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23 giugno 2018

Una città vischio: San Pietroburgo | San Pietroburgo


Nel maggio del 2016, il Museo Akhmatova ha ospitato un evento “I dibattiti sull’Europa”, a cui hanno partecipato molte persone, alcune anche eccezionali. Non so perché, ma sono stato invitato.

Mi è stato chiesto di parlare di San Pietroburgo e del suo posto in Europa. Sono stato anche parte di un pannello speciale: “Come vediamo la storia? Come affrontare il passato?”. Io ho sinceramente espresso ciò che frullava nella mia mente. Due giorni fa, scorrendo i documenti del computer, mi sono imbattuto su alcuni dei temi che erano stati affrontati, e, considerato che in gran parte sono anche mie visioni, ho pensato di pubblicarli. Questo è il primo.


Probabilmente non affermo nulla di nuovo se rilevo che San Pietroburgo originariamente è stata costruita con l’idea di renderla il più grande sito del culto del mondo. Pietro il Grande e i suoi eredi credevano fermamente che riproducendo alcune forme – e solo le forme – dell’architettura europea e della pianificazione urbana, avrebbero creato una grande città, un luogo che avrebbe rivaleggiato o superato le migliori località europee.

Quando sono andato ad Amsterdam, sono rimasto sorpreso dalla somiglianza con San Pietroburgo. (Amsterdam, tuttavia, non assomiglia in tutto a San Pietroburgo, proprio come i bambini assomigliano ai loro genitori, e non viceversa). Ad Amsterdam ho notato che la maggior parte degli edifici del centro storico sono stati costruiti nella metà del XVII secolo: le date erano impresse sulle loro facciate. L’intero centro storico di Amsterdam è stato letteralmente sviluppato in circa venti o trenta anni. È stato in quel momento che ho compreso la scelta di Pietro il Grande. Non è solo un caso che Amsterdam è tra le magnifiche e ricche città d’Europa, ma a differenza di Parigi e di altre città, non è stata stata costruita nel corso dei secoli, ma in pochi decenni. Pietro il Grande ha capito che se avesse costruito un’altra Amsterdam, per così dire, avrebbe avuto la possibilità, non solo di creare un focolaio di civiltà europea in Russia; ma anche di avere il tempo di vivere per vedere il completato il suo progetto. Questo, ovviamente, è una pura manifestazione del culto del cargo.

Un aereo ricavato dal tronco di una palma non potrà mai volare, ma può essere l’orgoglio e la gioia di una collezione di musei etnografici. La Russia non è diventata l’Europa, ma San Pietroburgo ed i suoi dintorni sono diventati una meravigliosa opera d’arte, un enorme artefatto. Intendo San Pietroburgo dei palazzi e dei parchi, delle cattedrali e degli argini.
Ma c’è un altro Pietroburgo, quello in cui la gente vive. Questa è una città del tardo ottocento e inizio novecento, costruita dopo il lancio delle grandi riforme dell’Imperatore Alessandro II. È la città degli enormi casali, di facciate lussureggianti e di cortili infiniti. Questo San Pietroburgo non era un cristallo magico congelato, né un contenitore miracoloso che doveva attirare gli spiriti europei con le sue forme estranee; ma era una città di banche e fabbriche, negozi e catapecchie: una città normale. Gli abitanti la amano non meno che la città dei palazzi. Le gru nel porto e le fabbriche di fumo dominano il cielo della città, così come le sue cupole e le guglie.

Ma questa seconda città, a sua volta, non sarebbe emersa se non fosse stata costruita la prima. (Ed è certamente costruita sulle ossa dei suoi costruttori: le religioni animiste coinvolgono i sacrifici umani). Il culto del cargo è una religione e, in quanto tale, non è peggiore o migliore di una qualsiasi altra religione. La verità di una religione è definita dal fanatismo dei suoi aderenti. Il culto del cargo da parte dei russi, similmente ad una colonia di funghi chiodini che crescono su un vecchio ceppo, ha dato origine ad una prima grande città artificiosa, sulla quale si è sviluppata la seconda, una città reale.

Infatti, i critici filo-slavi di San Pietroburgo e del periodo storico di Pietroburgo avevano ragione quando affermavano che per costruire davvero un grande paese e una grande città, fossero necessari sostanziali fondamenti domestici, non un vuoto, forme prese in prestito. Ma nel momento in cui la critica si era diffusa, aveva già perso la sua principale giustificazione, sia nei populisti a sinistra che nelle centinaia di “neri” sulla destra. Pietroburgo era diventato un fenomeno naturale e biologico, qualcosa che era sorto dalla cultura, non dal suolo. La cultura per se stessa, se intesa come una seconda natura, non le è peggiore.

Pietroburgo assomiglia a un vischio, una pianta parassita che cresce sui rami di altri alberi. Mistleto è piuttosto bello. Sin dall’antichità, è stato il simbolo della vita, ed è stato utilizzato come un amuleto: i romani e i celti credevano nei miracoli del vischio. Tra gli scandinavi era un simbolo di pace. Veniva appeso all’esterno delle case perché i viaggiatori potessero capire che al loro interno gli ospiti erano ben accetti. Se dei nemici s’incontravano sotto un albero in cui c’era del vischio dovevano lasciare le armi, per quel giorno smettevano di combattere. Mistletoe protegge le case dai tuoni e dai fulmini, dalle streghe e dagli spiriti maligni.

Mi sembra produttivo confrontare San Pietroburgo con il vischio, con un bel parassita sacro e protettore. Sappiamo che sotto il vischio le persone non litigano, ma si baciano e si compongono. San Pietroburgo non ha reso la Russia Europa, ma la città è diventata un luogo dove la Russia può incontrarsi e parlare con l’Europa. Questo è più o meno percepito da tutti, dal regime russo e dai suoi avversari.

Ogni paese, regione e città cerca di svilupparsi basandosi sulle sue proprie risorse. La risorsa di Pietroburgo è una cultura distillata, prelevata da tutto il suolo. Immaginiamo che il Museo dell’Ermitage sia un tipico deposito minerale, un qualcosa come un pozzo di petrolio, quindi diverso da tanti altri grandi musei, in quanto non è una caratteristica culturale di un grande paese e di una grande città, come il Louvre che è una caratteristica culturale della Francia e di Parigi. Al contrario, ad un certo punto è San Pietroburgo che è una caratteristica dell’Hermitage. Non parlo di turisti. Hanno molti posti dove andare oltre San Pietroburgo. Sto sostenendo che, dopo essere emersa come un santuario del culto del cargo, San Pietroburgo si è gradualmente trasformata in un’espressione condensata di know-how culturale europeo, proiettata su un deserto.

Il know-how è ancora molto importante, dato che le forme culturali europee a San Pietroburgo vengono purificate dalla loro specificità etnica. È un’Europa generalizzata. È una questione di come riempire le forme che rimangono aperte. Sono disponibili a tutti: europei, russi e agli stessi abitanti di Pietroburgo.

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