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18 novembre 2017

Lituania: sostenitore numero uno dell’Ucraina | Ucraina


“All’Ucraina il piano Marshall potrebbe dare un nuovo impulso”, Ganna Gopko.

Il Seimas lituano (parlamento), ha recentemente approvato un piano Marshall per l’Ucraina, in particolare si tratta di un prestito diluito in 10 anni di 50 miliardi di euro a partire dal 2018, come aiuto per le piccole e medie imprese. Ora, ci si aspetta che il progetto venga adottato dal vertice del partenariato orientale previsto per il 24 novembre a Bruxelles, riporta il sito https://en.delfi.lt.

Il progetto è stato avviato dall’ex ministro degli esteri lituano, Andrius Kubilius. Tra i fautori del lancio del Piano ci sono gli ambasciatori del partenariato orientale, compreso l’attuale ministro degli esteri Linas Linkevicius, il quale ha sempre sostenuto che l’Europa dovrebbe agire direttamente sull’Ucraina per dimostrare il suo impegno. “Per noi è molto importante assicurarsi che gli aiuti che forniremo all’Ucraina si dimostrino efficaci; che i donatori che investono liberamente impegnino i loro fondi volentieri senza aver paura della burocrazia e della corruzione che ancora esistono”, ha sottolineato.

Secondo il VOA, il Piano Marshal è stato annunciato il 5 giugno 1947 presso l’Università di Harvard, dall’allora segretario di Stato statunitense George Marshall, quando ha reso noto che gli Stati Uniti d’America avevano deciso di avviare l’elaborazione e l’attuazione di un Piano di aiuti economico-finanziari per l’Europa che poi, per convenzione storiografica, sarebbe stato noto come “Piano Marshall”, che è stato senza dubbio uno dei momenti più importanti della storia della politica internazionale nell’immediato secondo dopoguerra.

Marshall nell’occasione affermò che l’Europa avrebbe avuto bisogno, almeno per altri 3-4 anni, di ingenti aiuti da parte statunitense e che, senza di essi, la gran parte del vecchio continente avrebbe conosciuto un gravissimo deterioramento delle condizioni politiche, economiche e sociali. Pur rimanendo sul vago, relativamente a quelli che avrebbero dovuto essere i caratteri del Piano, in primo luogo perché se ne volevano predisporre i termini con gli europei, il segretario di Stato si augurò che da esso sarebbe potuta scaturire non solo una nuova e più proficua epoca nella collaborazione tra le due sponde dell’Atlantico, ma anche una prima realizzazione di quei progetti europeisti finora caratterizzati da una certa vaghezza utopistica.
Nell’ambito di tale progetto, gli Stati Uniti hanno messo a disposizione 13 miliardi di dollari (circa 140 miliardi di dollari al tasso di cambio corrente) alle economie europee.

Ganna Gopko, presidente del comitato per gli affari esteri della Verkhovna Rada ha commentato positivamente la decisione del Seimas: “Dobbiamo ringraziare i nostri amici lituani perché si stanno adoperando per attirare l’attenzione occidentale sulle difficoltà ucraine, spiegando ai loro colleghi europei l’importanza di trovare degli strumenti che possano aiutare l’amministrazione ucraina e l’opposizione a combinare gli sforzi per continuare le riforme ed attuare quei passi importanti che noi siamo ben coscienti che dobbiamo realizzare. Li ringraziamo inoltre, perché sottolineano che questa iniziativa aiuta a risolvere i pressanti problemi che abbiamo nel nostro paese, primo fra tutti la corruzione, il coordinamento tra le varie agenzie e la bassa capacità istituzionale”.

“I lituani hanno ragione quando sostengono che si tratta di denaro pesante, perché saranno fondi che andranno oltre quelli destinati alla stabilità microfinanziaria che stiamo mettendo in ordine utilizzando i prestiti del FMI. Sì! Sono fondi pesanti perché ci servono per assicurare quei settori economici che ci aiuteranno ad aumentare il nostro PIL di oltre il 4-7 per cento, per superare la nostra soglia di povertà, resistere all’elevata tendenza populista e bloccare qualsiasi rivalità pro-russa”.
“La parte ucraina dovrà fare i compiti. Da tempo avremmo dovuto stabilire una piattaforma con funzionari governativi della Verkhovna Rada e analisti idonea ad elaborare una nostra dottrina: quello che questo paese è, cosa vuole, ma specialmente se consideriamo e vogliamo che alcune delle nostre imprese possano diventare rivali delle loro controparti europee”.

“I nostri colleghi di Vilnius hanno fatto delle stime considerando il divario infrastrutturale tra l’Ucraina e i suoi paesi più vicini e membri dell’UE, come la Polonia e l’Ungheria. Possiamo chiaramente constatare che le nostre infrastrutture necessitano di investimenti per miliardi di euro”.
“Prendiamo ad esempio le nostre piccole e medie imprese. Queste, quando sono fortunate, ottengono prestiti in grivne da banche commerciali al 20 per cento di interessi. Chiaro che se li potessero ottenere al 5-7 potremmo avere più imprenditori di alto livello, perché il loro rischio sarebbe più e basso e si sentirebbero più disponibili ad investire e proporre novità. Oppure si potrebbero usare i fondi per migliorare il settore energetico… Ci sarebbero più potenzialità, soprattutto per gli investitori in termini di progetti e iniziative ad alto costo. Ci sono molti progetti a cui si potrebbero avvicinare più imprenditori sia ucraini che occidentali”.

“I deputati del Seimas esprimono ad alta voce e chiaramente che i finanziamenti del FMI sono sufficienti solo per la stabilità microfinanziaria. Nel 2015, la riserva di valuta dell’Ucraina ammontava a 5,6 miliardi di dollari e nel 2017 ammonta a circa 18 miliardi di dollari. Tutto il denaro ricevuto dal FMI è servito a stabilizzare il settore bancario – in altre parole, a rimpinguare le nostre riserve. Tuttavia, ciò non favorisce le piccole e medie imprese, quindi i lituani propongono una filosofia diversa. Essi si riferiscono al Piano Marshall e al suo analogo storico, e considerano che il piano ha aiutato l’Europa anche a rispondere alle sfide del comunismo, dello stalinismo, di altre ideologie autoritarie e si è rivelato utile per il popolo dopo la seconda guerra mondiale”.

“I miei colleghi spesso hanno riferito che l’Ucraina può combattere l’aggressione della Russia aumentando lo standard di vita e mostrando la crescita economica. Il regime di Putin, circondato da paesi governati correttamente e da persone che hanno un certo tenore di vita, dovrà inevitabilmente rispondere alla domanda: perché da noi non è migliorato nulla?”.

“Molti criticano il lento procedere del programma di riforme in Ucraina; ma il paese inoltre dovrebbe essere attentamente monitorato e sostenuto in tutti i modi e in tutti i settori, solo così si potrà arrivare a garantire il progresso e la stabilità. L’Ucraina è un ex paese sovietico e per mettere in piedi le riforme serve anche la mentalità della popolazione, non sono necessarie solo le leggi e la voglia di riforma. La mentalità si cambia se la gente vede e percepisce dei vantaggi, e questi chiaramente devono essere supportati dalle leggi e dalle strutture. Per fare ciò servono fondi e disponibilità”.

L’impatto potrebbe indubbiamente produrre sull’economia ucraina una crescita sostenuta. Però, se teniamo conto del basso costo del lavoro – che non induce una contemporanea crescita dei redditi – si deve stare attenti a non cadere nel ristagno della spesa e dei consumi. In ogni caso, i risultati sarebbero positivi, almeno nell’ottica dei sostenitori dell’economia di mercato, e sotto il profilo della diffusione di concetti quali, la “libera impresa”, lo “spirito imprenditoriale”, il “recupero di efficienza”, “l’esperienza tecnica” e la “tutela della concorrenza”, che in questo momento in Ucraina sono ben poco rappresentati.

Inoltre, l’adozione del Piano, potrebbe indicare agli ucraini che l’interdipendenza costituisce una soluzione alle tensioni ed ai conflitti. In più, internamente, l’aiuto potrebbe consentire alla fragile democrazia di rilassare le politiche di austerità e portare ad un miglioramento delle condizioni di vita della popolazione.

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