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23 giugno 2018

Quando i termini portano nervosismo | Ucraina


Del cosiddetto disegno di legge “sulla reintegrazione dei territori occupati” si sta ormai discutendo da mesi, sebbene in effetti il disegno di legge proposto non preveda alcun termine per la bonifica dei territori coinvolti. Come inoltre, viene illegittimamente usato nello spazio pubblico il vocabolo “reintegrazione”, quando, come ben si sa, nessun reinserimento potrà mai avvenire senza una precedente de-occupazione.

In ogni caso, sembra che ormai la società ucraina si sia ben abituata alla confusione prodotta dai suoi politici. Recentemente, il rappresentante presidenziale della Verkhovna Rada, Iryna Lutsenko, ha affermato che al disegno di legge “sulle peculiarità della politica nazionale per assicurare la sovranità statale dell’Ucraina nei territori temporaneamente occupati delle regioni di Donetsk e Lugansk” erano stati proposti oltre 2000 (!) emendamenti. Secondo lei, le nuove variazioni non toccano l’originaria bozza legislativa, ma includono nuove mozioni tra cui c’è anche la proposta di rompere le relazioni diplomatiche con la Federazione russa. Ivan Vinnyk, un deputato della fazione di Petro Poroshenko, ha sostenuto che, se consideriamo la Russia come il paese aggressore è logico rompere i rapporti.

“La legge sulla reintegrazione del Donbas ha definito la Russia un paese aggressore – ha dichiarato Vinnyk in un commento – e, se il disegno di legge dovesse venir approvato, mantenere le relazioni diplomatiche con il governo russo, che rappresenta una nazione occupante, diverrebbe un crimine da parte del Ministero degli affari esteri ucraino (MFA)”. Tuttavia, secondo lo stesso Vinnyk, Poroshenko non è molto disponibile per una tale iniziativa. Il presidente infatti, l’8 novembre, ha ripetuto la sua posizione durante un incontro con i membri della fazione del suo Bloc.

Nel frattempo, un membro del comitato per la sicurezza nazionale e la difesa, che spinge per l’approvazione del progetto di legge, Andrii Teteruk, ha proposto tramite il partito Ukrop l’emendamento n. 595. La modifica, che dovrebbe essere esaminata dal Parlamento il 16 novembre, propone di “incaricare il Gabinetto dei ministri dell’Ucraina ad interrompere le relazioni diplomatiche con la Federazione russa entro tre mesi”.

L’argomento dell’interruzione delle relazioni diplomatiche con la Russia, è un argomento ripetutamente discusso, in particolar modo ancora da subito, quando Mosca aveva aggredito e occupato i territori ucraini. E, in effetti, secondo alcuni esperti, la chiusura delle relazioni diplomatiche sarebbe stata una tappa appropriata proprio all’inizio dell’aggressione. Allora però, il governo ucraino ha scelto un approccio diverso, ed ha definito la guerra come un’operazione anti-terrorismo (ATO), con le relazioni diplomatiche che hanno preso lo stesso carattere ibrido della guerra.

Nel marzo del 2016, in seguito alla proposta di risoluzione della Verkhovna Rada “Sulla risoluzione delle relazioni diplomatiche con la Federazione russa” (vale a dire che già allora esisteva un’altra simile iniziativa), MFA ha pubblicato una dichiarazione in cui delineava le principali conseguenze negative se si fosse proceduto con tale atto:
• “Ottenere un accordo pacifico con mezzi diplomatici per il conflitto nell’est dell’Ucraina è impossibile senza contatti bilaterali e multilaterali con la Federazione Russa. [Nota bene che il governo ucraino ha solo ora ufficialmente definito l’aggressione della Federazione russa contro l’Ucraina come “il conflitto nell’est dell’Ucraina”, confondendo e indebolendo ancora ulteriormente la posizione di stato di guerra – NdA].
• “Verrà sostanzialmente ridotta la possibilità di proteggere i diritti legali e gli interessi delle persone giuridiche e fisiche ucraine nel territorio della Federazione russa”.
• “Sarà estremamente difficile assicurare la protezione consolare e fornire il sostegno necessario ai cittadini ucraini illegalmente detenuti dalle autorità russe”.
• “La rottura delle relazioni diplomatiche rende impossibile risolvere le esistenti controversie bilaterali con la Federazione russa, tra cui l’occupazione temporanea della Repubblica autonoma di Crimea [ovvero MFA tratta ufficialmente l’occupazione dei territori ucraini come una controversia tra i due stati – NdA].

• “l’Ucraina dovrà scegliere un mediatore che sia accettabile da entrambi i paesi [MFA non menziona in alcun modo i paesi che, secondo il Memorandum di Budapest, si erano assunti il ruolo dei garanti dell’integrità e sovranità territoriale dell’Ucraina – NdA].
• “Esiste un reale rischio di conseguenze negative per l’economia ucraina a causa del possibile crollo totale del commercio bilaterale [questo elemento appare particolarmente dubbio quando arriva dal dipartimento di politica estera sullo sfondo di migliaia di morti e territori persi – NdA].

Ma, alla fine, cosa si potrà ottenere rompendo i rapporti diplomatici con la Federazione Russa? Quali sono i rischi? Quanto è appropriato?
“La rottura delle relazioni diplomatiche non è un oggetto della legge “Sui territori temporaneamente occupati dell’Ucraina”. Regolare questa questione nel suddetto disegno di legge non ha alcun utile scopo e potrebbe essere inadeguato – ha commentato l’esperto di diritto internazionale Volodymyr Vasylenko – La rottura delle relazioni diplomatiche è una questione di sanzioni legali internazionali che uno stato aggredito può applicare contro un paese aggressore per costringerlo a ripristinare la legge e l’ordine internazionale.

La rottura delle relazioni diplomatiche è solo uno dei tipi di sanzioni che l’Ucraina ha il diritto di applicare alla Russia come paese aggressore. Secondo la legge ordinaria internazionale, uno Stato che ha subito un atto di aggressione, ha il diritto di applicare misure sanzionatorie contro il paese aggressore, indipendentemente dal fatto che nello stato in questione esista un atto legislativo interno che disciplini le sanzioni”.

“Nel mese di agosto 2014, la Verkhovna Rada ha approvato una legge sulle sanzioni e ha istituito una serie di sanzioni come misure di compulsione contro la Russia, ma purtroppo la legge è imperfetta perché è stata preparata in fretta e senza il coinvolgimento di esperti, mentre le misure sanzionatorie adottate dall’Ucraina non sono né coerenti, né sistemiche – ha continuato l’esperto – Per la maggior parte si tratta di azioni tardive e scoordinate dalle sanzioni della comunità internazionale. Ciò ha influito sulla loro efficacia. Ma la ragione di questa situazione non è solo l’imperfezione della legge sulle sanzioni, ma soprattutto la mancanza di una politica nazionale che contempla le sanzioni. Gli approcci generali per lo sviluppo di una tale politica sono stati formulati nelle raccomandazioni di un’udienza parlamentare sul tema “Questioni attuali di politica estera dell’Ucraina”, avvenuta lo scorso dicembre e approvate dalla Verkhovna Rada nel maggio 2017. Queste raccomandazioni potrebbero anche servire come istruzione per il ramo esecutivo dell’Ucraina, ma la loro efficacia implica un miglioramento della legge”.

“Nella pratica internazionale, ci sono casi in cui gli Stati hanno reagito anche alle violazioni ordinarie e agli atti ostili rompendo le relazioni diplomatiche. L’atto di aggressione è un crimine internazionale estremamente pericoloso, e pertanto l’Ucraina, contro la quale la Russia ha commesso un tale atto, ha il diritto di rompere le relazioni diplomatiche – ha sottolineato Vasylenko – Invece, l’Ucraina ha scelto un altro approccio. Ha gradualmente abbassato e praticamente congelato il livello delle relazioni diplomatiche con la Federazione Russa. In tali circostanze, il regolamento legislativo e l’annuncio di una rottura completa delle relazioni diplomatiche con la Federazione Russa non farà nulla in termini pratici, ma creerà solo pretesti alla propaganda russa per interpretare tali azioni come il deterioramento delle relazioni e la mancanza di volontà da parte dell’Ucraina di cercare una soluzione pacifica”.

Alla domanda se l’atto di interruzione delle relazioni diplomatiche potesse essere usato come un pretesto per abbandonare gli impegni di Mosca a rispettare i confini dell’Ucraina, che, in particolare, vengono ribaditi nel trattato sull’amicizia, la cooperazione e la partnership tra l’Ucraina e la Federazione Russa (il cosiddetto Grande Trattato), Vasylenko ci ha spiegato:
“In conformità con le due Convenzioni di Vienna – la Convenzione sulle relazioni diplomatiche (1961) e la Convenzione sul diritto dei trattati (1969) – la rottura delle relazioni diplomatiche non comporta la chiusura automatica dei trattati internazionali. Ma se l’Ucraina, di sua iniziativa, come parte delle sue sanzioni internazionali, decidesse di non dare seguito al Grande Trattato, in cui la Russia appare come un partner strategico dell’Ucraina, anche allora si dovrà ritenere valido il rispetto dell’integrità dei confini statali. Questo perché nel diritto internazionale c’è una disposizione secondo cui, in caso di annullamento di un trattato internazionale da parte di una delle parti, la cancellazione non pregiudica le disposizioni che riguardano i confini nazionali”.

“Quando si tratta di mantenere o di rompere le relazioni diplomatiche, infatti, questi fatti e circostanze non esistono da soli – ha commentato il ricercatore senior presso l’Istituto statale e di diritto di Koretsky, dell’Accademia nazionale delle scienze dell’Ucraina, Mykola Siryi – Il fatto che ci siano rapporti diplomatici formalizzati è semplicemente un fatto che si accompagna ai processi politici che sono in essere; pertanto, la rottura dei rapporti diplomatici in sé è senza senso, se non c’è un insieme di tante altre misure. Non ha logica rompere le relazioni diplomatiche, ma allo stesso tempo rimanere seduto e non fare nulla. Cioè, questo atto deve essere ausiliario ad una particolare serie di azioni, che possono includere anche la rottura delle relazioni. Pertanto, il paese dovrebbe dare forma ad un insieme di azioni in difesa dei suoi interessi, in protezione del diritto nazionale e dell’ordine internazionale che sono stati violati dalle azioni della Federazione Russa.

Ciò richiede la mobilitazione della società e della comunità internazionale e solo nel contesto di azioni attive è opportuno considerare un cambiamento della natura delle relazioni giuridiche internazionali con un particolare paese. Altrimenti, sollevare la questione di rompere le relazioni diplomatiche non è altro che una postura politica e creare delle onde politiche”.
“Oggi, mentre si sta avvicinando il periodo delle elezioni, qualsiasi deputato poco preparato cavalca il cavallo di battaglia della disoccupazione – ha sottolineato il Andrii Senchenko, deputato della Verkhovna Rada e presidente della ONG, Potere della Legge” – Penso che il governo, ancora una volta quando si riferisce all’emendamento del disegno di legge sulla reintegrazione, stia trattando il pubblico con mancanza di rispetto. Non c’è una parola in questo senso nella proposta di legge; la quale prevede di dare una chiara valutazione di ciò che sta accadendo nel Donbas e riconoscere che l’Ucraina ha a che fare con l’occupazione russa dei suoi territori. È necessario sottolineare ancora una volta il fatto dell’aggressione e si deve consolidare con una legge che gli attacchi sono iniziati il 20 febbraio 2014, proprio per non dividere la situazione del Donbas dalla Crimea. Inoltre, molto importante, dobbiamo smettere di parlare della cosiddetta ATO. Non c’è bisogno di inserire in questa proposta fantastiche idee che la affondano. La rottura dei rapporti diplomatici con la Federazione russa può far parte di un insieme di misure”.

Una delle possibili conseguenze della rottura delle relazioni diplomatiche potrebbe essere l’introduzione di un regime di visti con la Russia?
“Sostengo l’introduzione del controllo biometrico, perché funzionalmente ci aiuterà a proteggerci dall’afflusso incontrollato di persone con documenti falsi, ecc. Ma se introduciamo semplicemente un regime di visti, allora avremo un enorme problema – ha continuato Senchenko – infatti non mi interessano affatto coloro che vanno in Russia come lavoratori migranti. Ma sono veramente preoccupato per coloro che, per esempio, devono visitare la Crimea occupata”.

Quindi, la questione della de-occupazione dei territori ucraini è ancora una volta trascinata in un’onda di dichiarazioni politiche che suonano bene per quei cittadini che preferiscono vedere soluzioni semplici a problemi complessi. Ma lo sfondo è che Kyiv ha vissuto un periodo di quattro anni di “passeggiate governative” per quanto riguarda le strategie nazionali di difesa e il ripristino della sovranità. Nel frattempo, cercare di radicalizzare la società attraverso affermazioni che insistono sulla possibilità di rompere i rapporti diplomatici con la Federazione russa, o l’introduzione dei visti, con la loro inutile attuazione, è molto simile ad una tecnica dilatoria piuttosto che ad una serie di proposte razionali.

In che modo verranno utilizzati i sentimenti pubblici che coinvolgono un desiderio di azioni violente? Una tale direttiva non sembra essere un insieme di metodi ibridi di manipolazione dei sentimenti del popolo in una situazione di aggressione ibrida? A sua volta, la società è in grado di comprendere le conseguenze delle proposte presentate da dei politici che fondamentalmente usano metodi populisti per finalità non ben definite?

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