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18 settembre 2018

Russia: l’economia cresce? | Russia


Sostenere le piccole crescite senza cambiamenti strutturali è una improbabile sfida.
Il governo tecnocratico russo, costretto all’oziosità dall’apparente indifferenza del suo presidente Vladimir Putin, sta ancora una volta facendo affidamento sui consumatori, che per comperare beni e prodotti quotidiani sono costretti a ricorrere al credito.

La crescita è reale, ma è anche scarsa. E sarà difficile da sostenere senza grandi cambiamenti.
Lunedì, Rosstat, l’agenzia di statistica ufficiale della Russia, ha annunciato che il prodotto interno lordo del paese nell’ultimo trimestre è aumentato dell’1,8 percento anno su anno. Il valore è inferiore alle previsioni di molti analisti, che si assestava all’1,9 percento, e più basso dell’incremento del 2,5 per cento dei tre mesi precedenti.

Durante il trimestre il prezzo del petrolio è salito del 20 per cento, ma le statistiche economiche non registreranno la relativa crescita fino al quarto trimestre. Finora, per quest’anno, è il consumatore russo che ha portato il maggior contributo alla crescita dell’economia. Per la Russia, dopo aver sofferto tre anni difficili – durante i quali il petrolio è diminuito di valore e il rublo è stato notevolmente svalutato – le cose sembra che si stiano mettendo al meglio. Purtroppo, però, la maggior parte dei beni che i russi stanno acquistando non sono prodotti in patria.

La relativa stabilità del rublo (che quest’anno ha guadagnato circa l’1 percento rispetto al dollaro USA) e la bassa inflazione (quest’anno la previsione degli analisti è destinata a ridursi di circa la metà rispetto al 3,8 percento) hanno fatto aumentare il numero dei consumatori, anche se in tutto il trimestre sono diminuiti i reali redditi disponibili. Le famiglie hanno scelto di avere più disponibilità.

Nel 2015 e nel 2016, con il rialzo dei tassi d’interesse e dei crediti inesigibili, il debito delle famiglie è diminuito. E, secondo la Banca Centrale, alla fine del 2016, circa il 20 per cento dei prestiti al consumo non sono stati risarciti. Le banche che li avevano emessi hanno rivisto i loro programmi e hanno iniziato a guardare i mutuatari con maggiore sospetto. Quest’anno, tuttavia, la Banca Centrale ha abbassato il tasso dal 10% all’8,25% e le banche non hanno resistito dall’offrire più fondi ai mutuatari privati. Con i tassi ipotecari al minimo storico ed i prestiti al consumo di nuovo a prezzi accessibili, i russi hanno avuto dei convincenti motivi per riscaldare l’idea del prestito.

La Banca Centrale afferma di non essere preoccupata perché il prestito al consumo è aumentato solo del 2,5% rispetto al fatturato mensile del commercio al dettaglio – non abbastanza, secondo la stima dei suoi analisti, per aumentare l’inflazione. Le banche russe hanno un portafoglio ipotecario totale di circa il 5,5 per cento del PIL, contro il 20 per cento della Polonia.Tuttavia, ci sono segni che la Banca Centrale sta vedendo una bolla nella produzione, almeno nel mercato dei mutui. A partire da questo mese, per i mutui ha richiesto riserve drasticamente più alte, con un acconto non inferiore al 20 per cento.

Ma, la Banca Centrale, oltre alla mancanza di crescita di reddito, che rende ogni debito più rischioso, è di fronte ad un altro problema: negli ultimi mesi, ha dovuto salvare due grandi banche – Otkritie e B & N – con un buco combinato di bilancio di almeno 12 miliardi di dollari. Le banche russe private, senza assumersi troppi rischi, trovano difficoltà a competere con le banche di stato Sberbank e VTB. Certo, che più fallimenti renderebbero più esigue le risorse della Banca Centrale.

Le banche statali a loro volta, che hanno alimentato il precedente boom dei prestiti nel 2000, sono ora colpite dalle sanzioni occidentali e quindi prive dei loro vantaggi economici, hanno problemi propri: non hanno liquidità. VTB, nel terzo trimestre, senza i significativi depositi governativi, avrebbe avuto grosse difficoltà.

La Russia ha bisogno di fonti di crescita migliori rispetto ai prestiti alle famiglie. Il governo ha contato sulla crescita degli investimenti privati, che è stato inaspettatamente robusto nel secondo trimestre; ma per ottenere maggiori investimenti da materializzare, la Russia deve sviluppare più competenze d’esportazione, come ha fatto con i prodotti agricoli, come con il grano.


Gli elevati prezzi del petrolio hanno storicamente scoraggiato il tipo di diversificazione, ma con il valore del greggio a oltre 63 dollari al barile, che è più costoso di quello che il governo russo ha previsto per questo anno, è un prezzo sufficientemente alto perché il Paese ricominci a rimpinguare i suoi fondi di riserva.
Il presidente russo Vladimir Putin è sempre stato straordinariamente fortunato. L’economia russa è tornata a crescere e i consumatori, grazie alla bassa inflazione e la valuta stabile, si stanno rassicurando, proprio mentre per il prossimo anno Putin si prepara a candidarsi per un quarto mandato. Anche se, senza cambiamenti strutturali, sostenere questo piccolo livello di crescita per altri sei anni sarà una sfida impervia.

Putin ha mostrato poco interesse a spiegare come intende affrontare la situazione, e preferisce concentrarsi maggiormente sul complesso gioco geopolitico con il quale si sta trastullando. Sia che il suo gioco sia tattico o strategico, l’economia russa ha bisogno di un piano coerente in quanto continua ad andare avanti su una miscela di speranza, fortuna, petrolio e grano.

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