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18 novembre 2017

Russia: via dall’Ucraina? | Ucraina


Il Cremlino ha fallito l’operazione speciale “il Nostro Trump” e parte dell’impegno di Vladimir Putin è indirizzato alla resa e ai modi per abbandonare l’Ucraina.

Durante una intervista con alcuni giornalisti, riportata dal sito Apostrofe e altri, Andrei Piontkovsky, uno scienziato politico russo, ha espresso delle sue opinioni e pareri di come lui sta vedendo le vicende in Ucraina in generale, ma in particolare nel Donbass e in Crimea. Abbiamo ritenuto utile riportare parte della conversazione per i suoi intriganti contenuti.


D. La parte americana, al vertice APEC in Vietnam, si è rifiutata di partecipare ad una riunione ufficiale con la parte russa. Cosa può aver dettato una simile decisione nell’amministrazione di Donald Trump?
R. Trump è in una situazione molto difficile. Egli è già ragionevolmente accusato d’eccessiva cordialità e simpatia per Putin. Infatti, durante tutto il suo mandato presidenziale non si è mai avventurato ad emettere una valutazione critica su Putin. E, in questo caso specifico, qualunque cosa avessero potuto concordare, l’establishment americano lo avrebbe visto come un’ulteriore prova dello strano attaccamento di Trump a Putin. Pertanto, il presidente americano da questa riunione non poteva ottenere nessun beneficio.

Ma, se seguiamo la propaganda di Mosca, i media hanno segnalato la stretta di mano tra Trump e Putin, avvenuta durante la fotografia cerimoniale, come una grande vittoria e inoltre non escludono la possibilità di eventuali colloqui, magari informali. Ma questa è l’agonia dell’operazione speciale “il Nostro Trump”, che si è rivelata un enorme errore da parte del Cremlino. Se Clinton avesse vinto, ci sarebbe stato forse un altro reset e riavvio. In ogni caso, l’atteggiamento americano con il regime di Putin sarebbe stato più benevolo. Oggi, il gioco franco da parte di Trump ha mobilitato la stragrande maggioranza dell’establishment militare americano.

E, nella direzione russo-ucraina, Trump e Tillerson, un’amicizia decorata, ha impedito qualsiasi iniziativa di potere. È Kurt Volker che articola la posizione americana per l’Ucraina, e lo sai bene. Quindi, nello scenario ucraino Trump e Tillerson non sono giocatori.

D. Secondo te, per quale motivo Trump non dovrebbe incontrare ufficialmente Putin e cercare di promuovere la questione ucraina per forzare il presidente russo a fare una qualsiasi concessione?
R. Trump non può cambiare la sua posizione. Ci sono alcune ragioni oggettive che ci portano indietro di due anni, durante i quali Trump (in particolare, prima della sua presidenza, durante la campagna elettorale) ha ripetuto spesso la stessa cosa: “Quanto bello sarebbe migliorare le relazioni con la Russia”. E adesso, nel processo di indagine, esplodono sempre più fatti che manifestano una certa dipendenza di Trump da Putin.
Ora, Trump non osa mettere davanti a Putin questi fatti, e, in secondo luogo, non ha bisogno di una conversazione seria con Putin. Il dialogo con Putin lo stanno facendo altre persone e, soprattutto, il Congresso degli Stati Uniti, che ha approvato una legge per sanzioni personali contro l’intera leadership russa, che in questi giorni è pieno sviluppo. Questa lista sta influenzando la coscienza degli abitanti del Cremlino molto più di ogni affermazione di Trump, che nessuno prende seriamente in considerazione.

D. Gli Stati Uniti hanno destinato 350 milioni di dollari per fornire assistenza militare all’Ucraina. Ma c’è un’altra interessante rappresentazione che è arrivata dall’America – l’assegnazione di quasi 5 miliardi di dollari per sostenere le posizioni della NATO in Europa per “affrontare l’aggressione russa”. Il Cremlino reagirà in qualche modo al fatto che tali colossali fondi siano stati specificatamente assegnati contro l’aggressione russa?
R. Un punto di svolta fondamentale è stata la Conferenza sulla sicurezza degli Stati Uniti, tenutasi il 20 e il 21 luglio. Lì, per la prima volta, è stato chiaramente espresso che Putin ha praticamente dichiarato una guerra ibrida contro l’Occidente e, soprattutto, contro gli Stati Uniti. E tutti i partecipanti alla conferenza hanno convenuto all’unanimità sul fatto che non hanno altro che prendere atto di questa guerra ibrida, accettarla e sconfiggere Putin. E cosa è successo dopo la conferenza? La legge sulle sanzioni, i 350 milioni nel bilancio del 2018 per l’Ucraina, il finanziamento contro l’aggressione russa in Europa, la protezione della NATO, prima di tutto, nei paesi baltici e in Polonia, in cui ci sono costanti provocazioni, tutto questo è parte dell’attuazione della decisione dell’establishment americano.

L’Occidente, come sempre, sta andando lentamente, ma quando si mette in moto, persegue la sua politica risolutamente. La stessa cosa è avvenuta negli anni ’30 del secolo scorso: quante potenze occidentali erano con Hitler? Ebbene, Putin è riuscito a portare sfide per molti anni – in Georgia, in Ucraina. E ora Volker ha espresso tesi dure, per le quali la leadership ucraina non riesce a mantenere il ritmo. Ora la questione per le autorità ucraine è se alla fine avranno finalmente una legge per i territori occupati (la legge presidenziale sul Donbass), in cui esistono le formule che Volker ha da tempo espresso e continuamente ripete.

D. Allo stesso tempo, la Russia è in grado d’aggredire l’Europa? O il Cremlino non ha niente di simile in testa, o non ha una tale risorsa?
R. Il Cremlino non ha mai avuto una risorsa, ma ha solo impudenza e volontà politica. E mentre a Putin nessuno ha mai opposto resistenze, lui ha messo in moto queste aggressioni. Forse l’Occidente ha mobilitato la reazione dell’Ucraina, che ora ha un esercito (cosa che non c’era nella primavera del 2014). Ma Putin ha subito la sua prima sconfitta in Ucraina. Dov’è ora il “mondo russo”, dove è “Novorossia”? Questi erano piani piuttosto realistici – l’occupazione di una dozzina di regioni ucraine. E l’intera “Novorossia” è finita qui con questo enclave sotto il nome di “Lugandonia” (i quartieri occupati delle regioni Donetsk e Lugansk).

Con l’attuale umore occidentale, Putin non ha alcuna possibilità d’espandere la sua aggressività. L’ordine del giorno è la questione del suo ritiro. E per questo, nell’ambito dell’élite politica russa sono stati condotti processi molto pesanti. La maggior parte è determinata a ristabilire in un qualche modo le relazioni con l’Occidente. Si è rivelato che l’importo degli attivi che l’élite russa detiene negli Stati Uniti, secondo l’Ufficio Nazionale degli Investimenti Economici degli Stati Uniti, è di un trilione di dollari. Ora a Mosca stanno pensando a come riuscire a salvare il trilione di soldi rubati, il Donbass con la Crimea e il potere. Si tratta di un compito serio e, in linea di principio, insolubile per il Cremlino – qualcosa dovrà essere abbandonato lungo la strada.

D. E cosa potrebbe rifiutare il Cremlino?
R. Secondo gli stati d’animo dei realisti, che capiscono che un tale sogno di Putin è diventato troppo presuntuoso, loro sono anche pronti a lasciare il Donbass, se l’Occidente chiudesse gli occhi sulla Crimea. Ma allo stesso tempo, la posizione dell’Occidente è inequivocabile – “non riconosceremo mai l’annessione della Crimea”. Ma gli Stati Uniti per 40 anni non hanno riconosciuto l’annessione degli Stati baltici, pur mantenendo normali relazioni con l’Unione Sovietica.

D. Vale a dire, che potrebbero lasciare il Donbass, salvarsi la Crimea e per questo vorrebbero anche che venissero rimosse le sanzioni, oltre il salvataggio del loro trilione di dollari. Questo è il sogno dei realisti del Cremlino?
R. Ma ci sono anche quelli rabbiosi, guidati da Putin stesso, che non sono pronti per queste concessioni. Questo è un lato.
E, d’altra parte, non sono sicuro se l’Occidente possa acconsentire a questo, come non sono sicuro se l’Ucraina lo accetterà. Quindi la situazione è pesante.

D. Cioè la situazione potrebbe essere risolta nei mesi di gennaio-febbraio, quando entreranno in vigore le sanzioni contro l’élite del Cremlino?
R. Ci sono due processi coincidenti. La legge sulle sanzioni è piena di nomi e i membri della mafia di Putin potrebbero decidere di lasciargli il potere per altri 6 anni. Sempre se il compito principale di Putin era di garantire la sicurezza di questi beni. Ma ora diventa chiaro che lui non solo non fornisce sicurezza, ma è abbastanza possibile che, a causa della sua avventurosa politica estera, perdano i loro beni.
Questi due processi hanno quasi lo stesso periodo di tempo, per cui nei prossimi due o tre mesi succederà molto.

D. Parlando di Ucraina, gli Stati Uniti sono già pronti a formulare dichiarazioni sui peacekeepers, è stato ventilato un numero di 20.000 “caschi blu”, che gli Stati Uniti intenderebbero utilizzare nel Donbass. Le forze di pace potrebbero cambiare la situazione dei territori occupati delle regioni di Donetsk e di Lugansk?
R. Non è solo il numero. Ma è importante sapere se i peacekeepers controlleranno il confine russo-ucraino. Penso che con Putin vivo – non intendo fisicamente, Dio gli dia la salute, intendo un Putin politicamente vivo – il Cremlino non accetterà mai questo.

D. Ma se i peacekeepers, secondo lo scenario ucraino-americano, spazieranno all’interno di tutto il territorio occupato, cosa succederà?
R. Questa posizione sarà seriamente discussa a Mosca, se dovessero decidere che Putin deve essere sostituito da un’altra figura. Cioè, è un passo verso quella decisione intermedia che il prossimo potere a Mosca sarà pronto a lasciare il Donbass.

D. Di conseguenza, non ci dovremmo aspettare una grave escalation militare?
R. No. L’escalation militare è semplicemente impossibile. Il minimo movimento verso Mariupol, Dio lo vieta, vorrebbe dire l’immediata fornitura di armi letali all’Ucraina e l’adozione di altre sanzioni, ad esempio la sconnessione della Russia dal sistema SWIFT. L’Occidente ha ancora un arsenale abbastanza ampio di sanzioni.
A proposito, recentemente ci sono state fughe di notizie, e il bilancio militare del Pentagono significa che la Casa Bianca è pronta a dare armi all’Ucraina, anche senza escalation.
Per un’escalation militare – non escludo la possibilità che qualcuno possa pensare che per Putin non sia difficile fare qualche tentativo, ma questo verrà immediatamente condannato.

Adesso a Mosca c’è all’ordine del giorno ciò che io ho sempre definito una capitolazione ibrida – trovare una formula di capitolazione, accettata dall’Occidente, ma che per Mosca e la sua popolazione televisiva sia un’altra vittoria.

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