Vai a…

Ua-Time

Supplemento giornalistico web

Ua-Timesu Google+RSS Feed

18 settembre 2018

Una continua vista su Kyiv | Ucraina


L’indagine di Robert Mueller per il coinvolgimento russo nelle elezioni statunitensi ha portato la sua prima vittima: Paul Manafort, l’ex direttore della campagna di Trump.

Le 12 accuse contro Manafort e il suo socio commerciale Rick Gates, vertono sulla presunta cospirazione contro gli Stati Uniti. In pratica, si afferma che i due hanno commesso un crimine federale – evasione fiscale e riciclaggio di denaro. Tuttavia, c’è stata anche cospirazione contro gli Stati Uniti – e l’Ucraina ne occupa una parte centrale.

Le accuse contro Manafort e Gates sono prevalentemente accuse finanziarie, precedenti alla campagna elettorale degli Stati Uniti del 2016, e colpiscono Manafort nel periodo in cui era al servizio di Viktor Yanukovych, degli oligarchici ucraini associati al suo governo e al miliardario russo dell’alluminio, Oleg Deripaska. Certamente le inquisizioni porteranno alla luce la corrotta natura del regime di Yanukovych – realtà di cui gli americani sanno ben poco e se ne preoccupano ancora di meno. Le accuse probabilmente toccheranno anche i legami delle imprese e i legami politici che collegano gli oligarchi e i governi in Ucraina e in Russia. E forse gli americani inizieranno ad accorgersi come le cleptocrazie globali, che rubano miliardi ai propri popoli, gira e rigira alla fine arrivano in America.

Non è un caso che Manafort, una “lavanderia” per il denaro di Yanukovych, fosse diventato il responsabile della campagna di Trump. La Russia ha sempre cercato d’intromettersi nelle elezioni degli stati esteri, comprese varie elezioni presidenziali statunitensi, ma questa volta è stata particolarmente pesante – grazie anche all’Ucraina. Le sanzioni occidentali imposte alla Russia dopo la sua annessione della Crimea e l’invasione del Donbas hanno minato l’economia russa. Hanno inoltre in parte colpito l’entourage di Putin, minacciando la sua capacità di godersi quei beni che si sono “acquistati” all’estero.

C’è un aspetto molto importante che coinvolge l’Ucraina. La Russia, come molti osservatori hanno già da tempo sottolineato, è una cleptocrazia istituzionalizzata. Ogni paese ha una sua propria mafia, ma in Russia la mafia ha il suo proprio paese. Infatti, Alexei Navalny sta attualmente cercando di documentare come la presidenza di Putin non sia altro che una presa in carico di tutto il paese, derivatagli per aver sottomesso la fazione vincente delle sanguinose guerre tra bande di San Pietroburgo negli anni ’90.

L’Ucraina non era diversa. I vari governi che si sono succeduti hanno considerato il potere politico di Kyiv come una licenza per rubare. Ciò è avvenuto fino al 2014, quando la Rivoluzione di 100 giorni, “Euromaidan”, si sbarazzò il 22 febbraio 2014 di Yanukovych. È stato l’esempio, che un giorno il popolo russo potrebbe effettuare la stessa scelta, mentre la nervosa reazione di Putin alla fuga del suo amico Viktor, ha solo chiarito in parte i volumi di valori di cui si sta parlando.

Un Donald Trump alla Casa Bianca, avrebbe potuto in un qualche modo curare tutti quei mal di testa che hanno legami con l’Ucraina. Non solo poteva rilassarsi ed eventualmente eliminare le sanzioni ma, in un caso migliore, avrebbe fatto un accordo con il Cremlino, e avrebbe concesso alla Russia mano libera nella sua “storica sfera d’influenza”. Trump, che non riesce a tenere la bocca chiusa per troppo tempo, ha ripetutamente accennato ad un “dolce” accordo con la Russia durante la sua campagna. Un altro suggerimento lo aveva già manifestato durante la Convenzione repubblicana di Cleveland nel luglio 2016, quando la piattaforma prometteva di fornire armi all’Ucraina – cosa che per i più esperti della politica estera repubblicana credevano che fosse una scelta necessaria – ma stranamente è stata improvvisamente rimossa dai progetti del partito. Nessuno ci ha mai fatto caso, o ha approfondito la cosa, ma probabilmente, è opera di Manafort e dei suoi associati.

Per i russi, l’elezione di Trump è sembrata essere quasi una manna, ma non ad un esperto hack politico come Manafort. Lui ha visto che Hillary Clinton era un debole candidato e che poteva essere facilmente battuta se la campagna Trump avesse potuto implementare una giusta gamma di risorse – quindi ha coinvolto i servizi di intelligence russi, il fondatore australiano di WikiLeaks e gli analisti dei dati britannici.

Manafort, in Trump, deve aver visto anche la possibilità di trasformare gli Stati Uniti in un territorio controllato dalla mafia, allo stesso modo che in Russia e in Ucraina. Questo avrebbe creato per gli addetti ai lavori una raccolta veramente ricca. Nel frattempo, i metodi provati e levigati da Putin, il falso ardore patriottico, le guerre culturali, la rabbia dei vinti contro le prospere élite nazionali, educate e globalizzate, avrebbero obbligato il popolo a rimanere fedele al ladro in capo.

Alla fine, Trump è stato eletto, ma le aspettative di Putin si sono rivelate inutili. Non c’è stato alcuna revoca di sanzioni; al contrario, ne sono state imposte delle nuove. Trump ha molto obiettato, ma i pesi e contrappesi democratici americani non gli hanno lasciato lo spazio di fare nulla. Il generale pro-Putin, Mike Flynn, è stato immediatamente rimosso da consigliere nazionale di sicurezza, e portato in causa per la sua avidità e stupidità. E anche Rex Tillerson, il CEO della Exxon, decorato da Putin, che Trump ha nominato a segretario di stato degli Stati Uniti, non è riuscito ad ottenere nessuna trazione sui progetti Exxon in Russia. Nell’attuale clima di Washington, data la asserita pubblicità che ha ricevuto la collusione russa, non è possibile un tradimento aperto dell’Ucraina – almeno per ora.

Ma anche se Manafort si è arreso all’FBI, i suoi sogni si stanno dimostrando vicini alla realtà. Secondo alcune riviste, più della metà dei 341 candidati di Trump per le posizioni governative che dovevano essere confermate dal Senato, hanno tutti un verificabile conflitto d’interesse. Di questi, più di 100 hanno lavorato per le industrie che sono state nominate ad eseguire le supervisioni, 63 hanno lobato o rappresentato le stesse industrie come avvocati, mentre 11 hanno ottenuto donazioni da parte di giocatori privati ​​di tali industrie.

Uno scandalo di corruzione sta giocando in parallelo con l’accusa Manafort-Gates. Si riferisce ad un contratto di 300 milioni di dollari per riparare una rete elettrica danneggiata dall’uragano in Puerto Rico, assegnata a Whitefish Energy, una società con sede nella città natale del segretario degli interni, Ryan Zinke. Non c’è stata nessuna asta, la società non ha nessuna esperienza di progetti simili e, fino a che il contratto non è stato aggiudicato, vantava solo due dipendenti, uno dei quali porta il cognome, Techmanski. Ci sono state accuse di alcuni media che la società fosse collegata a un donatore di fondi per la campagna di Trump e “possibili, ma quasi certi segni” di collegamenti a Zinke.

Su Whitefish Energy, che sembra altrettanto ambigua come il gruppo finanziario Baikal, l’entità russa che ha acquistato le attività produttive di Yukos di Mikhail Khodorkovsky all’originale asta del 2004, sembra che il Congresso degli Stati Uniti non veda motivo di indagare su questo affare, stranezza simile a quella che la Duma russa ha applicato quando ha esaminato la transazione di Yukos: il timbro di gomma parlamentare.

Per ora, almeno, il contratto di Whitefish Energy con Puerto Rico è stato annullato. Ma fino a che gli americani sotto Trump, i russi sotto Putin, e gli altri popoli che vivono in situazioni analoghe non rimuoveranno dal potere i loro capi autocrati, come hanno fatto gli ucraini con Yanukovich, continueranno inermi a guardare come le future Whitefish Energie si stanno arricchendo a loro spese.

Tags: , , , , ,

Rispondi

Altre storie da- News

EnglishGermanItalianRussianUkrainian
Seo wordpress plugin by www.seowizard.org.