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12 dicembre 2017

Donbas: c’è alternativa agli accordi di Minsk? | Ucraina


In che modo l’Ucraina potrebbe beneficiare delle forze di pace che si schierano nel Donbas? In che modo gli elmetti blu potrebbero essere migliori dell’attuale missione OSCE che, vuoi per il cauto atteggiamento nei confronti delle attività dei gruppi che si autodefiniscono “Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk”, che per la limitata natura delle operazioni, è motivo d’insoddisfazione e oggetto di funeree battute tra gli ucraini?

Le questioni sopra esposte sono motivo di preoccupazione per un numero crescente di osservatori, ma anche della popolazione ucraina. L’ultimo incontro tra l’assistente di Vladimir Putin, Vladislav Surkov, e il rappresentante speciale degli Stati Uniti per l’Ucraina, Kurt Volker, svoltosi a Belgrado, e caratterizzato da una discussione sulla possibile missione di mantenimento della pace nel Donbas, ha reso l’argomento ancora più rilevante.

Riassumendo, Surkov ha reso noto che “gli amici americani” hanno comunicato i loro emendamenti, pari a “29 paragrafi”, alla bozza di risoluzione presentata dalla Russia al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC), specificando che la delegazione della Federazione Russa era d’accordo su almeno tre modifiche. Quindi, al momento, nessuno ha un’idea chiara di come potrà essere la missione dei peacekeeping nel Donbas e se effettivamente ci sarà.

Tuttavia, c’è qualcosa di cui possiamo essere sicuri: le forze di pace delle Nazioni Unite sono uno strumento della comunità internazionale con limiti e regole chiaramente definiti, e vengono impegnate con lo scopo specifico d’assicurare la pace. Questa “pace”, e l’obiettivo della missione di mantenimento della pace possono notevolmente differire da caso a caso, tutto dipenderà da come le parti in conflitto si metteranno d’accordo e quale sarà la decisione di UNSC. È chiaro che, molto probabilmente, l’obiettivo politico della missione di mantenimento della pace nel Donbas sarà l’attuazione degli accordi di Minsk. Ricordiamo che il 17 febbraio 2015 il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha approvato all’unanimità il pacchetto di misure per l’attuazione degli accordi di Minsk, adottati e firmati a Minsk il 12 febbraio 2015. L’iniziatore della decisione è stata la Federazione russa, membro permanente dell’UNSC.

C’è un precedente nelle pratiche internazionali, in cui l’obiettivo del contingente di mantenimento della pace è stato quello di monitorare il rispetto dell’accordo militare e politico tra le parti in conflitto, in particolare in Bosnia-Erzegovina, dove gli stessi peacekeepers garantivano l’attuazione degli accordi di pace di Dayton. La responsabilità dell’attuazione del trattato, firmata nel dicembre 1995 dai rappresentanti delle parti in conflitto – i capi di Bosnia ed Erzegovina, Croazia e Serbia – è stata affidata alla NATO, e in quel tempo, è stata l’Alleanza ad avviare la missione di mantenimento della pace.

L’IFOR, o la Forza esecutiva, ha goduto dal 20 dicembre 1995 fino al 20 dicembre 1996, del mandato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Durante il periodo di missione, in Bosnia-Erzegovina è stata stabilita una pace stabile e sono state organizzate le prime elezioni postbelliche. Nel dicembre 1996, la missione IFOR ha trasferito i suoi poteri a SFOR, la Forza di stabilizzazione. Lo scopo principale di SFOR è stato di creare condizioni sicure per la ripresa civile e politica nel paese.

Durante i successivi otto anni, nei quali gli accordi di Dayton erano stati più o meno attuati e la situazione del paese si era quasi stabilizzata, nel dicembre 2004 la leadership della missione di mantenimento della pace in Bosnia ed Erzegovina è stata trasferita dalla NATO a EUFOR (Forze dell’Unione Europea ). Tuttavia, l’Alleanza ha mantenuto una sua significativa presenza nella forza di mantenimento della pace.

La missione EUFOR Althea (così chiamata in onore all dea greca della guarigione) mira a garantire il rispetto degli accordi di Dayton, a promuovere l’integrazione europea della Bosnia ed Erzegovina e inoltre a sviluppare le forze armate del paese. [Come si può notare, ha poco in comune con i poteri degli attuali osservatori dell’OSCE nel Donbas].
Il 7 novembre 2017, siccome la comunità internazionale teme ancora la ripresa del conflitto, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha di nuovo esteso per un altro anno il mandato EUFOR Althea in Bosnia-Erzegovina.

Proviamo ora ad offrire un odioso esempio dello stato attuale della Bosnia ed Erzegovina e la risposta delle forze di pace.
L’anno scorso, un’elezione locale nella città di Stolac, ha visto degenerare il processo elettorale in scontri tra musulmani e croati con attacchi mirati ai seggi elettorali. L’EUFOR è entrata in città … e tutti si sono immediatamente dileguati. Dopo un po’ di tempo si è indetta una nuova elezione, questa volta trascorsa in modo tranquillo e pacifico.
La valutazione del successo delle missioni di mantenimento della pace in Bosnia-Erzegovina è contraddittoria. Apparentemente, hanno completamente realizzato il loro scopo; ma il fatto stesso che dopo 22 anni dalla fine della guerra le forze di pace siano ancora presenti nel paese, ci fa capire che qualcosa non va.

Tuttavia, i problemi della Bosnia ed Erzegovina non derivano in realtà dalle forze di pace, ma dagli accordi di Dayton, che hanno bloccato il conflitto armato, ma non hanno garantito la fiducia e la cooperazione tra gli ex nemici e il pieno funzionamento di uno stato che è stato “rattoppato” con un insieme di gruppi ostili.

I peacekeeper sono solo un derivato degli accordi politici, e implementano le decisioni prese dai responsabili politici. Ci sono, naturalmente, esempi di caschi blu che agiscono in modo indipendente e che intraprendono qualche tipo di azione al di fuori della portata della loro autorità, ma tali casi sono eccezioni isolate e non tipiche. Ecco perché, analizzando la probabile efficacia della missione di mantenimento della pace nel Donbas, si devono esaminare con cura le disposizioni che consentono l’inizio di questa missione. Se, come tutti ripetono, “non c’è alternativa al processo di Minsk”, allora le forze di pace dovranno solo garantire l’attuazione di questi accordi, e non “restituiranno il Donbas all’Ucraina” come era prima della guerra, come alcuni ottimisti immaginano. Ma allora qual’è il vantaggio per l’Ucraina? La guerra si dovrebbe fermare immediatamente.

Nel frattempo, mentre la decisione sulle forze di pace non è ancora stata presa, vi invito a leggere in dettaglio il pacchetto di misure per l’attuazione degli accordi di Minsk, adottato e firmato a Minsk il 12 febbraio 2015, per sapere in quale paese probabilmente dovremo vivere; ma principalmente per capire che dovremo prepararci ad un processo di mantenimento della pace che durerà per anni, se non per decenni.

Kostiantyn Gryshchenko, ex ministro degli affari esteri dell’Ucraina:
“Dai contatti che ho avuto con Volker, posso affermare che insiste fermamente su alcuni principi. Con Surkov, sta lavorando non tanto sulla risoluzione, che sarà certamente necessaria se vogliamo che i negoziati sfocino in un qualche mare, quanto piuttosto su una serie di principi che dovrebbero essere la base per una soluzione politica, incluso il coinvolgimento delle forze di pace. Senza tali principi, portare migliaia e migliaia di forze di pace non avrebbe senso. Ovviamente, l’Ucraina non è presente a questi colloqui, ma Volker informa la parte ucraina abbastanza prontamente. Forse non racconta tutto, ma tutti capiscono che certi compromessi (senza sarebbe impossibile andare avanti) che sono stati concordati durante gli incontri, dovranno essere adottati dalla Verkhovna Rada. È quindi importante che gli americani sappiano ciò che è di fondamentale importanza e allo stesso tempo implementabile. Ciò è particolarmente vero, dato che in Ucraina la stagione elettorale è quasi iniziata, e che i parlamentari sono molto sensibili ai voti e terranno conto della probabile reazione della popolazione”.

“La questione dei possibili compromessi è complessa ed è piuttosto difficile concentrarsi su alcune specifiche disposizioni. Quando nel menu sono presenti decine di elementi, cederne uno offre l’opportunità di chiedere concessioni da un’altra parte. È chiaro che un certo numero di requisiti concordati nel quadro degli accordi di Minsk, oggi incontrano una notevole ostilità da parte del pubblico ucraino. Il fatto che le parti abbiano concordato solo su tre punti, sottolinea che non avremo a disposizione un ventaglio di soluzioni per questi possibili compromessi. Sfortunatamente, gli slogan politici interni possono diventare un ostacolo. È molto pericoloso, quando invece di un reale rafforzamento della difesa, si sentono solo richieste di radicalismo. Il populismo è un grosso ostacolo al compromesso costruttivo. Non dimentichiamo che l’attuale governo non è interessato all’elettorato rimasto nei territori occupati del Donbas e della Crimea. E questo è anche un deterrente che spiega perché non hanno fretta ad affrontare questo problema. È molto vantaggioso che alcune forze facciano da difensori della nazione, ma purtroppo non stanno facendo nulla per risolvere la situazione”.

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