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14 dicembre 2018

L’Ucraina si è preparata all’inverno | Ucraina


L’Ucraina sta entrando nella nuova stagione di riscaldamento con quasi 17 miliardi di metri cubi (mccm) di gas naturale immagazzinati nei suoi serbatoi sotterranei, secondo Ukrtransgaz, la consociata della società statale Naftogaz Ukrainy che si occupa prevalentemente del trasporto e dello stoccaggio del gas.

I volumi stoccati sono maggiori di quelli che l’Ucraina aveva previsto per lo scorso inverno e anche di quelli di due anni fa. In quanto tale, l’inverno 2017-2018 sarà la terza stagione di fila di riscaldamento in cui l’Ucraina, da quando nel novembre del 2015 ha fermato gli acquisti di gas naturale dalla ditta statale russa, Gazprom, ha accumulato abbastanza gas per trascorrere senza ansie i mesi freddi.

Kyiv dopo aver costruito stabili basi di approvvigionamento di gas dall’Unione Europea, attraverso la Slovacchia, la Polonia e l’Ungheria, ha dimostrato di poter sopravvivere anche senza Gazprom, seppur rappresentasse il 100 per cento delle sue importazioni di “carburante blu”. Una tale nuova fonte di acquisto di energia però, evidenzia che gran parte del gas che l’Ucraina sta acquistando dall’UE, in realtà è il gas russo pompato in senso inverso.

La Russia, per aggirare l’Ucraina e limitare le consegne di gas all’UE attraverso l’Ucraina, o bloccarle totalmente quando scadrà nel 2019 l’attuale contratto di transito con Gazprom, sta progettando di costruire nuovi gasdotti – Nord Stream 2; Stream turco. A quel punto, il gas per l’Ucraina diventerà più costoso, e il governo perderà gli ingenti ricavi derivategli dal transito del gas russo, che quest’anno, secondo il CEO di Naftogaz, Andry Kobolev, dovrebbero raggiungere i 3 miliardi di dollari.

Ciò equivale a circa il 3 per cento del PIL dell’Ucraina, una perdita enorme per un’economia che quest’anno prevede di crescere solo del 2 per cento. L’Ucraina, per continuare ad essere un paese chiave nel transito del gas, ha la necessità di dimostrare all’Unione Europea che l’utilizzo dei suo gasdotti porta a dei vantaggi, benefici che invece non sono in grado di portare le due nuove condutture russe, Nord Stream 2 e lo Stream turco. Kyiv, per essere percepito come un partner affidabile e attirare l’assistenza degli investitori stranieri, ha promesso di riformare la gestione di Naftogaz e di separare il suo business di trasporto e stoccaggio del gas dal resto della società.

Questo però, si sta dimostrando molto più facile da dire che da attuare. In primo luogo, la riforma della gestione di Naftogaz non sta procedendo secondo i piani. Naftogaz non è ancora immune dall’influenza politica. Di conseguenza quest’anno, i membri indipendenti del suo consiglio di vigilanza hanno perso la pazienza e, ad uno ad uno, si sono dimessi. Con questo, almeno uno dei creditori di Naftogaz, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (EBRD), potrebbe essere indotta a congelare tutte le ulteriori forme di assistenza. In secondo luogo, la disaggregazione di Naftogaz è stata ritardata perché il futuro dell’azienda è in gioco nelle aule giudiziarie.

Naftogaz nel maggio scorso, quando il tribunale arbitrale di Stoccolma ha respinto le rivendicazioni di Gazprom sulla clausola take-or-pay nel contratto di fornitura di gas a dieci anni dal 2009, ed ha anche stabilito che Gazprom dovrebbe rivedere i suoi prezzi di contratto, ha ottenuto una vittoria intermedia su Gazprom; il verdetto finale però, dovrebbe arrivare solo entro la fine dell’anno. Il direttore commerciale di Naftogaz, Yury Vitrenko, in una recente intervista, si è dimostrato molto ottimista quando ha commentato la disputa. Infatti, ha sostenuto che Naftogaz non si aspetta di non dovere nulla a Gazprom, mentre al colosso russo, secondo Vitrenko, i giudici potrebbero imporre di pagare a Naftogaz oltre 10 miliardi di dollari per il sovra-prezzo che ha sempre imposto grazie alla sua posizione di monopolio. Il dirigente comunque, non ha saputo spiegare se, e quando Naftogaz avrebbe potuto o desiderato riprendere l’acquisto di gas da Gazprom, o raggiungere accordi per il transito dopo il 2019.

Mentre il tempo si sta esaurendo, Kyiv sta considerando l’opzione di dare in noleggio le tubazioni di Naftogaz ad un tandem di operatori di pipeline: l’italiana Snam e l’operatore sloveno, Eustream, dove Snam ed Eustream si dovrebbero assumere l’onere di negoziare i nuovi termini di transito con Gazprom.

Ukrtransgaz non gestisce solo la rete delle tubazioni dell’Ucraina, ma dispone anche di spaziosi impianti di stoccaggio di gas. Ad oggi, non è ancora noto quale sarà l’entità che riceverà le strutture di stoccaggio dopo la scissione di Naftogaz. Diciassette miliardi di metri cubi di gas sono un volume sufficiente per le necessità invernali dell’Ucraina; quindi, siccome la capacità totale degli impianti di stoccaggio ucraini sono 31 mccm, c’è una eccedenza di circa 14 miliardi di metri cubi di gas.

Pertanto l’Ucraina potrebbe stivare per conto terzi fino a 14 miliardi di metri cubi di gas. Questa opportunità, infatti, è diventata un’ulteriore fonte di entrate sin dal giugno scorso, quando Ukrtransgaz ha modificato le condizioni per lo stoccaggio del gas, consentendo alle imprese straniere di accumulare gas in eccesso in Ucraina per un massimo di tre anni senza costi doganali. In passato, i commercianti stranieri potevano stoccare il loro gas nei depositi ucraini solo per un mese, dopo di che dovevano pagare tutte le tasse e i dazi doganali.

La società francese Engie e l’azienda statale dell’Azerbagian, SOCAR, sono state le prime, sotto l’egida delle nuove condizioni, ad iniziare a pompare il loro gas negli impianti di stoccaggio in Ucraina, rispettivamente nei mesi di agosto e settembre. E più di recente, l’azienda polacca PGNiG ha firmato un contratto con Ukrtransgaz per utilizzare le infrastrutture sotterranee di stoccaggio del gas, quando ne “avrà la necessità, sia per ragioni economiche o di mercato”.

Per rendere l’attività di vendita di Naftogaz attraente agli investitori, è necessario portare i prezzi del gas nazionale a livello di quello internazionale. Kyiv ha compiuto importanti passi in questa direzione nel 2015-2016, infatti ha aumentato i prezzi del gas per le famiglie, sperando di arrivare ad una parità dei prezzi con quelli europei. Tuttavia, considerato che i prezzi del gas sono soggetti ai regolamenti amministrativi, quando è stato il momento di adattarli, non è stato fatto nulla. Contrariamente alle aspettative, il governo non ha aumentato i prezzi del gas a partire dal 1° ottobre. Di conseguenza, Naftogaz nella seconda metà di quest’anno e nel primo semestre del prossimo, avrà una perdita per mancati introiti di circa 3,8 miliardi di grivne (143 milioni di dollari).

I prezzi non sono stati adeguati perché l’allineamento ai valori europei è sicuramente un passo impopolare in previsione delle elezioni del 2019. Probabilmente, le riforme nel settore del gas ucraino sono state messe in una cassaforte senza chiavi, come è accaduto più volte quando i governi impopolari dell’Ucraina dovevano affrontare le riforme economiche. Dopo quest’anno, la prossima finestra di opportunità per ulteriori riforme si aprirà dopo le elezioni, nel 2020-2021. Ma a quel punto, per Naftogaz potrebbe essere troppo tardi per dimostrare agli investitori il proprio valore.

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