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18 novembre 2017

Il porto di Odessa e le riforme ucraine | Ucraina


In un’intervista dello scorso ottobre, il primo ministro ucraino Volodymyr Groisman ha rivelato che in Ucraina non c’era operativo nessun dispositivo di scansione a raggi x, chiarendo così, che i corrieri corrotti per facilitarsi l’attività criminale avevano intenzionalmente danneggiato tutte le attrezzature.

L’accusa mette in evidenza la gravità della corruzione nei servizi doganali del paese, anche in mezzo alla serie di riforme post-Maidan che stanno migliorando il clima commerciale e d’investimento. Forse nessun altro centro economico riesce a spiegare la tensione esistente tra gli interessi acquisiti e il cambiamento sostanziale, quanto riesce a farlo il porto di Odessa sul Mar Nero. Il recente ritorno alle pratiche di corruzione all’ingrosso nei porti di Odessa richiede la massima attenzione: sottolinea la necessità di una sostenuta volontà politica ad attuare le riforme e ribadisce la minaccia in corso che la corruzione sta bloccando la prosperità economica e la sicurezza nazionale.

Odessa è stata una battaglia chiave tra la guerra dei riformatori e i vecchi “capi” corrotti ucraini. Nel 2015, il presidente Petro Poroshenko ha posto al comando della regione di Odessa l’ex presidente georgiano, Mikheil Saakashvili, assieme ad un giovane attivista politico, Yuliya Marushevska, selezionata presto a dirigere l’ufficio doganale che notoriamente sovrintende i corrotti porti di Odessa. Il loro mandato è stato reso noto pubblicamente: eliminare la corruzione e aumentare l’efficienza economica.

Durante il loro breve incarico, la squadra è riuscita, anche significativamente, a portare al minimo le opportunità di comportamenti corrotti e hanno aumentato il commercio internazionale attraverso il porto. Marushevska ha rapidamente eliminato i ranghi, ha istituito con il sostegno degli Stati Uniti e dell’UE un nuovo processo di assunzione dei dipendenti, ha rafforzato la trasparenza e ha notevolmente accelerato il processo di sdoganamento. L’introduzione del sistema di informazione comunitaria dei porti del Regno Unito, una soluzione elettronica unica per le informazioni relative all’importazione, all’esportazione e al transito, è stato un passo fondamentale per limitare i punti di contatto umani nella catena di approvvigionamento e per armonizzare le procedure ucraine con le migliori pratiche dell’UE.

Tuttavia, come spesso avviene nella transizione delle economie post-sovietiche, alla fine del 2016 una sfida da parte di coloro che hanno utilizzato per lungo tempo schemi illegali, hanno fermato i progressi. Ad esempio, Roman Nasirov, l’ex capo del servizio fiscale statale ucraino, che ora sta affrontando un procedimento penale con l’accusa di abuso di potere, ha denunciato di corruzione Marushevska, facendo aprire un fascicolo contro di lei, ma principalmente per bloccare e/o rallentare l’attuazione delle riforme nei porti di Odessa.
Il flusso continuo di dimissioni da parte dei riformatori frustrati, e la decisione di USAID di smettere di sostenere le riforme doganali nella regione di Odessa, hanno lasciato i porti esposti ad un ritorno allo status quo ante.

Infatti, le fonti locali affermano che le pratiche di sdoganamento nei porti di Odessa sono tornate sotto la tutela passiva del nuovo responsabile, Alexander Vlasov, che dalla primavera del 2017, ha preso l’incarico di Nasirov. Secondo Kirill Molchanov, il vice direttore dell’Istituto ucraino per le analisi e la gestione delle politiche, i doganieri di Odessa nel mese di giugno hanno emesso multe contro 358 contenitori, ed hanno accumulato una ricchezza illegale personale di oltre 1,3 milioni di dollari.

Tale riavvolgimento della riforma doganale continua a minare il potenziale economico dell’Ucraina. Il ritorno degli schemi di mercato grigio nei porti di Odessa, invece che migliorare l’ambiente commerciale e dell’investimento ucraino, rischia di minare la fiducia degli imprenditori occidentali. Per essere chiari, le aziende americane e europee sono sempre più ricettive a perseguire opportunità di business in Ucraina; ma la mancanza di volontà politica a Kyiv a perseguire i funzionari corrotti di alto profilo come Nasirov, e la continua esistenza di interessi privati ​​che ostacolano l’attuazione delle riforme, rafforzano la percezione che l’Ucraina sia un paese debellato dalla corruzione.

Questi ostacoli presentano anche gravi problemi di sicurezza. La corruzione nella catena delle forniture facilita in tutto il paese gran parte dell’attività criminale organizzata transnazionale, dal contrabbando di merci illecite e contraffatte al traffico di lavoratori forzati ucraini e lavoratori del sesso. Situata sulle frontiere della guerra con le forze russe – Crimea e Transnistria – Odessa ha una esposizione specifica per il traffico di armi. All’inizio di quest’anno, le autorità turche della città portuale del Mar Nero di Zonguldak, hanno bloccato un contrabbando nazionale iraniano di componenti missilistici russi, in un cargo-traghetto nella parte sudorientale dell’Ucraina.

La saga in corso nei porti di Odessa illustra anche la lunga strada che c’è davanti ai riformatori in Ucraina. A breve termine, il governo ha bisogno di mobilitare in modo più efficace le venti unità anticorruzione interagenziali introdotte lo scorso anno, originariamente progettate per muoversi rapidamente tra i controlli doganali. Odessa deve rimanere l’obiettivo principale di questi sforzi. Per un cambiamento più duraturo, i partner americani ed europei dovrebbero mantenere una certa pressione politica su Kyiv e, come parte di una strategia più ampia per migliorare il clima commerciale e d’investimento del paese, oltre che mantenere l’assistenza tecnica ai riformatori, insistere per far avanzare l’agenda delle riforme delle dogane.

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