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18 settembre 2018

L’attuazione degli accordi di Minsk? | Ucraina


Il vicino interesse di NABU per il figlio di Avakov, potrebbe portare dei progressi per l’attuazione degli accordi di Minsk.

Alla vigilia dell’esordio della corrente stagione politica, la maggior parte degli esperti si è trovata concorde sul fatto che il successivo semestre sarebbe stato estremamente controverso. E, da come è debuttato l’autunno politico, non possiamo che affermare che gli esperti avessero assolutamente ragione.

Perché Volker è arrivato a Kyiv?
I conflitti sulla sommità dell’Olimpo politico ucraino hanno raggiunto un tale livello che si è resa necessaria l’interferenza dei giocatori esterni. È così, che potremmo interpretare la visita di fine ottobre a Kyiv del rappresentante speciale del Dipartimento di Stato statunitense per l’Ucraina, Kurt Volker.
Come alcuni media ucraini hanno indicato, facendo riferimento ad una fonte del Ministero degli Esteri, “a causa della situazione interna, gli americani vogliono ancora una volta valutare cosa sta succedendo in Ucraina”.

Inoltre, durante i colloqui di Volker con i senior funzionari ucraini, è stato affrontato il problema della soluzione del conflitto nel Donbas. In particolare, hanno toccato il tema del dispiegamento delle forze di pace nella zona del conflitto: secondo Volker, “la relativa risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dovrebbe essere adottata entro la fine del 2017” (dopo la fine dell’anno l’Ucraina sarà un membro non permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite). Pertanto, è necessario passare all’attuazione della parte politica degli accordi di Minsk prima dell’adozione della risoluzione nelle Nazioni Unite.
È noto, che la Federazione Russa e gli Stati Uniti stanno sviluppando una specie di “road map” per la soluzione del conflitto nel Donbass. Prima del suo arrivo a Kyiv, ancora fin dall’inizio di ottobre, Volker ha condotto intensi negoziati con la sua controparte russa, Vladislav Surkov.

E, il 1° novembre, il Dipartimento di Stato americano e il ministero degli Esteri russo hanno reso noto congiuntamente i risultati di questi colloqui, definendoli per ora, solamente “positivi”. Non si esclude che le parti, nella ricerca di un compromesso, possano aver compiuto notevoli progressi.

NABU come strumento di influenza sul “partito della guerra”
Come è risaputo, “Fronte Popolare” si è posizionato sia come pezzo grosso del “partito della guerra”, che come critico principale di “Minsk-2” (sia per la parte militare che politica). Il capo del Ministero degli Affari Interni, Arsen Avakov, uno dei concessionari di “Fronte Popolare”, ha una importante risorsa di potere, così come dietro le quinte ha dei suoi incaricati in un certo numero di formazioni paramilitari. È possibile che sia per questa ragione che Washington ha deciso d’indebolire la sua posizione utilizzando uno strumento come NABU (“caso zaini”, che coinvolge il figlio di Avakov e l’ex vice capo del ministero dell’Interno, Chebotar).

È giusto anche ricordare che NABU dalla primavera di quest’anno sta indagando per un procedimento penale contro Nikolay Martynenko, uno dei principali sponsor di “Fronte Popolare” e uno stretto collaboratore dell’ex primo ministro, Arseniy Yatsenyuk.
Ricordo inoltre, che nel 2014, la creazione di NABU è stato uno dei requisiti del FMI per l’Ucraina. Nell’autunno di quest’anno, il dipartimento delle forze dell’ordine dell’ambasciata americana a Kyiv ha confermato il suo patrocinio sulla struttura esistente. E il vice capo di NABU, Gizo Uglava – è un uomo di Mikhail Saakashvili, che è strettamente associato agli Stati Uniti fin dai tempi della sua carriera in Georgia. È ovvio che NABU è ampiamente controllato dall’ambasciata statunitense in Ucraina, e che la struttura è stata creata per monitorare in molti modi e, se necessario, esercitare pressioni sulle prime persone della politica ucraina.

Attuazione di “Minsk-2”?
Tornando direttamente alla suddetta “road map”, alla fine tutto calerà verso l’attuazione degli accordi di Minsk. Ad oggi, però, c’è solo un meccanismo che è stato sviluppato per attuare “Minsk-2” – la cosiddetta formula “Steinmeier”. Nel campo delle informazioni, la “formula Steinmeier” è stata ancora una volta rievocata nel corso di un’udienza in relazione con la recente visita a Mosca di Frank-Walter Steinmeier, l’attuale presidente della Germania, mentre in precedenza era il capo del ministero degli esteri tedesco. Si noti che il rappresentante russo nel gruppo di contatto Trilaterale, Boris Gryzlov, ha ripetutamente affermato che il Cremlino insiste sulla approvazione dello status speciale per ORDLO, proprio in linea con la “formula Steinmeier”.

La “Formula Steinmeier” è stata annunciata in occasione della visita dei ministri degli esteri tedesco e francese a Kyiv nel mese di settembre 2016. L’iniziativa delle squadre tedesche e francesi si sovrappongono quasi completamente alle proposte di Victor Medvedchuk, che è di gran lunga il partecipante più attivo del processo di Minsk. Il “Piano Medvedchuk” implica l’adozione da parte della Verkhovna Rada di quattro leggi che coincidono con il “pacchetto di misure per attuare gli accordi di Minsk”: l’amnistia per i partecipanti agli eventi nel Donbass, cambiamenti costituzionali in termini di decentramento, elezioni locali in alcune regioni di Donetsk e Lugansk e lo status speciale d’autonomia locale in alcune aree del Donbass.

In un senso più ampio il “Piano Medvedchuk” – è lo stesso del programma di reinserimento dei mezzi politici e diplomatici ucraini, ma assume anche il ripristino delle relazioni pragmatiche con la Russia, in particolare nella sfera economica.
È probabile che, nel contesto dei progressi nell’attuazione degli accordi di Minsk, aumentino anche le contraddizioni nell’ambito dell’Olimpo politico ucraino. Inoltre, non dobbiamo dimenticare la “regola d’oro” della politica ucraina – la restrizione del “foraggio” (che continua a ritmo sostenuto), porta ad una amara lotta politica. Naturalmente, i “falchi” politici influenzeranno fortemente il contenuto e i termini di un eventuale accordo di pace, tuttavia, se il formato USA-UA-Russia raggiungesse un punto tale che si rendesse necessario attuare “Minsk-2”, gli attori esterni sarebbero in grado di trovare gli strumenti per obbligare Kyiv ad adottare le necessarie norme legislative e raffreddare le “teste calde” all’interno della coalizione di governo.

Inoltre, il “partito della guerra” ucraino capisce anche, che l’attuazione dell’accordo di Minsk, rafforzerà l’influenza politica di Viktor Medvedchuk, tanto più che finora nulla e nessuno è stato in grado di opporvisi, nonostante le gravi risorse amministrative, il controllo del Ministero degli Interni e le milizie dell’esercito.
Si spera che gli attori politici non attraversino le “bandiere rosse” e, infine, mettano gli interessi dell’Ucraina e della comunità ucraina al di sopra dei loro interessi personali.

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