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18 novembre 2017

Il gruppo Visegrad: quali interessi? | Visegrad


Vuoi per i diversi livelli di sviluppo economico, o per l’instabilità politica che imperversa in ciascuno degli Stati membri, è sempre più difficile considerare il V4 un blocco unico, perlomeno una unione di Stati come era stata concepita sin dalla sua nascita.

Nel 1991, quando il gruppo Visegrad ha avuto origine, l’obiettivo primario era l’integrazione euro-atlantica e la cooperazione con la NATO. Ventiquattro anni dopo, ora che gli obiettivi sono stati raggiunti, il gruppo è spesso indicato come un “marchio tossico”, perché costantemente i quattro paesi manifestano che il principio originale del partenariato esiste solo sulla carta, ma non nell’attività reale.

REPUBBLICA CECA

Il clima politico della Repubblica ceca ha cominciato a cambiare dopo il 2015 e, alla vigilia delle elezioni parlamentari di ottobre, sei partiti vantavano le migliori credenziali per entrare in parlamento: Ano; Partito Socialdemocratico Ceco; Libertà e Democrazia Diretta, il partito dell’imprenditore ceco-giapponese Tomio Okamura; il partito liberale-conservatore ,Top 09; e il Partito Pirata ceco, un partito il cui elettorato principale è la generazione dei più giovani, quelli dell’epoca dell’informazione.


Fin da subito, anche con il supporto dei sondaggi, l’ovvio leader e vincitore è apparso Andrej Babis, del partito Ano, un imprenditore ceco ed ex ministro della finanze che è accusato d’aver abusato di fondi pubblici durante il suo periodo in carica. L’uomo d’affari è conosciuto per il suo stand anti-europeo; anche se i media locali sostengono che Babis cambi le sue opinioni così spesso e così rapidamente che è difficile capire ciò che effettivamente vuole.

I media liberali cechi caratterizzano Babis come una persona materiale che si concentra solo sui soldi, che cerca di trarre vantaggio da tutto quanto possibile, sia nella Repubblica ceca che dalle sovvenzioni straniere.
“Andrej Babis è particolarmente guidato dal denaro, mentre Orban e Kaczynski sono guidati dall’ideologia. Egli è scettico per le sanzioni contro la Russia perché le imprese ceche stanno perdendo profitti per causa loro”, spiega Katerina Safarikova, una giornalista del settimanale ceco, Respekt.

Gli analisti economici del paese sono molto impegnati a dissertare dell’epoca “d’oro dell’economia ceca”, ma non perché è in crescita, ma perché è in condizioni così precarie che si può paragonare a quella greca. Una assurdità che riportano i migliori giornali economici locali è che “i salari sono calati, perché solo diminuiti i prezzi dei prodotti”.

SLOVACCHIA

Gli esperti slovacchi sottolineano a grandi titoli che l’illusione di “essere ricchi dopo l’adesione all’UE” sta gradualmente scomparendo.
La Slovacchia, tra gli Stati membri dell’UE, ha ora la minor partecipazione elettorale. Un segno piuttosto positivo è che nelle elezioni slovacche i partiti radicali non stanno ottenendo i necessari voti per riuscire ad imporsi.

Miroslav Vlachovsky, il responsabile dell’unità UE per la strategia della comunicazione, MFASR, ha dichiarato che ciascuno dei paesi pensa solo ai propri interessi monetari: “La Slovacchia non respinge la cooperazione nell’ambito del sistema Visegrad. Il gruppo Visegrad ha aiutato molto la nostra economia negli anni ’90. Ma bisogna sempre ricordare che la Slovacchia, a differenza degli altri quattro Stati membri, è in una situazione completamente diversa, perché facciamo parte dell’Eurozona. I polacchi pensano agli zloty, i cechi alle corone, gli ungheresi ai fiorini, ma la Slovacchia ha gli euro”.

Per confronto, i salari medi slovacchi sono di tanto inferiori a quelli tedeschi, e le pensioni sono allo stesso livello di quelle greche. Alcuni, siccome il paese dopo l’entrata nell’UE ha ottenuto un facile accesso ai mercati globali, si sono recentemente espressi per una “tigre economica slovacca”; ma, seppur rispetto agli altri paesi del gruppo Visegrad presenti buoni risultati macroeconomici, si proponga come il leader regionale in termini di PIL e di accesso ai mercati globali, a livello di micro economia è veramente triste. E, anche se il livello di disoccupazione è notevolmente diminuito, i salari non sono ancora proporzionati alle esigenze sociali. Gli slovacchi stanno sempre più insistentemente parlando di “aspettative non raggiunte”, dopo l’adesione all’UE.

POLONIA

Secondo le ultime indagini sociologiche, il partito Legge e Giustizia (PiS), oggi potrebbe ricevere il 40 per cento dei voti; un altro 40 per cento potrebbe essere condiviso da due partiti d’opposizione, Piattaforma Civica e Modern (“Nowoczesna “); ma poiché l’opposizione non è unita e risulta molto litigiosa anche in casa, è molto probabile che il partito di governo nelle prossime elezioni parlamentari emerga ancora vittorioso.
Come è noto, il governo polacco aveva già l’intenzione d’introdurre la valuta europea nel 2011, ma per il momento l’idea è rimasta ancora tale. Il ministro delle finanze ha ancora recentemente cambiato versione per l’introduzione dell’euro nel suo paese – da “mai” a “forse un giorno”. Gli analisti politici polacchi affermano che la decisione “ha bisogno, soprattutto, del sostegno della base, che al momento non c’è”.

A tal proposito, il professore in scienze politiche, Spasimir Domaradzki, ha sottolineato: “È necessario che il popolo appoggi la decisione. Per esempio, il governo ungherese non vuole introdurre l’euro, ma la popolazione lo vorrebbe, anche i cechi stanno pensando ad una maggiore integrazione economica. Mi sembra che esista anche nel gruppo Visegrad una certa tendenza verso un riesame. V4 è solo uno strumento di consolidamento – a volte funziona, a volte no. Molti affermano che al momento è la Polonia che domina il gruppo, ma è sbagliato. Oggi V4 è guidato da “furbi” politici che giocano abilmente sugli interessi statali. Orban ha imparato a giocare con l’UE, ma non è un Talib come Kaczynski, mentre i cechi hanno un presidente molto imprevedibile”.

Gi analisti fanno notare anche che, seppur più di due milioni di persone hanno lasciato la Polonia in cerca di posti di lavoro, il paese ha un’economia dinamica non declassante e nel gruppo rappresenta il più grande mercato di consumatori – 40 milioni (11 milioni in Ungheria, 10 milioni nella Repubblica Ceca e 5 milioni in Slovacchia).

UNGHERIA

Secondo gli ultimi sondaggi, le prossime elezioni ungheresi, che si terranno nella primavera del 2018, non cambieranno il clima politico nello Stato – il partito di Viktor Orban, Fidesz, dovrebbe continuare a governare il paese. I nuovi e promettenti partiti non sono in grado di formare una forte opposizione, perché non vogliono unire le loro forze.
Il secondo partito più popolare dell’Ungheria è il populista pro-russo Jobbik, o il Movimento per l’Ungheria, spesso accusato di xenofobia e antisemitismo.

Il nemico n. 1 del partito di governo è George Soros, un finanziatore e investitore statunitense nato in Ungheria, che il premier Viktor Orban accusa pubblicamente che “sta covando un piano segreto per destabilizzare l’Ungheria”, infatti si suggerisce che sostenga le piccole forze liberali che esistono nel paese.
I poster con il volto del filantropo americano, che si possono notare in ogni angolo di Budapest, dimostrano in modo convincente a chi la leadership ungherese sta cercando di affibbiare la colpa di tutti i suoi problemi.

Molti media ungheresi confrontano il regime di Orban con quello di Erdogan.
Ad esempio, Peter Magyari, un giornalista di 444.hu, confronta quello che sta succedendo in Ungheria oggi, con la situazione turca di 10 anni fa.
In altre parole, l’Ungheria non è né una dittatura, né una democrazia.
I mezzi di comunicazione sono ormai schierati con Orban, e lo stanno mettendo o sul carro EU se decide di fermare la propaganda, e alla fine fare come la Slovacchia, o lasciare che il paese vada alla deriva mentre lui adempie alle proprie ambizioni.
Dopo l’adesione all’UE e l’avvento degli investimenti stranieri, l’economia ungherese si è notevolmente rafforzata; tuttavia, gli esperti affermano che non si tratti di un successo paragonabile a quello polacco o ceco, principalmente a causa dei misfatti politici.

PROGETTI COMUNI

Tra le poche cose in cui le opinioni dei quattro paesi non si discostano ci sono: la mancanza di volontà dei governi nazionali ad osservare i contingenti UE per la distribuzione dei migranti in Europa; la voglia di bloccare Nord Stream 2; e la cooperazione nell’ambito dei progetti Trimarium e Intermarium.
Questi ultimi sono estremamente attuali in Polonia, principalmente per la mappa geopolitica del paese, l’aggressione della Russia contro l’Ucraina e il rinnovato desiderio di difendere i confini nazionali. Dopo la presa del potere del partito Legge e Giustizia nel 2015, le idee per lo sviluppo di Trimarium e Intermarium hanno cominciato ad ottenere molte più attenzioni e discussioni da parte dei politici dell’Europa orientale. Eppure, le idee vengono mal attuate a causa delle continue controversie tra i paesi partecipanti.

In particolare, il conflitto Kaczynski-Orban ostacola qualsiasi livello di cooperazione, perfino quello delle riparazioni delle strade. Il blocco del progetto Nord Stream 2 potrebbe essere un altro punto di intersezione e di cooperazione per i paesi di Visegrad; ma, a differenza della Polonia e della Slovacchia, la Repubblica ceca e l’Ungheria non stanno prendendo una posizione categorica contro questo progetto. L’accordo per bloccare il progetto è stato firmato da vari governi, ma è difficile per gli analisti prevedere la posizione del nuovo governo della Repubblica ceca.

E, poiché l’economia ceca dipende molto dalle imprese partner e dagli investitori tedeschi, ciò rende impossibile qualsiasi collaborazione nel quadro del progetto Intermarium se non c’è la partecipazione della Germania.
La Repubblica ceca a sua volta, non agirà contro il progetto perché una Germania opposta è estremamente nociva per l’economia domestica.
Allo stesso tempo, qualsiasi blocco attivo di Nord Stream 2 da parte del gruppo Visegrad è impossibile senza un coinvolgimento del lato americano.

Ecco, perché come afferma Pawel Kowal, ex vice ministro degli affari esteri della Polonia e membro del Parlamento europeo:
“In primo luogo, credo che dovremmo invitare anche l’Ucraina nei progetti come Trimarium. In secondo luogo, per bloccare Nord Stream 2, dobbiamo avere una strategia chiara. Finora non l’abbiamo. Dobbiamo spiegare alla Commissione europea perché i paesi Visegrad sono contro Nord Stream 2. Ma la Commissione europea è debole nella lotta contro i governi nazionali. E, anche se la Polonia è contraria, non basta; mentre la posizione degli altri paesi non è così forte come quella della Polonia. Dobbiamo portarci al nostro fianco gli americani, sia i repubblicani che i democratici. Solo allora sarà possibile bloccare il progetto”.

IL FUTURO DEL GRUPPO VISEGRAD

È ovvio che il gruppo Visegrad dipende completamente dalle condizioni politiche ed economiche di ciascuno degli Stati membri, che a loro volta, a seconda delle situazioni, sono guidati dai loro interessi nazionali.
Nel complesso, la maggior parte degli analisti concorda sul fatto che il gruppo continuerà ad esistere, ma d’ora in poi ci sarà un incremento delle incomprensioni, piuttosto che un assestamento sugli aspetti che hanno mantenuto insieme i paesi fin dall’inizio, infatti le convergenze che li avevano fatti confluire nel gruppo sono state fagocitate nei diversi interessi nazionali.

I problemi che l’UE sta affrontando nei rapporti con i paesi dell’Europa dell’Est, le lotte intestine nei vari membri dell’Europa occidentale e le diverse visioni esistenti tra i vari componenti l’UE, ci stanno facendo apparire che un ulteriore sviluppo e ampliamento del blocco sta diventando sempre più improbabile – almeno fino a quando non ci sarà una “vera cooperazione” in seno all’Unione.

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