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18 novembre 2017

La mela della discordia | Ucraina-Polonia


Allorché i carri armati eltsiniani cannoneggiarono il parlamento russo, nell’ottobre 1993, i solerti giornalisti moscoviti, avendo esaurito ogni fandonia a carico dei “rivoltosi comunisti”, scrissero che l’autunno è una stagione pericolosa per l’ordine pubblico, perché la svolta climatica rende le menti più facile preda dei sobillatori, come era stato nel novembre 1917! Da un po’ di tempo, ma soprattutto dopo il 2014, sembra che le svolte stagionali influiscano negativamente anche sui rapporti ucraino-polacchi.

Ma, le recenti controversie dei due paesi vicini dovrebbero essere considerate in un contesto ben più ampio: oggi non ci sono processi centrifughi e di arcaizzazione solo in Ucraina o Polonia, ma anche in tutto l’Occidente. Ecco perché sono sorti i fenomeni di Trump e Le Pen.

Cioè, in tutta Europa e anche in molte parti del mondo si sta giocando la carta nazionalista perché il progetto democratico liberale ha dimostrato di non soddisfare i desideri della popolazione, in particolare la sua parte attiva, per cui tornare al nazionalismo è diventato un processo molto naturale in questi paesi. Tuttavia, il nazionalismo si basa sempre sulla storia, sul passato, non su un futuro. Non rappresenta un progetto europeo con principi assolutamente nuovi. Questo è il principale motivo degli ultimi battibecchi nelle relazioni Polonia-Ucraina.

Se ci riferiamo alle realtà polacche, al potere oggi ci sono delle persone che professano opinioni nazionaliste non troppo piacevoli per l’Ucraina. Vale la pena notare che l’Ucraina sta vivendo una situazione un po’ diversa da quella di Varsavia, Parigi o Berlino. Questo perché Kyiv è in stato di guerra. E, quando la guerra infuria, il ritorno ai movimenti nazionalisti è una cosa abbastanza naturale. Inoltre, considerato che il paese sta rivedendo la sua storia e si sta sbarazzando di alcuni miti e propaganda russo-sovietica, l’Ucraina ha in corso un progetto che tende a proteggere la sua percezione, rivolto soprattutto al contesto della guerra con la Russia, non sicuramente contro i polacchi o qualcun altro.

Ma i polacchi purtroppo, lo percepiscono come indirizzato esclusivamente contro di loro. Ricordiamo ad esempio, la ridenominazione di Mosca Avenue in Bandera Avenue, che i polacchi la hanno percepita come un deliberato passo di Kyiv contro la Polonia. Anche se, infatti, l’idea fondamentale è che a Kyiv, Bandera viene percepito come il simbolo della lotta del paese contro la Russia, e non è una caratterizzazione storica. Ma, se nel frattempo analizziamo anche superficialmente le realtà polacche, sia dal punto di vista geografico, che ideoligico, notiamo che oggi i pulpiti che vociano maggiormente contro l’Ucraina sono leader che puntano ai dividendi politici, trattano argomenti che semplicemente consolidano l’elettrorato. Infatti, il deterioramento delle relazioni Ucraina-Polonia non è solo legato al ripristino e alla ricerca della giustizia storica ucraina, ma principalmente ad importanti scadenze elettorali.

È in questo contesto che cadono i cicli storici ed emergono i conflitti tra la Polonia e l’Ucraina. Mi rifiuto di credere che per la maggior parte dei polacchi le questioni storiche siano così importanti, ma lo sono al contrario per i politici, che pompano per ottenere voti. D’altra parte, suggerisco anche che lo stesso lato ucraino non sta agendo con troppo acume. Basta vedere quando il presidente ucraino si è inginocchiato ed ha scusato pienamente i polacchi. Questo è un gesto apparentemente bello e gratificante, ma è appropriato solamente quando entrambe le parti accettano di perdonare e desiderano ardentemente chiedersi perdono.

Finora i polacchi stanno solo giocando con le questioni storiche … E continueranno a suonare queste trombe fino a quando non sarà finito l’attuale periodo elettorale polacco, ma ancora di più, fintantoché l’Ucraina è una nazione debole, quindi inferiore, nazista e così via e per ciò deve essere bacchettata e bistrattata. Se una parte crede d’avere il monopolio sulla storia di un altro paese, allora dov’è che i polacchi sono diversi dai russi? Allo stesso modo gli ucraini hanno avuto anche l’approccio sbagliato. Quando è in corso un ripristino della giustizia storica, non deve esserci solo l’impegno di una persona, colui che dirige l’Istituto della Memoria Nazionale; ma devono essere prese in considerazione tutte le sfumature di politica estera.

Kyiv a questo non ha mai dato spazio, e il motivo è semplice: ha una diplomazia debole che agisce di rimessa su ciò che si afferma in Polonia, per questo caso. Si tratta di un approccio estremamente sbagliato. La diplomazia ucraina invece, dovrebbe essere pro-attiva. Il presidente ucraino ha chiesto una riunione straordinaria del Comitato consultivo dei presidenti dell’Ucraina e della Polonia, vedremo come andrà. Dopo tutto, i polacchi hanno recentemente presentato una questione completamente inaccettabile e non diplomatica – “finché il governo ucraino non rimuoverà tutti i nazionalisti dall’ufficio, non ci saranno incontri”. Poroshenko, con la sua proposta non ha fatto altro che mettersi in ginocchio un’altra volta, perché se Duda si rifiutasse di partecipare al lavoro del Comitato, porterà la situazione ad una escalation ancora maggiore, che non porterà nulla di positivo all’Ucraina. [Al momento della redazione di questo lavoro, è stato segnalato che il Segretario di Stato presso la cancelleria polacca, Krzysztof Szczersky, ha accolto favorevolmente la proposta ucraina].

Ovviamente, ciò influirà sulle relazioni bilaterali tra l’Ucraina e la Polonia. Da molto tempo l’Ucraina sta dichiarando che la Polonia è il suo avvocato nell’UE, anche se ora le sue funzioni le ha prese la Lituania, principalmente perché tra Vilnius e Kyiv non ci sono tensioni storiche. La Polonia in ogni caso, è un vicino estremamente importante per l’Ucraina. Pertanto, l’Ucraina per gli ultimi sviluppi deve mettere i puntini sulle “i”. Innanzitutto non c’è nulla che divide i polacchi dagli ucraini in termini di visioni geopolitiche e strategiche sia nel presente che nel futuro, per cui Kyiv si deve maggiormente concentrare sui valori e gli interessi comuni.

Al presente, il fattore principale è che ambedue gli stati hanno un nemico esistenziale, e l’aspetto russo, Kyiv e Varsavia lo devono tener presente ogni volta che aprono bocca. Ma molto più importante è che l’Ucraina e la Polonia hanno molto in comune in termini di futuro. Infine, l’Ucraina sostiene la Polonia, a differenza di alcuni altri paesi dell’Europa dell’Est – Ungheria ad esempio – che è un fattore molto importante. Inoltre, i polacchi non sconfinano nel territorio ucraino. Naturalmente in Polonia ci sono alcune figure marginali che sostengono tali versioni, ma questa non è un’idea fondamentale o una prospettiva politica. Per i polacchi è importante che l’Ucraina rimanga solida perché insieme possono contrastare gli sforzi della Russia e, forse, un giorno in futuro, rafforzare il blocco dell’Europa orientale in contrapposizione alla Germania e alla Francia. Questi sono i punti chiave su cui le due nazioni si dovrebbero concentrare.

In un’epoca di globalizzazione spinta, di presunta fratellanza internazionale, interraziale ed interreligiosa, a mio parere, andrebbero rimossi tutti i simboli che un tempo hanno segnato il dolore e l’inimicizia tra i popoli; l’Ucraina sta rimuovendo in questa ottica tutti i simboli del comunismo e li relega solo ad aree museali.

Come mai la Polonia ancora non riesce a fare pace con il passato mettendo da parte l’ossessionante simbologia che ogni giorno è posta lì per ricordarci che loro sono migliori di altri? La Polonia nel terzo millennio ha ancora voglia che i territori “redenti” da un altro paese possano avere l’ambizione di ritornare alla Patria precedente?

Se è così, allora Varsavia dovrebbe interrogarsi sul perché esista ancora questo desiderio di “conquista” territoriale, cosa le manca in casa?
D’altra parte forse, anche l’Ucraina dovrebbe trovare più coraggio per cambiare, staccarsi dallo stereotipo di territorio locale, buttarsi alle spalle i modelli obsoleti ed improduttivi, credere di più nei progetti europei e soprattutto in quelli transfrontalieri, che se sviluppati con un senso di piena collaborazione potrebbero agganciarsi alle varie economie vicine e risollevare anche il PIL regionale. Sicuro che né Kyiv né Varsavia avrebbero più nulla da ridire.

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