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18 settembre 2018

Russia: la Marcia dell’Unità 2017  | Russia


L’annuale “Marcia Russa” del 4 novembre (Giornata nazionale dell’Unità) è diventata un punto d’incontro dell’opposizione nazionalista al regime.

Quest’anno l’evento ha avuto un particolare significato per la sua vicinanza temporale alla ricorrenza del centenario della rivoluzione bolscevica del 7 novembre. Gli annunci che preparavano la marcia stessa, pubblicati sul sito politico d’estrema-destra del Comitato Nazionale per la Libertà, sembravano promettere sfilate a Mosca, San Pietroburgo, Ekaterinburg, a Vologda e a Pskov, nelle quali tutti avrebbero dovuto chiedere le dimissioni del presidente Vladimir Putin. Il post spiegava anche le modalità con le quali le persone, se non avessero avuto il tempo o la voglia di partecipare di persona alle manifestazioni, avrebbero potuto aiutare il Comitato ad espletare il suo intento.

Il 4 novembre, l’evento a Mosca ha preso forma in due distinte manifestazioni, una nel sobborgo del sud-est di Lublino, e l’altra nella zona nordoccidentale della capitale, con partenza presso la stazione della metropolitana Oktyabrskoye Pole. La marcia di Lublino ha raccolto circa 200 persone – nonostante affermazioni che sostengono che ci fossero stati 10.000 manifestanti – ma è stata rapidamente bloccata dalla polizia a causa di alcuni bandiere e slogan che per la sfilata non erano stati autorizzati.

Gli organizzatori, un’ora prima dell’ora stabilita dell’inizio della marcia, hanno reso pubblico che i loro “slogan e il percorso erano stati pre-approvati dalle autorità”. Uno dei principali coordinatori, Ivan Beletski, quando è uscito di casa subito dopo aver diramato “le notizie delle autorizzazioni”, si è trovato una trentina di poliziotti che lo aspettavano, forse perché coinvolto in un altro procedimento penale, ma lui si è dichiarato convinto che la tempistica fosse da ricercare nella “marcia e nelle bandiere”. L’altro organizzatore principale, Yuri Gorski, è attualmente in Lituania, dove vive in regime di auto-imposto esilio politico. Nel complesso, a Lublino sono state arrestate 32 persone.

Secondo l’organizzazione per i diritti umani SOVA, le bandiere che non erano “autorizzate” rappresentavano simboli celtici, e per la marcia si erano presentati i gruppi nazionalisti di destra, tra cui la Lega russa per i diritti umani, l’Associazione di Resistenza Popolare, il Blocco Nero e l’Avanguardia Nazionale-Rivoluzionaria.

La marcia nella parte nord-occidentale di Mosca, tradizionalmente un’alternativa più moderata alla marcia d’opposizione nazionalista di Lublino – è stata invece stabilita dalle autorità per cooptare il movimento e scaricare il sostegno popolare in posti diversi – è proseguita ed ha visto più di 370 persone a Shukinskoi. Pertanto, per la prima volta, una marcia organizzata dalle autorità ha attirato più persone di quelle organizzate indipendentemente dall’opposizione nazionalista. Le organizzazioni presenti alla marcia “autorizzata” hanno incluso gruppi che promuovono il diritto di portare le armi in Russia, attivisti anti-aborto e vari movimenti che celebrano l’interferenza russa in Ucraina.

Il deputato Nikolai Kurianovich, ex deputato del partito Liberale Democratico della Russia (LDPR), ha partecipato alla marcia ed ha utilizzato un megafono per gli slogan. Durante la marcia, i manifestanti hanno utilizzato dei cartelli, “la ricchezza naturale è di proprietà della popolazione!”; “Le famiglie ortodosse russe sono la nostra salvezza”; e “Contro gli oligarchi! Siamo a favore della democrazia, della nazionalizzazione e della de-privatizzazione delle risorse russe”.

Lo zelo rivoluzionario però, è stato più evidente domenica 5 novembre, quando la polizia ha perquisito le case ed ha arrestato gli attivisti che operano per conto del politico d’opposizione esiliato, Vyacheslav Maltsev, e del suo movimento vietato, Artpodgotovka. La polizia e il Servizio di Sicurezza Federale (FSB) hanno effettuato più di 200 controlli-perquisizioni a Mosca e nella regione, apparentemente contro i membri di Artpodgotovka che “stavano progettando di mettere a fuoco gli edifici amministrativi”. Alcune testimonianze hanno inoltre suggerito che la polizia avesse trovato “numerosi individui con armi traumatiche” – forchette – e per questi motivi avesse deciso di vietare l’ingresso alla Piazza Rossa. Anche se Maltsev ha invocato la rivoluzione online, praticamente in Russia nessuno lo ha preso seriamente. Di conseguenza, le azioni delle autorità sembrano esageratamente sproporzionate.

Nel frattempo, in altre città sono state organizzate le marce del “Giorno dell’Unità”. A San Pietroburgo, una piccola colonna, forse 30 nazionalisti, si è radunata al di fuori della stazione della metropolitana di Sportivnaya e ha cominciato a marciare. La polizia, pure in questo luogo è stata rigorosa: secondo quanto riferito, c’erano più poliziotti – circa 500 – che marciatori, con l’avvenimento di un arresto di un giovane che urlando, ha iniziato a maledire tutti i poliziotti presenti e anche quelli a casa. A Ekaterinburg i video dimostrano una manifestazione di forse 100 nazionalisti – anche se nel filmato sicuramente non sono stati ripresi tutti – che sventolano la bandiera imperiale russa e portano un cartello con scritto “Basta con l’occupazione! Basta con il 282” – un riferimento al fatto che alcuni nazionalisti guardano il regime di Putin come un’ostile forza occupante che reprime il nazionalismo con la clausola del codice penale (No. 282), che vieta l’incitamento all’estremismo.

A Novosibersk, dove diversi anni fa la Marcia russa attirava più di 1.000 persone, le autorità hanno bandito la marcia nazionalista; anche se hanno consentito che la loro “marcia pro-regime” andasse avanti. Tuttavia, alcuni manifestanti – forse non più di 200 – si sono presentati al punto d’incontro dei nazionalisti. Lì, sono stati accolti dalla polizia, la quale ha spiegato che la “marcia russa” non aveva ottenuto l’autorizzazione, e sono stati mandati tutti a casa. La maggior parte dei marciacatori erano giovani – esattamente il gruppo di età che Alexei Navalny era riuscito a mettere in opposizione al regime più volte dall’inizio di quest’anno. Eventi più o meno simili sono avvenuti in tutte le città e paesi della Russia.

La “Marcia Russa 2017” suggerisce due approfondimenti sulla politica russa. In primo luogo, nonostante gli sforzi delle autorità per reprimere la marcia, nella società russe c’è ancora la volontà di resistere, soprattutto nei giovani. In secondo luogo, il regime non sta concedendo nessuna libertà di manifestazione o di “resa pubblica delle proprie opinioni” e reprime con la forza ogni mobilitazione popolare, forse in previsione delle elezioni presidenziali del marzo 2018. Nel frattempo, il fantasma di Lenin corre minacciosamente nei corridoi del Cremlino.

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