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18 settembre 2018

Incontro Putin e Trump: cosa sarà dell’Ucraina? | Putin-Trump


Al vertice dei paesi per la Cooperazione economica Asia-Pacifico (APEC), che si terrà nella quarta città vietnamita di Đà Nẵng dal 6 all’11 novembre, potrebbe anche realizzarsi una nuova riunione dei presidenti statunitense e russo, Donald Trump e Vladimir Putin.

Trump stesso, quando ha rilevato che nella “molto importante” riunione con Putin è possibile che “si analizzi la questione dell’Ucraina”, ha reso noto l’incontro ai giornalisti americani. La riunione cade a fagiolo: entrambe le parti hanno qualcosa da sostenere e da offrire.

Naturalmente, ci sono due grattacapi, soprattutto per l’America – la Siria e la Corea del Nord. Corea del Nord: Trump vorrebbe soffocarla con le sanzioni, ma la Russia non glielo concede. Il problema principale di RPDC non è lo standard di vita della popolazione – alla popolazione ci sputano sopra – i leader hanno bisogno di combustibili per far lavorare l’apparato industriale, specialmente quello della difesa. RPDC viene rifornita di combustibili dalla Russia: almeno cinque navi cariche di petrolio provenienti dai porti russi sono attraccate nei porti della Corea del Nord, seppur in violazione delle sanzioni imposte da Washington.

In un simile groviglio Trump ha bisogno dell’aiuto di Putin. Piuttosto, non tanto di aiuto, perché in questo caso Putin si è comportato secondo le decisioni dell’ONU; anche se la Russia, forse con riserva, sta sostenendo una sua decisione unilaterale e continua ad alimentare con il carburante il regime di Kim Jong Un.

Trump dovrà ben guardare negli occhi Putin, e spiegargli che una politica simile in futuro non porterà da nessuna parte. Trump, come Angela Merkel o i leader del Canada, d’Israele o della Gran Bretagna ha già capito che è inutile negoziare con Putin, lui non rispetta gli obblighi firmati sulla carta, perché li considera formali. Il presidente russo capisce solo accordi su concetti: se lo fai, allora arrivi. Per Trump, è molto importante indicare dove vuole arrivare e spiegare cosa Putin esattamente otterrà: un piede qui o un pugno là. Probabilmente, Trump potrebbe avere una sorta d’insieme di mezzi di pressione.

A proposito, con DPRC, Putin è interessato anche ad una decisione, perché tra lui e il regime coreano è caduto il gelo. I razzi di Kim sono vietati, ma potrebbero essere inviati non in direzione di Guam, ma di Vladivostok, che è anche più vicino. In un qualche modo, la situazione con il freddo Kim Jong-no deve essere regolata. Così tra Trump e Putin per la Corea del Nord c’è almeno un’ombra di un qualche vago interesse generale comune.

Esiste certamente un più chiaro interesse comune in Siria: Putin è arrivato sul posto, ha difeso Assad, ma ora non gli è più chiaro cosa deve fare. In ogni caso, probabilmente, la Russia si fermerà sul posto. Perché se i russi siloviki, espliciti e impliciti – cioè il Ministero della Difesa e il gruppo PWC Wagner rispettivamente – resteranno in Siria diversi mesi, Assad non apparirà come una importante figura politica, al massimo la sua influenza si estende sul 7% del territorio siriano. E questo a Mosca si sa perfettamente. Ma il Cremlino capisce anche che è estremamente costoso rimanere sul posto. Pertanto, è nell’interesse russo lasciare in Siria qualche gruppo militare che si muove velocemente e il rimanente farlo tornare a casa. In Siria, è stato facile arrivare, ma è difficile uscirne.

Inoltre, anche le stesse vittorie ottenute da Putin sono in gran parte condizionate. Perché, ad esempio, sono gli americani e i loro alleati che hanno preso Rakku. Per questo c’è urgente bisogno di un dialogo da parte del Cremlino e di Washington: bisogna in qualche modo separare le sfere di responsabilità. In questa terribile terra bagnata di sangue, si sente la necessità di disegnare una linea: “Washington e i suoi lanzichenecchi sono responsabili di questo territorio, e questo sarà per la Russia e i suoi mercenari”. In Siria i due leader hanno molto da concordare.

Dove è molto difficile trovare un punto comune è in Ucraina. Probabilmente ne parleranno, ma difficilmente troveranno un accordo. Se non salterà fuori un reato, l’Ucraina per Trump – non è il primo mal di testa. E se ha un mal di testa, è principalmente legato a Manafort. C’è un debole suggerimento che porta entrambe le parti a considerare un congelamento del conflitto – in modo che ci siano meno omicidi da entrambe le parti, e poi si vedrà. Gli Stati Uniti sull’Ucraina hanno già fatto la loro mossa, Volker ha già formulato tutto in modo chiaro e rigido. A Putin non piace – significa che si lamenterà. A nostro parere Putin potrebbe proporre di nuovo l’idea di introdurre gli osservatori internazionali sulla linea di demarcazione, a cui Trump si opporrà. O acconsentirà a determinare condizioni: diciamo, noi scambiamo l’Ucraina con la Corea del Nord. Per Trump, la Corea del Nord è più importante, però deve avere la certezza che in Ucraina non salti fuori un reato.

In ogni caso i due leader hanno molte ragioni per incontrarsi, con l’ovvio intendimento che la situazione di Putin è peggiore a lungo termine, perché l’economia di Trump sta crescendo, mentre quella di Putin sta cadendo. Ma la situazione di Putin è più facile, nel senso che, qualunque cosa faccia, qualunque cosa accetti, qualunque sia l’argomento che fallisce, ancora una volta i media russi lo presenteranno come una vittoria.


E la situazione di Trump è diametralmente opposta: perché i suoi critici si fermino e sostengano: “Bene, finalmente, ha fatto una mossa ragionevole”, deve conseguire alcune evidenti vincite per l’America. In questo senso, Putin ha più spazio per elargire concessioni, di quello di cui può disporre Trump.

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