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18 novembre 2017

Cosa si aspetta Kyiv da Trump? | Ucraina


Omofobo, razzista, ignorante e sessista. I principali media in Occidente lo hanno demonizzato fin dalla sua candidatura alle presidenziali. Ebbene ad un anno dalla sua elezione, l’isteria mediatica nei suoi confronti continua. Trump, un presidente contro tutti.

In Italia ad ottobre è uscito nelle librerie “Trump. Vita di un presidente contro tutti” di Gennaro Sangiuliano, nel quale si racconta la vicenda personale, imprenditoriale e politica di Trump. La biografia, analizza il personaggio di Donald Trump senza preconcetti, mostrando le luci e le ombre di un presidente che ha spiazzato il mondo intero.

E, seppur il nuovo presidente non mi avesse mai appassionato, devo ripromettermi di “pulire la mia palude”. Spesse volte ho espresso pareri contrari al suo “modo di essere politico” ed ho parteggiato di più per l’architetto Hillary Clinton; sebbene le mie opinioni derivassero dal fatto che ero preoccupato che lui fosse una pericolosa forma di demagogia, che non avesse rispetto per la costituzione, o per le minoranze etniche di qualsiasi nazione. Come professionista con sede a Kyiv, con anche un passaporto americano, ho anche temuto che il neo presidente potesse mettere ancora di più in difficoltà l’Ucraina e che, nella sua corsa per sigillare lo “storico accordo” con la Russia di Vladimir Putin, personaggio sibillino che ha ripetutamente lodato durante la sua campagna, la buttasse sotto un autobus.

Miracolosamente, tuttavia, l’Ucraina è sopravvissuta, e durante il primo anno della sua presidenza ha persino prosperato. Incredibile vero? Ma c’è di più, la nuova amministrazione americana si è anche impegnata a sostenere Kyiv nella sua guerra contro Mosca ed ha ribadito più volte la sua opposizione all’illegale annessione della Crimea del 2014. E, mentre Trump in casa è stato occupato a lottare contro le sue “false notizie”, la scorsa estate entrambe le case del Congresso hanno esteso le sanzioni contro la Russia. Oltre a ciò, e nonostante i rumorosi dinieghi russi di un loro coinvolgimento, il Congresso ha persino irrogato delle nuove sanzioni per punire Mosca per la sua interferenza nelle elezioni presidenziali americane del 2016. Chi ha fatto l’hacking contro l’America non è stato un singolo pazzo furioso con la mania di succhiare file da tutti i computer del mondo per poi renderli pubblici. No! È stato un esercito di troll mantenuto dal loro papà: Vladimir Putin.

Un nuovo reset, una bromance, particolari accordi nucleari e scambi commerciali con la Russia sembra che al momento non siano carte che possiamo trovare sulla scrivania di Trump nel suo Ufficio Ovale.

Per l’Ucraina però, si sta dimostrando un amico più grande di quello che è stato il suo predecessore Obama, che oltretutto odiava Putin. Quest’anno in più, Kyiv si è molto rallegrata quando l’amministrazione americana ha nominato un rappresentante speciale per l’Ucraina, un responsabile per il sostegno della transizione del paese verso l’Occidente e per assicurare il successo degli accordi di pace di Minsk. La scelta di Kurt Volker, diplomatico veterano ed ex ambasciatore statunitense nella NATO, ha impressionato anche i più accaniti critici. Volker ha da subito etichettato il conflitto ad est come una “guerra guidata dalla Russia contro l’Ucraina” ed ha più volte chiesto al suo governo di fornire a Kyiv le armi letali e difensive e ha ordinato alla Russia di ritirare le sue truppe dal Donbas.

Quest’autunno, ho avuto l’opportunità di incontrare brevemente Volker al vertice economico di Yalta a Kyiv, e mi ha colpito per la sua eloquenza e la profonda comprensione della situazione ucraina. Non possiamo essere felici delle modalità che Tump usa per fare politica, i suoi continui e talvolta strampalati post su Twitter, ma quando si tratta di Ucraina dobbiamo toglierci tanto di cappello. A partire da James “Mad Dog” Mattis, il segretario della difesa, che è anche un vocale sostenitore del paese e dell’importanza strategica che la nazione ha per la NATO; senza dimenticare il segretario di stato, Rex Tillerson che, quando in Ucraina – ha visitato Kyiv l’anno scorso – si è infervorato promettendo aiuti, nonostante le sue riserve sull’importanza del paese per i contribuenti statunitensi.

A Trump, sembra che non interessi molto l’Ucraina, forse perché in passato non ha mai incontrato una bella “Miss ucraina”, altrimenti un contatto “a pelle” ne avrebbe cambiato le opinioni e magari ci sarebbero più conoscenze. Forse il grido del governo di Kyiv a sostenere durante la campagna la “maledetta Hillary” e l’aiuto dato alla FBI per le indagini per frode fiscale contro l’ex direttore della campagna, Paul Manafort, hanno colpito il suo sistema limbico facendo pensare a cose negative.

Certamente Trump preferirebbe avere mano libera con Putin, come è successo ai margini del vertice del G20. Sono i suoi amici oligarchi, dopotutto, che tutti questi anni gli hanno sostenuto l’attività immobiliare, ed al presidente americano, dopo essere diventato l’uomo più potente del mondo, piacerebbe restituire il favore, anche se ha le mani legate a causa della caccia alle streghe russe orchestrata dai democratici.

Per Trump non c’è nulla di facile; tuttavia, con il Senato degli Stati Uniti che ha recentemente approvato 350 milioni di dollari in aiuti militari e armi letali di difesa per l’Ucraina, e con il disegno di legge che è arrivato sulla scrivania dell’Ufficio Ovale, lui si trova forse davanti ad uno dei test più grandi della sua presidenza.
Firmare vuol dire cancellare per il prossimo futuro tutte le speranze di un reset con la Russia e una bromance con Putin. Potrebbe anche mettere in pericolo la sua presidenza, se il Cremlino infatti avesse qualche prova compromettente contro di lui, come tanti affermano.

Ma se non firma il disegno di legge, rischia una ribellione nel suo partito, e sarà John McCain che condurrà la carica, il quale si avvarrà delle accuse che Trump è un “uomo di Putin”.
È una decisione difficile. Ma a Kyiv, si capisce tutto. Qualunque cosa il nuovo presidente dovesse decidere, in ogni caso ha già fatto molto per il paese.

In termini di calcio, anche se probabilmente sta giocando nella squadra russa, nella partita contro l’Ucraina si è fatto un autogol.
L’Ucraina dopo l’elezione di Trump stava affrontando una crisi esistenziale, anche se è sempre stata fiduciosa nel sostegno dell’America; ma Trump, inconsapevolmente è diventato il nuovo improbabile salvatore dell’Ucraina. Nessuno avrebbe immaginato questo felice scenario durante la campagna presidenziale dell’anno scorso, quando invece il paese tremava per la paura e il timore di cosa gli avrebbe riservato il futuro.

Specialmente quando Trump ha apertamente lodato Vladimir Putin. Una cosa è necessario che Tump sappia: se dovesse firmare il disegno di legge, nel 2020 otterrà il voto di più di un milione di ucraini che vivono in America, oltre il mio si intende.

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