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23 giugno 2018

Un certificato di nascita sbiadito | Russia


La rivoluzione è il certificato di nascita della moderna Russia, ma la leadership ne rifiuta il contenuto.

La festa d’anniversario del centenario della rivoluzione russa, non viene raffigurato dalle autorità del paese come un grande avvenimento, anzi, al contrario, sembra che lo abbiano retrocesso ad una vecchia festa oscura o ad un anniversario letterario noto solo agli addetti ai lavori. Non rievoca l’evento storico che plasma il mito fondatore di una nazione.

Lunedì, 30 ottobre solo pochi giorni prima del 7 novembre, data in cui scade il centenario, il presidente Vladimir Putin ha partecipato all’inaugurazione del Muro della Sofferenza, un monumento che lo Stato stesso ha eretto in onore delle vittime della repressione politica.
“Noi e i nostri successori dobbiamo ricordare la tragedia delle repressioni e le loro cause – ha affermato Putin durante la cerimonia alla quale hanno partecipato non più di un centinaio di persone, soprattutto cittadini anziani, attivisti per i diritti umani e funzionari della città – ciò però, non ci spinge a chiedere vendetta. Nessuno può permettersi di portare la società sulla pericolosa linea del confronto”.

L’affermazione di Putin in poche parole ha esibito il suo autoritratto. Il presidente non ha mai affermato d’approvare la repressione, ma pur utilizzandola, non ha mai nemmeno condannato gli autori di tali crimini.
Stalin è stato “un prodotto della sua epoca – ha recentemente sostenuto Putin al regista Oliver Stone – Mi sembra che l’eccessiva demonizzazione di Stalin sia uno dei mezzi utilizzati per attaccare l’Unione Sovietica e la Russia – ha continuato dimostrando che la Russia di oggi ha una qualche radice nello stalinismo – Tutti noi abbiamo delle genesi e dei legami di qualche tipo, beh! E allora? La Russia è cambiata fondamentalmente”.

L’attuale Russia è il successore giuridico dell’Unione Sovietica, eppure la nazione prende le distanze dalla sua data di nascita.
La corrente Russia ufficialmente, e ora simbolicamente, riconosce i reati del governo sovietico, ma orgogliosamente consacra l’infame polizia segreta, nelle cui fila hanno operato gli autori dei primi giorni della rivoluzione del 1917. Il presidente Putin invita i suoi connazionali a ricordare le tragedie del passato, ma li avverte a non demonizzare le persone che hanno causato le tragedie.

Costruire un monumento alle vittime della repressione perpetrata dallo stato è un “segno di maturità morale – ha dichiarato al quotidiano pro-Cremlino, Izvestia, il signor Sergei Karaganov, il preside della scuola di Economia e Politica Globale della Scuola Superiore di Economia di Mosca – Una persona che non ha seppellito i suoi genitori non può andare avanti – ha inoltre enigmaticamente sostenuto Karaganov – Questo è il significato profondo che sta dietro a questo monumento … La sua edificazione segnala non solo la maturità della società ma anche la sua quieta e orgogliosa coscienza del passato”.

Un piccolo gruppo di attivisti politici e di dissidenti dell’epoca sovietica hanno definito l’inaugurazione del monumento “inattesa” e “cinica”, perché come hanno espresso, la repressione politica in Russia “non è diminuita, ma sta crescendo a vista d’occhio”.
Il giorno prima, davanti al monumento, la Pietra di Solovetsky, eretto 25 anni fa di fronte alla sede del Servizio di Sicurezza Federale, si è tenuta una grande manifestazione organizzata dal gruppo di attivisti Memorial, l’evento è un incontro annuale in cui le persone recitano i nomi di coloro che sono stati uccisi nelle purghe e nelle esecuzioni extralegali.

Il Cremlino ha ora l’opportunità di negare con i suoi detrattori l’elevato livello morale di cui dispone, infatti onora le “persone che sono morte per mano dei sovrani sovietici”: ecco il monumento, lo ha inaugurato lo stesso Putin! In un’attenta successione di sottili mosse Putin ha messo insieme una visione della storia che vuole essere equilibrata, ma anche confusa.
La Russia di oggi sembra legata sia al suo passato sovietico, che a quello imperiale, ma da ambedue estrapola solo quei punti che gli tornano più comodi.

Molte istituzioni ufficiali hanno tranquillamente esteso le loro origini dalle strutture dell’Impero russo, seppur fossero scomparse con la rivoluzione bolscevica. Il ministro dell’Industria e del Commercio, è nato nel 1905, quando il caro Nicola II ha decretato in legge la creazione dell’omonimo ministero russo. Il ministero della difesa, racconta la sua storia a partire dal 1802, data in cui, sotto Carlo Alessandro I, fu costituito il primo ministero militare. Il Ministero dell’Interno inizia i suoi ricordi ancor prima: nel 1718, quando Pietro il Grande nominò il suo primo capo della polizia, Anton Devier.

La palma del più anziano però va consegnata al Ministero degli Esteri. Il servizio estero russo traccia la sua origine nel momento in cui, nel 860 dC, il russo Kievan ha concluso il suo primo trattato di pace con l’impero bizantino. Questo è il momento in cui Rus è stato riconosciuto a livello internazionale, segnala il sito web del ministero.

Un’interessante eccezione ci viene fornita dal Servizio di Sicurezza Federale (FSB) – a parte le strutture che semplicemente non potevano esistere prima del 1917. Nella misura in cui altri settori dello stato russo hanno trovato le loro radici imperiali, FSB potrebbe facilmente essere legato alla Cancelleria Segreta di Pietro il Grande o alla Cancelleria dello stesso Nicola I, la cui Terza Sezione era la polizia politica del suo tempo.

Naturalmente, queste testimonianze non godono di un supporto di legami legali, ma sono esempi di creatività burocratica approvati dai migliori livelli di gestione dei rispettivi ministeri. Sono una riflessione fedele dell’autoimmagine dello stato russo: una pianta di ciliegie che cresce e si sviluppa.
Legalmente la Russia non è connessa allo stato russo che esisteva prima del 1917. Lo Stato sovietico ha tagliato i legami con l’entità precedente ed ha dichiarato nulli o reso inutilizzabili la maggior parte dei trattati e degli accordi firmati dall’impero russo. Ma l’URSS per mantenere e costruire la cooperazione con il mondo occidentale ha raccolto i frutti – ciliegie – dei trattati e della legislazione internazionale che riteneva utili.

Molto è stato detto sul Cremlino che ignora la rivoluzione russa perché considera la data troppo minacciosa: “i governanti non vogliono una rivoluzione, quindi non desiderano che i loro soggetti la celebrino”. Ma la realtà è più complessa.
Le istituzioni russe sono state ereditate da quelle sovietiche. Le città e le case sono tutte costruite in stile sovietico. Eppure il pedigree che promuovono le élite è quello della Russia imperiale. La rivoluzione è il nuovo certificato di nascita della Russia, ma l’élite attuale non ne accetta i contenuti.


Mostrare la rivoluzione vorrebbe dire esibire le umili origini dello stato attuale. La memoria non è sopravvissuta perché narrare storie di famiglia era pericoloso durante il periodo sovietico. Così le persone hanno seppellito i loro ricordi. Ora invece, fingono di rievocare improvvisamente tutto.
Commemorare e ricordare le origini dello stato è un atto di onestà. Invece la Russia, fingendo di essere un impero, aumenta solamente il divario tra come è in realtà, e l’ideale che si è auto-plasmata nella sua mente.

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