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19 novembre 2017

L’Ucraina può invocare la responsabilità russa | Ucraina


I centri di coordinamento per gli sfollati interni dell’Ucraina, chiamati anche Internal Displacement Place, (IDP) sono luoghi nella regioni in prossimità della guerra che offrono cibo e rifugio a coloro che sfuggono dai combattimenti nella parte orientale dell’Ucraina, sono la prima tappa di molte persone per trovare un posto sicuro per crescere i propri figli.

Ci sono oltre 1,7 milioni di persone sfollate dalle loro case a est della Crimea, all’interno dell’Ucraina, a causa di una guerra che ha diviso la società e molte famiglie, secondo una stima da parte di Internal Displacement Monitoring Center. “La guerra ha causato massicci spostamenti in Ucraina e in altri paesi – ha affermato William Spindler, portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati – C’è stata grande sofferenza da parte della popolazione, in particolare le persone più vulnerabili, come i bambini, gli anziani e le persone con disabilità“.

Tamila Tasheva, uno dei fondatori di Crimea SOS, un’organizzazione che aiuta gli sfollati interni, ha spiegato: “Queste persone stanno arrivando senza prospettive e, una volta giunte qui, non sanno come e dove vivere e lavorare”. Secondo alcuni operatori umanitari, per risolvere la situazione delle persone che scappano da questa zona dell’Ucraina all’interno del Paese, non è sufficiente l’Assistenza da parte delle agenzie umanitarie internazionali, per citare il più noto, l’ufficio rifugiati delle Nazioni Unite. Il governo ucraino sembra mal attrezzato per affrontare le tante persone che non hanno un posto dove vivere e nessun posto dove lavorare, come dice dispiaciuta la signora Tasheva. “L’allontanamento dalle ostilità non è la fine della fuga dei rifugiati Ucraini“, ha dichiarato Bryce Perry, direttore dei campi per i rifugiati dell’International Rescue Committee, che da molti anni lavora in questo luogo, aggiungendo: “Il problema dei rifugiati ucraini rappresenta l’inizio di una crisi umanitaria e tutto il mondo deve prendere atto di questa situazione cercando di fare qualcosa per rispondere in maniera adeguata a questo problema”.

Gli sfollati ucraini stanno tribolando. Dopo essere fuggiti dalle loro case a causa del conflitto militare, vivono nell’incertezza se mai potranno riconquistare la loro proprietà, oltre che essere stati anche scarsamente considerati nelle loro nuove comunità ospitanti. Il modo in cui gli sfollati sono stati ricevuti, spesso è dipeso anche dalla loro provenienza. In generale, gli ucraini sono stati più benevoli con gli sfollati della Crimea, vittime dell’annessione russa, rispetto agli sfollati del Donbas, che a volte sono stati equiparati ai compatrioti che hanno sostenuto l’invasione russa.

Ma diversi eventi degli ultimi mesi stanno offrendo agli sfollati interni ucraini delle nuove vie per una giustizia politica e legale. Quest’anno la Corte europea per i diritti umani (CEDU) ha dichiarato la Russia colpevole delle violazioni dei diritti umani commesse dalle autorità della Transnistria ed ha accennato un abito simile per un caso portato da un cittadino di Lugansk, che ha nominato la Russia quale violatore dei diritti umani. Se CEDU segue un precedente, è probabile che la corte ritenga Mosca responsabile dei 3.500 casi intentati dagli ucraini per detenzione illegale, confisca di proprietà e bombardamenti da parte dei delegati russi di LNR e DNR.

Inoltre, all’inizio di ottobre, la Rada ucraina ha approvato due leggi (in particolare la N. 7163), sostenute dall’amministrazione del presidente Petro Poroshenko che, mentre affermano la sovranità dell’Ucraina sul Donbas, stabiliscono un nuovo quadro per il conflitto e nominano la Russia come aggressore e forza occupante. Con questa nuova definizione del conflitto, gli sfollati del Donbas, come quelli provenienti dalla Crimea, possono essere considerati vittime di guerra con i diritti previsti dal diritto nazionale e internazionale. La legge ucraina N. 7163 prevede che gli sfollati interni del conflitto mantengano la proprietà legale delle loro proprietà nei territori occupati. Le leggi, progettate per articolare il potere presidenziale nel perseguire la guerra nell’est, stabiliscono anche un percorso politico che, fino ad ora, era stato ostacolato da priorità di sicurezza considerate nella convenzione di Minsk.

Per attuare queste leggi, il governo ucraino e la comunità internazionale devono creare un database pubblico in cui gli sfollati possono registrare le loro proprietà perdute, e per una corretta identificazione, possono utilizzare le immagini geospaziali. L’uso di un database piega l’equilibrio degli sfollati da vittime a difensori; protegge in perpetuo i diritti di proprietà per i bambini e i nipoti, e, nonostante la triste realtà che potrebbero non vedere mai più le loro case, dà agli sfollati un senso di restaurazione e di azione. Rendere accessibile il database scoraggia altri dal rivendicare case di proprietà degli sfollati e di venderle, e consente agli sfollati stessi di usare le loro case come garanzia per acquisire prestiti e finanziamenti. Per gli sfollati interni è anche una base probatoria per perseguire nella CEDU un indennizzo e la restituzione dalla Russia, e, anche se ignorata da Mosca, invia un chiaro messaggio che questa è terra ucraina.

Nel 2006, il governo della Georgia ha attuato un’iniziativa simile, il programma My House, per le persone sfollate dall’Ossezia del Sud e dai conflitti in Abkhazia del 1990-1993; poi modificato nel 2011 in seguito alla guerra Russia-Georgia del 2008. Internamente, la ripartizione delle proprietà avverrà generalmente dopo che sarà stato negoziato un accordo di pace, nella cosiddetta fase “post-conflitto”. Il caso della Georgia dimostra l’importanza di istituire un sistema durante la lotta, poiché un conflitto continuo spesso distrugge abitazioni e punti di riferimento fisici, rendendo nel tempo le richieste di proprietà estremamente difficili. Per la Georgia, la creazione di un tale sistema, ha anche trasmesso l’importante messaggio politico e simbolico che Tbilisi non ha ceduto alla Russia le sue pretese sui territori occupati.

L’iniziativa georgiana ha integrato il processo in due fasi, con il coinvolgimento di due separati ministeri addetti per ciascuna fase. Il Ministero per i Rifugiati e l’Alloggio della Georgia ha operato in collaborazione con gli sfollati per identificare le loro proprietà; il Ministero di Giustizia ha emesso una “registrazione preliminare” una volta che il reclamo era stato convalidato. (Le proprietà verranno registrate ufficialmente solo quando i territori saranno ripristinati sotto il controllo della Georgia, gli sfollati interni nel frattempo non avevano nessun diritto per poter trasferire la proprietà). L’opera georgiana ci ha proposto alcune lezioni: la prima è che qualsiasi processo di registrazione deve essere supervisionato da un solo ministero, perché, come nel caso georgiano, diversi processi ministeriali complicano le registrazioni.

Uno degli aspetti di maggior successo del programma è stato l’uso delle immagini satellitari. I richiedenti in quel caso, usando i punti di riferimento o dopo le segnalazioni dei vicini, possono più facilmente identificare le loro proprietà, alcune delle quali potrebbero essere state gravemente danneggiate. Il ministero farà quindi riferimento alle immagini satellitari per determinare gli identificativi territoriali. Inoltre, basandosi sull’esperienza della Georgia, qualsiasi sistema di registrazione delle proprietà deve includere procedure per gli sfollati senza documentazione; questi potrebbero includere dichiarazioni dei vicini o dei leader della comunità. Il processo dovrebbe inoltre fornire un processo di aggiudicazione per risolvere eventuali controversie. Infine, un tale sistema dovrebbe anche prevedere un processo per valutare i casi in cui gli sfollati hanno trasferito le loro proprietà sotto costrizione e/o politiche di bonifica.

La creazione di una simile banca dati per gli sfollati interni porta all’Ucraina alti obiettivi politici, perché contribuisce a preservare la sovranità e la legge ucraina sui territori occupati. Porta anche avanti il lato politico e civile del processo di pace attualmente in stallo a causa dello status militare e delle disposizioni sulla sicurezza di Minsk. E, più importante, aiuterà 1,7 milioni di persone le cui vite sono attualmente in uno stato di incertezza. Questo, per il governo ucraino e per i membri della comunità internazionale che sostengono un’Ucraina forte e legalizzata dovrebbe essere uno dei progetti prioritari.

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