltare la prima. Loro equilibreranno il riconoscimento della repressione e degli omicidi di massa del comunismo con riferimenti legati ai suoi “veri progressi e risultati”. Essi affermeranno che il vero comunismo non è mai stato provato. Scriveranno con toni di simpatia e comprensione per il drammaturgo stalinista Lillian Hellman, ma non li estenderanno mai al regista Elia Kazan.

La intelligentsia progressiva “è moralista contro una metà del mondo, ma accorda una realistica estrema indulgenza al movimento rivoluzionario – ha scritto lo studioso francese Raymond Aron, in “L’oppio degli intellettuali” nel 1955 – Quanti intellettuali devono venire al partito rivoluzionario attraverso la via dell’indignazione morale solo per convivere alla fine con il terrore e l’autocrazia?”.

Spesso si nota che gli intellettuali con i loro impegni politici hanno una lunga storia per rendersi stolti e che il fenomeno è completamente bipartisan.
Ma le scuse di coloro che onorano la sinistra hanno conseguenze diverse e sono molto pericolose. Il Venezuela di oggi, dopo essere stato acclamato dai soliti sospetti progressisti sta ora andando verso un suo prevedibile e funesto percorso, oltre che trovarsi sulle spalle una dittatura socialista che lo sta portando diretto in una rovina umanitaria.

Uno di questi personaggi sospetti, Jeremy Corbyn, potrebbe diventare il prossimo primo ministro della Gran Bretagna, in parte perché la generazione di britannici è diventata anziana senza sapere che il passaggio di “progressivi impegni sociali” a risultati economici catastrofici, è corto e diritto.
L’anno scorso, Bernie Sanders del Partito Democratico americano, ha preso il cuore, se non il cervello, quando ha portato “il socialismo democratico” come se non fosse altro che un’estensione del liberalismo in un nuovo concetto. Ma il senatore del Vermont ha insistito inoltre, che “il modello di business di Wall Street è una frode”. Gli sforzi per criminalizzare il capitalismo e i servizi finanziari hanno anche loro dei risultati prevedibili.

È un fatto amaro che la più sorprendente vittoria strategica dell’Occidente del secolo scorso risulti essere quella lezione che non ci siamo mai seriamente preoccupati di insegnare, e tanto meno d’imparare. Un’ideologia, che da un certo punto di vista ha reso schiavo e immiserito circa un terzo del mondo, e che poi, senza combattere, è crollata da sola, e tutti l’hanno visto e si spera capito. Eppure abbiamo ancora problemi a condannarla, come d’altra parte con lei usiamo degli stravanganti equivalenti. In più trattiamo i suoi simpatizzanti come se fossero dei romantici idealisti, piuttosto che sciocchi, fanatici o cinici come veramente sono.

Winston Churchill ha scritto che quando i tedeschi hanno permesso ai leader dei bolscevichi di viaggiare dalla Svizzera a San Pietroburgo nel 1917, “hanno rivolto verso la Russia le armi più ardite: hanno trasportato Lenin in un camion sigillato come se si fosse trattato di un bacillo della peste”.
Un secolo dopo, il bacillo non è ancora stato sradicato, e la nostra immunità è ancora messa in dubbio.

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