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18 novembre 2017

Donbass: importanti evoluzioni segnalate dagli USA | Ucraina


Perché all’Ucraina è stato consigliato di attendere prima di proporre al Consiglio delle Nazioni Unite la proposta di dislocazione delle forze di pace nel Donbass?

“La proposta ucraina per le forze di pace delle Nazioni Unite nel Donbass dovrebbe essere ritardata”, ha espresso l’inviato speciale del Dipartimento di Stato americano per l’Ucraina, Kurt Volker. Secondo il funzionario degli Stati Uniti, l’Ucraina, piuttosto che inviare alle Nazioni Unite la propria bozza di risoluzione per l’introduzione delle forze di pace internazionali nel Donbass, è meglio che si concentri sulla discussione della reale efficacia della missione. Ma cosa c’è dietro il consiglio dell’amministrazione Trump?

Dall’inizio dell’autunno, il rappresentante speciale del Dipartimento di Stato per l’Ucraina ha iniziato una maggiore attività diplomatica negoziale con la Federazione russa. Walker si è già riunito due volte con l’assistente del presidente russo, Vladimir Putin, Vladislav Surkov, definito l’architetto delle strategie delle “Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk”, e il terzo incontro è in programma per il 13 novembre.

Dopo ogni incontro, Volker ha sempre reso poche dichiarazioni, ma ogni volta che esternava qualcosa la sua affermazione rimarcava che i cittadini russi “non possono partecipare alla missione di pace nel Donbass” e che i militanti, in generale, dovrebbero essere esclusi da questo processo, mentre a sua volta il Cremlino dovrebbe portare fuori dalle aree che ha occupato sia le sue forze proxy, che i battaglioni del suo esercito.
Nel frattempo, Volker ha annunciato un briefing a Washington per valutare alcune questioni. Di seguito, dopo le ultime testimonianze del funzionario americano, abbiamo individuato alcuni scenari.

La risoluzione viene interrotta. L’Ucraina non deve inviare alle Nazioni Unite la propria bozza di risoluzione per le forze di pace e non deve competere con la Russia nella velocità del deposito del documento.
Per la prima volta l’idea di una missione di mantenimento della pace nel Donbass è emersa ancora nel 2015 da parte di Poroshenko. Tuttavia, le autorità non sono mai passate ad azioni concrete, facendo sempre riferimento alle “difficoltà di promuovere la relativa risoluzione al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in cui la Russia ha il diritto di veto”. Ma, come spiega una vecchia regola del calcio, che può essere pienamente applicata alle leggi della diplomazia – “se non segni, ti segnano”. E nel settembre di quest’anno, i “peacekeepers russi”, dopo aver ricevuto l’imbeccata dall’Ucraina, hanno iniziato a parlare di peacekeepers dell’ONU per il Donbass.

Il Cremlino, per garantire la sicurezza della missione di monitoraggio dell’OSCE, ha proposto di porre sotto il controllo dei caschi blu la linea di demarcazione della zona ATO. Ma questa opzione è stata fortemente criticata dall’Ucraina, perché, secondo Kyiv, le forze di pace dovrebbero essere presenti su tutto il territorio occupato, e non solo sulla linea di contatto, che non è un confine di stato.

“Cerchiamo di non agire con risoluzioni e non competere per avviare un dibattito sui principi di ciò che dovrebbe fare un’efficace missione di mantenimento della pace, vediamo invece, senza farsi prendere dalla smania di legiferare per sviluppare un semplice contratto, se possiamo davvero raggiungere un certo accordo”, ha sottolineato Volker.

Per l’Ucraina, a prima vista il consiglio di Volker sembra spiacevole.
In pratica, qualcuno potrebbe obiettare che c’è un paese terzo che sta obbligando una nazione a determinate azioni; anche se in questo caso non vedo alternative. L’Ucraina non è nemmeno una superpotenza regionale e non è in grado quindi di sviluppare autonomamente delle sue politiche, in particolare nel Donbass. É frustrante, ma Kyiv è messa così anche nel formato “Normandia”, dove è sostenuta da Francia e Germania.
Approfondiamo tuttavia, il motivo della presa di posizione statunitense.
Come ben sappiamo, la richiesta del mandato di forze di pace dell’ONU, dovrà essere firmato dalle due parti in conflitto. Un lato è noto – l’Ucraina. L’altra parte che dovrà firmare la richiesta all’ONU dovrà essere la carpenteria di Zakharchenko, data la categorica posizione russa che non è parte della guerra. In questo caso Zakharchenko e Plotnitsky non verrebbero più considerati terroristi, ma bensì due angeli caduti dal cielo.

Tra l’altro, lo stesso Cremlino, non da ultimo a settembre, ha sempre sostenuto che dovrebbero essere i leader delle due autoproclamate “Repubbliche” che devono essere coinvolti a pieno titolo nel processo negoziale. Senza dimenticare che la Russia, nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ha il diritto di bloccare tutte le iniziative di pace dell’Ucraina.
In effetti, come ben si è notato in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, è impossibile indagare per l’uso delle armi chimiche in Siria senza l’accordo della Federazione Russa, ragion per cui non uscirà dall’ONU nessuna risoluzione per l’Ucraina senza un OK russo. Non c’è soluzione al problema. Tuttavia, l’Ucraina non ha mai cambiato la sua posizione sul mandato dei caschi blu.

“Le forze di pace dovrebbero essere distribuite su tutto il territorio temporaneamente occupato di alcune zone delle regioni di Donetsk e Lugansk, e soprattutto stazionare al confine e controllare le frontiere tra la Russia e l’Ucraina”, ha manifestato molte volte Volker. E chiaramente questa è la posizione del presidente degli Stati Uniti.
L’idea di Volker pertanto, è quella di utilizzare il testo presentato dalla Russia all’ONU, con una variante che sarà quella della posizione ucraina. Di conseguenza, ci sarà la risoluzione russa, ma con una modifica che accoglie in parte le desiderata ucraine. Questa opzione è certamente la più promettente, e probabilmente sarà su questa base che si sta muovendo l’amministrazione Trump, in quanto Mosca ora non può più bloccare la sua richiesta di risoluzione, ma può variarla. Questo gioco diplomatico potrebbe portare al risultato sperato dall’Ucraina: le forze di pace si distribuiranno in ORDLO, bloccheranno il confine e di seguito continueranno con i punti previsti negli accordi di Minsk.

Infatti, il capo della commissione parlamentare per gli affari esteri, Anna Gorko, ha aggiunto che il fine in sé stesso non è l’adozione della risoluzione delle Nazioni Unite.
“Ora stiamo ampliando la cerchia degli alleati che supportano il concetto ucraino; in tutti questi mesi abbiamo lavorato per preservare la logica ucraina ed abbiamo spiegato la nostra valutazione sulla missione delle Nazioni Unite e gli esperti se ne sono fatti un giudizio, indicando a loro volta il numero delle forze di pace che sarebbero state necessarie e le loro funzioni”, ha spiegato. Elezioni locali. La seconda tesi chiave del diplomatico americano è che i peacekeepers dovrebbero creare le condizioni per indire le elezioni locali nel Donbass, in quanto corrisponde alle disposizioni del processo di Minsk.

Ma l’idea di elezioni nelle “Repubbliche” è attivamente promossa dalla Federazione Russa. Ed è ovvio che per questo tema sotto la cupola di Poroshenko si romperà più di una lancia politica.
Lo stesso Poroshenko ha affermato che non potremmo legare tutte le misure politiche ai problemi di sicurezza; ma ha anche sostenuto che le forze di pace sarebbero diventate una soluzione per l’unità dei problemi di sicurezza. Sulla base delle parole Poroshenko, se ci fossero gli operatori di pace, l’altro passo successivo diventerebbero le elezioni. Questo in qualsiasi formato possa essere la missione dei peacekeeping, così come il passo successivo. Per capire che questa è una buona scelta, basta solo guardare la storia locale delle altre missioni di pace, anche se per l’Ucraina prendessimo la peggiore .. – il processo di pace della missione a Cipro, ha diviso l’isola in due parti, il turco e il greco; ma il passo successivo dopo l’arrivo dei caschi blu è stata un’elezione su entrambi i lati della linea di demarcazione che ha chiarito alla comunità internazionale chi occupa un dato territorio.

Infine il formato Normandia. Volker ha accennato di una qualche formalizzazione della partecipazione statunitense al formato “Normandia”.
Agire nei processi di negoziazione non è a livello di Capo di Stato, e in questo momento gli Stati Uniti, grazie all’attività di Volker, sono il partecipante più attivo ed efficace; mentre il formato Normandia sta solo fornendo qualche futura speranza per una risoluzione del conflitto. È difficile capire come Washington possa entrare nel processo, come è impossibile vedere Trump seduto al tavolo delle trattative insieme alla tedesca Merkel – con la quale ha poche affinità – il francese Macron – ben visto ma troppo vicino a Merkel – e il russo Putin – simpatia (forse di più) ma non è possibile dimostrare nulla. Vedremo!

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