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18 novembre 2017

Bielorussia, Russia e lo scenario ucraino | Bielorussia


Il presidente bielorusso Alyaksandr Lukashenko non è mai stato un “nostro vero amico”, dichiara l’outlet russo, EurAsia Daily.

Secondo un articolo a firma di Kirill Nemiga, nei primi anni novanta, Lukashenko era pronto a guidare il partito Fronte Popolare Bielorusso (BPF), ma ha rapidamente capito che il suo filone di nazionalismo non era in auge tra i bielorussi. Pertanto, si era impegnato con la Russia per ottenerne un vantaggio economico, “ma il leader bielorusso non ha alcuna vera fedeltà al mondo russo”, sottolinea Nemiga.

Nel frattempo, un’altra pubblicazione online russa, Life.ru, ha riferito che l’Unione europea ha appena annunciato una gara per la realizzazione di 12 “centri di formazione per le risorse” in Bielorussia. Questi, suggerisce l’articolo, “raccolgono gli attivisti di organizzazioni non governative (ONG) orientate alla democrazia e li preparano a diffondere i valori europei”. “Contrariamente ai contingenti della NATO [Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico] in Polonia e negli Stati baltici, l’UE sta assumendo il ruolo del buon poliziotto che effettua il processo di distruzione di un regime politico dal suo interno, flirta con i nazionalisti locali per promuovere la sua politica estera multi-direzionale, e nel frattempo cerca di ottenere le maggiori concessioni finanziarie possibili…dalla Russia”. “In tal modo, il regime di Lukashenko – chiarisce l’articolo – rischia di essere rovesciato con una rivoluzione stile Euro-Maidan, alimentata da questa rete di centri di raccolta della società civile progettati per alimentare l’opposizione politica”.

Regnum, una rivista della propaganda anti-Minsk, ha pubblicato un’intervista con Artyom Agafonov, il co-presidente del movimento politico di Accordo Civico Unito, nella quale Agafonov spiega che per evitare che la Bielorussia potesse seguire lo scenario ucraino, ha indetto una tavola rotonda a tema “La democrazia e i diritti umani in Bielorussia”. Appena terminata la tavola rotonda, i rappresentanti del Partito Accordo Civico Unito, BPF, i Democratici Cristiani Bielorossi e il movimento per la Libertà hanno co-firmato una petizione al KGB bielorusso, protestando per “l’interferenza delle organizzazioni fantoccio pro-russe e degli agenti finanziati dalla Russia”.

È possibile che la petizione sia sovra-stimata, come l’arresto di dicembre 2016 dei tre cittadini bielorussi che scrivevano per Regnum; tuttavia, entrambi gli eventi riflettono una cultura politica che in passato era mobilitata solo per ostacolare la presunta occupazione occidentale, e per l’interferenza negli affari interni della Bielorussia. Oggi invece, ci sono rappresaglie di pari opportunità anche contro gli individui connessi con la Russia.

Se consideriamo i frequenti dubbi che sostengono che la Bielorussia potenzialmente potrebbe “seguire lo scenario ucraino”, è istruttivo invocare Mikhail Pogrebinsky, il direttore del Centro per la Ricerca Politica e la Risoluzione dei Conflitti che ha sede a Kyiv. Un tesoro dei media russi, tuttavia, sono le persone che ragionano e le cui esternazioni sono impostate in modo scolastico e calmo. La pubblicazione conservatrice online, Idea Russa, ha recentemente pubblicato un pezzo di Pogrebinsky, “In Russia ci sono due punti di vista popolari e […] reciprocamente esclusivi sui rapporti tra Russia e Ucraina. Il primo suggerisce che la Russia stessa è colpevole della posizione dell’Ucraina […] la quale ha abbandonato il regno della civiltà russa perché dopo la disgregazione dell’Unione Sovietica, la Russia ha lasciato liberi di galleggiare alla deriva tutti gli stati post-sovietici ed ha trascurato d’usare la sua potenza morbida, per cui l’Ucraina, in preda al panico, si è fatta “occupare” totalmente dagli euroatlantici. Il secondo parere afferma che, sin dalla nascita del nazionalismo ucraino nel diciannovesimo secolo, gli ucraini hanno sempre cercato di liberarsi dal giogo russo. In questo senso, gli atteggiamenti anti-russi, che si sono gradualmente rafforzati durante l’epoca post-sovietica, non sono altro che un’estensione naturale della tendenza che prima non aveva la possibilità di esprimersi. Quale di questi punti di vista è più vicino alla verità?”. “Appoggio il secondo punto – ha chiarito Pogrebinsky – anche se ha senso anche il primo”.

“Tuttavia, il progetto ucraino [nazionale] è stato orientato verso la conservazione della Russia, intesa ancora come un unico stato. Cosa che non sorprende: le lingue sono vicine e la religione è comune, quindi l’Ucraina non aveva fatto scelte diverse. Oppure si potrebbe anche sostenere che l’Ucraina si è ritirata da una comunità vicina, ma più forte (culturalmente e così via), ma in ogni caso, prima o dopo si assimila, ed è quello che si è verificato […]”. Pogrebinsky poi ha reso omaggio al punto di vista opposto, ed ha riconosciuto che in Russia esistono più specialisti che in Ucraina, e che quelli russi non hanno nessuna voglia di andare a Kyiv, oltre che spiegare che è controproducente l’insistenza del presidente Vladimir Putin che i russi e gli ucraini sono un solo popolo.

Nonostante tutte le differenze tra ucraini e bielorussi, potremmo ora cercare di applicare lo stesso ragionamento. Non solo c’è una comunanza di religione tra la Bielorussia e la Russia, ma anche la maggior parte dei bielorussi comunica in russo. Di conseguenza, non si può addossare all’influenza occidentale la responsabilità dell’allontanamento bielorusso dalla Russia, anche se può svolgere un suo proprio ruolo. Un’altra somiglianza con lo scenario “ucraino” attuale, è la carenza di specialisti russi in Bielorussia.

Ma nel frattempo anche l’Occidente sembra svegliarsi. “La Bielorussia è migliore della sua reputazione – scrive il quotidiano austriaco Kronen Zeitung – e, nonostante un governo autoritario, la realtà della vita in Bielorussia è vicina a quella dell’Europa occidentale più che in qualsiasi altro stato post-sovietico”. Specificamente significa, che contrariamente all’Ucraina, le persone in Bielorussia possono contare su uno stato più funzionale. Questo vale per l’istruzione, i servizi sociali, l’assistenza sanitaria, le pensioni e le retribuzioni affidabili, anche se queste ultime in media arrivano solo a 300-350 euro mensile”.

In qualche modo, probabilmente a causa dell’enorme economia ombra, i bielorussi riescono ad avere una vita tranquilla… Il traffico sulle ampie vie di Minsk coinvolge migliaia di Mercedes, Jeep, Porsche, Volkswagens, Audi e Toyota. Apparentemente la situazione […] non è diversa da Vienna. Ci sono molti centri commerciali e ristoranti … C’è anche una concessionaria Harley Davidson. Durante una visita al Teatro Bolshoi [a Minsk], la sala si è riempita […] di un pubblico che si è radunato per ascoltare il Requiem di Mozart, tra tante altre opere musicali. Come se i confronti tra Bielorussia e Ucraina fossero diventati una nuova moda, Balazs Jarabik, un polacco attivista per la promozione della democrazia, ha anche suggerito che “l’Occidente ha visto nella Bielorussia quello che manca in Ucraina – lo Stato”.

Improvvisamente l’Europa sta guardando più da vicino la Bielorussia ed è notevolmente sorpresa di ciò che sta vedendo. Come per Gandhi, “In primo luogo ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, poi vinci”.

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