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18 novembre 2017

Stracciare e supporre | Ucraina


La Verkhovna Rada, nel quadro della “reintegrazione del Donbass”, si sta preparando per votare il blocco delle relazioni diplomatiche con la Russia.

La Verkhovna Rada ucraina, la prossima settimana potrebbe decidere d’interrompere le relazioni diplomatiche con la Russia. L’addendum dovrebbe essere incluso nella legge “sulla reintegrazione del Donbass”, che il Parlamento prenderà in considerazione per la seconda lettura il 16 novembre. Le nostre fonti nella Verkhovna Rada sono convinte che i rappresentanti della maggioranza delle fazioni voteranno la decisione. La successiva tappa dovrebbe essere la firma del corrispondente decreto da parte del presidente Petro Poroshenko, dopo di che le istituzioni diplomatiche russe in Ucraina e ucraine in Russia verranno chiuse. A Kyiv, si prevede che la Bielorussia o la Svizzera potrebbero rappresentare gli interessi ucraini a Mosca.

Ivan Vinnik, un deputato del blocco governativo di Petro Poroshenko (BPP), ha presentato l’emendamento alla legge sulla reintegrazione del Donbass. Tuttavia, come hanno spiegato le fonti, la specificità della situazione è che il deputato, che è entrato formalmente nella fazione presidenziale, coopera strettamente anche con altre forze politiche – Fronte Popolare (NF) – ed è considerato un business partner di uno dei suoi leader, specificatamente il capo della commissione parlamentare per la sicurezza nazionale e la difesa, Sergei Pashinsky.

“Chi ha dato origine all’emendamento è stato il Fronte Popolare – spiega la fonte del Blocco di Poroshenko, che ha chiesto di non essere identificato nominalmente – Questo è il tipo di risposta che il ministro degli affari interni Arsen Avakov, una delle figure più influenti di NF, ha inviato al presidente perché non ha voluto o non è stato in grado di aiutarlo per il figlio che è detenuto per una causa di corruzione”. (Alexander Avakov è stato preso in custodia il 31 ottobre, con il sospetto di essersi “preso” con l’inganno 520 mila dollari usando come copertura l’acquisto di zaini per la Guardia Nazionale. Nonostante il fatto che Avakov Jr. successivamente fosse stato rilasciato, gli interlocutori del ministro dell’interno lo hanno convinto a vedere nel procedimento contro il figlio una dichiarazione di guerra da parte del team del presidente, e che oltretutto si sta preparando a colpirlo di nuovo).

La Verkhovna Rada ha esaminato il progetto di risoluzione per le dimissioni di Arsen Avakov: solo 31 parlamentari hanno sostenuto l’iniziativa, quando serviva un minimo di 226 voti. “Ringrazio il Parlamento per il sostegno. Grazie ai 31 deputati per la loro diffidenza. Pace a voi”, ha scritto su Twitter il capo del Ministero degli Affari Interni dell’Ucraina subito dopo la votazione.

“Nella legge “sulla reintegrazione del Donbass”, che la Rada dovrebbe prendere in considerazione in seconda lettura, la Russia verrà riconosciuta come il paese aggressore. Spero che ci sia la maggioranza di voti necessaria – ha spiegato l’autore dell’emendamento Ivan Vinnik – perché per aver mantenuto in essere le relazioni diplomatiche, c’è già un crimine da parte del ministero degli esteri ucraino. Le relazioni in realtà sono già state frantumate. Non ci sono ambasciatori e diplomatici di primo grado che lavorano nelle ambasciate. Dobbiamo chiaramente colmare questo vuoto legislativo”.

Allo stesso tempo, in questo momento, la rottura diplomatica con la Russia, e ancora di più la legge sulla “reintegrazione del Donbass” non fanno parte dei piani di Petro Poroshenko. Al contrario, gli accordi della leadership ucraina, raggiunti durante l’ultima visita a Kyiv a fine ottobre del rappresentante speciale del dipartimento di Stato, Kurt Volker, sono completamente diversi. La legge “sulla reintegrazione del Donbass”, che la Rada dovrebbe adottare in seconda lettura, Washington la deve presentare a Mosca come prova della buona volontà di Kyiv e dell’approccio costruttivo che hanno adottato i leader ucraini.

L’emendamento introdotto dal deputato Vinnik minaccia di creare un contesto politico completamente diverso, mentre per Kurt Volker è una cattiva notizia che gli capita addosso alla vigilia dei colloqui con l’aiutante presidenziale russo Vladislav Surkov, che si terranno il 13 novembre a Belgrado. Per quella data si dovrebbe già conoscere se la Verkhovna Rada ha intenzione di modificare la legge sull’integrazione aggiungendo l’emendamento di Vinnik.

Nonostante il fatto che nell’ambiente di Petro Poroshenko e BPP si cerchi in tutti i modi di evitare ulteriori tensioni con gli americani, la nostra fonte ci conferma che il presidente e i suoi alleati non avranno altra scelta che sostenere l’emendamento. “Oggi esiste una chiara richiesta sociale per la rottura delle relazioni con Mosca. Ciò è evidenziato dai sondaggi di opinione che teniamo regolarmente. Non possiamo ignorare questo momento e nuotare contro corrente. Soprattutto nella situazione attuale, dove gli oppositori al potere – Mikhail Saakashvili e i suoi associati – stanno cercando di organizzare un nuovo Maidan. Spero che l’Occidente ci capisca. E se non ci capiscono subito, li convinceremo “, ci ha segnalato una fonte dell’amministrazione presidenziale.

“La rottura dei rapporti diplomatici con la Russia non dovrebbe creare problemi all’Ucraina. Dopo più di tre anni di guerra abbiamo il pieno diritto legale e morale di agire in modo coerente – sostiene l’analista politico Viktor Ukolov – L’ambasciata ucraina a Mosca è praticamente chiusa, ci sono solo pochi diplomatici. I problemi potranno sorgere solo per i migranti, i lavoratori ucraini che lavorano in Russia. Ma alla fine troveranno nuovi posti di lavoro – nel nostro paese o in Europa”.

La maggior parte dei nostri interlocutori in Parlamento sono convinti che la modifica Vinnik finirà per essere approvata. “Non riesco ad immaginare un’altra opzione – ha sottolineato il vice di Fronte Popolare – i parlamentari non possono non sostenere la rottura dei rapporti con il paese che è riconosciuto come aggressore. Oggi, questa è una prova di sopravvivenza della politica ucraina”.
“Senza dubbio, la nostra fazione appoggerà l’emendamento Vinnik. La rottura con la Russia di oggi – una cartina di tornasole che permette di determinare un “amico o nemico” – si trova d’accordo con la logica dei colleghi del deputato del Partito Radicale, Igor Popov. “In questo caso, potrebbero insorgere dei problemi nei rapporti con Washington. Gli americani non saranno felici, ma non romperanno i rapporti con l’Ucraina, troveranno un’altra soluzione”.

Allo stesso modo, “l’iniziativa Vinnik è nascosta dietro alle forze politiche. Siamo consapevoli che il presidente è stato messo in una posizione molto delicata – ha espresso un deputato del Blocco di Poroshenko – è costretto a violare le promesse fatte a Volker e all’Occidente in generale. Capiamo anche che questa è la cinica vendetta di Avakov per la detenzione di suo figlio”.
Di parere simile è anche Oleksandr Chernenko, un altro rappresentante di BBP in parlamento: “Tutta la storia della modifica e della rottura delle relazioni diplomatiche, non è altro che un flirtare con gli elettori sullo sfondo della guerra”.

La consapevolezza di tali fatti, tuttavia, non cambierà la posizione della più numerosa fazione della Rada. “Alla fine, continueremo ad appoggiare l’emendamento – come la maggior parte delle forze politiche in parlamento – con la possibile eccezione del Blocco di Opposizione. La reintegrazione dei territori resta attuale, noi il Donbas lo definiamo casa nostra” ha affermato Chernenko.
La fazione parlamentare Samopomich (il partito guidato dal sindaco di Lviv, Andriy Sadovy) ha inoltre confermato che il suo partito voterà a favore dell’emendamento Vinnik, “anche se in un primo momento per noi è stata una sorpresa”. In questo caso, la motivazione offerta dal deputato non è stata molto specifica, ma è comprensibile se si considera che il suo partito prende costanti posizioni critiche nei confronti delle autorità: “Siamo ben consapevoli del fatto che Poroshenko fa accordi sottobanco con Mosca e promette delle cose a Volker. Ora, votando in Parlamento, metteremo in chiaro la sua posizione”.

Ma, dopo il voto parlamentare, come potrebbero svilupparsi i rapporti con Mosca? Un addetto del ministero degli esteri ucraino, ci ha confermato che “dopo la decisione del parlamento il Presidente dovrebbe firmare il decreto di interruzione delle relazioni diplomatiche – senza la sua firma non si può fare nulla, perché, secondo la costituzione, è il capo dello Stato l’incaricato della politica estera dell’Ucraina. Poi il Ministero degli Esteri, d’intesa con il presidente, annuncerà il periodo durante il quale i diplomatici russi dovranno lasciare l’Ucraina. La normativa non si applica ai dipendenti consolari, in quanto le loro attività sono regolate dalla Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari e l’accordo consolare bilaterale tra l’Ucraina e la Russia”.

“Allo stesso tempo, Kyiv inizierà i negoziati con un paese terzo, che possa rappresentare gli interessi dell’ambasciata ucraina in Russia”. Una nota: dalle informazioni del ministero degli esteri russo i potenziali candidati per questo ruolo potrebbero essere la Bielorussia (come la più conveniente geograficamente) e la neutrale Svizzera”.

Punto di chiarificazione: come si sono sviluppati i rapporti diplomatici tra la Russia e la Georgia dopo il 2008?
Il 26 agosto 2008, dopo il conflitto armato nell’Ossezia del Sud, la Russia ha ufficialmente riconosciuto l’Abkhazia come stato indipendente. Il 2 settembre dello stesso anno, il ministero degli esteri georgiano ha ufficialmente informato l’ambasciata russa della rottura delle relazioni diplomatiche tra i due paesi. L’ambasciata russa in Georgia ha cessato il suo lavoro il 3 settembre.

Dall’ottobre 2008, Mosca e Tbilisi hanno condotto regolari contatti diplomatici nel quadro dei colloqui di Ginevra sulla sicurezza e la stabilità della Transcaucasia. Alle discussioni partecipano anche i rappresentanti dell’Abkhazia, dell’Ossezia del Sud, degli Stati Uniti, dell’ONU, dell’OSCE e dell’UE. Il 10-11 ottobre 2017 è scaduto il 41° round di negoziati.

Da marzo 2009 la Svizzera rappresenta gli interessi della Russia in Georgia e della Georgia in Russia; se ne interessano direttamente le ambasciate svizzere a Mosca e a Tbilisi.
Nell’ottobre 2010 Tbilisi ha annullato unilateralmente il regime dei visti per i cittadini russi residenti nel Caucaso settentrionale. Il ministero degli Esteri russo in risposta ha espresso “preoccupazione”. Nel febbraio 2012 la Georgia ha annullato unilateralmente il regime dei visti per tutti i cittadini della Federazione russa, che era in vigore da dicembre 2000. I cittadini della Georgia per visitare la Russia hanno ancora bisogno di ottenere il visto.

A partire da dicembre 2012, oltre ai colloqui di Ginevra, Mosca e Tbilisi hanno tenuto incontri diretti, tra il rappresentante speciale georgiano, Zurab Abashidze e il vice ministro degli esteri russo, Grigory Karasin. Le consultazioni si svolgono, di norma, a Praga. L’ultima riunione si è tenuta il 7 luglio 2017.

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