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23 giugno 2018

Russia: le smentite di doping | Russia


Nello scandalo del doping la Russia dovrebbe smettere di giocare e accettare pienamente i fatti.
L’articolo viene pubblicato in vista di una sentenza dell’Agenzia mondiale antidoping [verrà resa nota a giorni] che potrebbe influire sulla possibilità di partecipazione degli atleti russi ai Giochi olimpici invernali del prossimo anno.

Quando nel 2014 il consorzio televisivo pubblico tedesco, ARD ha trasmesso un’inchiesta sul doping russo, non mi sarei mai aspettato che la situazione sarebbe diventata così drammatica.
In Russia, ARD e in seguito molti investigatori indipendenti hanno scoperto e reso pubblico un diffuso e completo sistema di copertura del doping, e, a parte particolari ricerche sul doping nella Germania dell’Est di anni fa, gli addetti ai lavori dichiarano di non aver mai visto un tale livello di cospirazione.

Tuttavia, non avrei mai nemmeno immaginato che la Russia per ben oltre tre anni, si sarebbe incamminata in un infinito carosello di smentite, o che, ancora peggio, avrebbe lanciato una controffensiva con i suoi media statali.
Persone come l’ex pattinatore di velocità e deputata della Duma, Svetlana Zhurova, l’ex ministro dello sport Vitaly Mutko e l’ex saltatrice con l’asta Yelena Isinbayeva vogliono farci credere che la Russia ha un buon sistema antidoping, anche se chiaramente non hanno pensato di prendere le distanze da ciò che in Russia sta avvenendo da anni. Oppure diamo uno sguardo a Vitaly Smirnov, che è stato uno degli architetti dell’ex sistema sportivo sovietico. Allora era un momento completamente diverso, in molti paesi si viveva in un’era di doping globale, e così pure in Unione Sovietica. Eppure, oggi, lo stesso Smirnov è a capo della commissione antidoping russa: questo ci spiega molto, sul vero appetito che la Russia ha per affrontare il problema.

Nel frattempo, la Russia continua a negare a World Anti Doping Agency (WADA) il pieno accesso ai campioni di doping sequestrati, di cui l’agenzia ha bisogno per fare un quadro completo della situazione.
Non posso trovarmi d’accordo con la narrativa russa che è stata “ingiustamente presa di mira per motivi politici”, qui non si tratta di politica, o di Russia.
Se nei primi anni ’90, quando fu scoperto lo schema di doping sponsorizzato dallo Stato, la Germania dell’Est fosse stata ancora in essere – il paese è stato riunificato con la Germania dell’Ovest prima dell’indagine – sarebbe avvenuto lo stesso riscontro: la Germania dell’Est doveva essere esclusa dai Giochi Olimpici.

Questo perché l’unica risposta che puoi dare al peggior caso di doping – il suo insabbiamento – è una replica più cattiva.
La Russia dovrebbe smettere di giocare alla vittima, perché la sua autocommiserazione non l’aiuta di certo; invece, dovrebbe accettare pienamente i fatti – e, al momento, sembra che ciò non le passi nemmeno nell’anticamera del cervello.
Se la Russia non ammetterà pienamente le conclusioni della relazione McLaren e non fornirà l’accesso ai campioni che sono stati sequestrati dalle autorità antidoping russe, allora il responso è chiaro: questa settimana l’agenzia antidoping russa verrà descritta dalla WADA come non conforme.

Ciò potrebbe esercitare un’enorme pressione sul Comitato olimpico internazionale e sul suo presidente Thomas Bach. Anche se di solito il tedesco non è un sostenitore delle sanzioni collettive – la situazione attuale potrebbe alla fine portare alla punizione più brutta: bandire del tutto la Russia dai Giochi invernali di Pyeongchang.
Questa sarebbe la giusta misura presa per insegnare una lezione e per assicurarsi che durante i Giochi ci siano parità di condizioni.
Dobbiamo tener presente che le Olimpiadi del 2014, sono state completamente contaminate dal doping a causa dell’incredibile schema di copertura doping attuata da parte del ministero sportivo russo supportato da FSB. Il problema ora è che non sappiamo chi degli atleti è innocente: la Russia ha scambiato, distrutto o fatto sparire tutti i campioni di doping.

Ma se dovessimo parlare di giustizia individuale – come sottolinea regolarmente Thomas Bach – la cosa più giusta da fare sarebbe quella di permettere ad alcuni russi, quelli che principalmente si sono allenati all’estero, di competere sotto una bandiera neutrale, senza il loro inno nazionale.
Putin e altri politici russi hanno già fatto sapere che questa per loro non è un’alternativa accettabile, e, se la misura venisse istituita, hanno più o meno chiaramente minacciato di non partecipare ai Giochi.
Ciò dimostra che alla Russia non interessa la giustizia individuale. Non sta cercando di proteggere i suoi atleti – sta proteggendo quello che lei considera che siano i propri interessi nazionali.

Posso immaginare che alcuni atleti russi si sentano trattati ingiustamente dalle organizzazioni sportive internazionali; ma se fosse successo nel mio paese, la Lituania, avrei sostenuto le stesse sanzioni. Perché le conseguenze devono essere le stesse per ogni paese del mondo.
Il tutto dovrebbe anche essere determinato sulla base di prove e finora non abbiamo lo stesso livello di controlli negli altri paesi. Sfortunatamente, non ci sono segnalatori in tutti i paesi del mondo.

Immagino che potremmo scoprire un sacco di doping anche in altri paesi se si facessero avanti informatori coraggiosi; ma in ogni caso non dobbiamo distoglierci dal fatto che la Russia ha una tradizione unica e radicata di doping.
Se gli atleti russi sono infelici, dovrebbero rivolgere i loro reclami alla federazione e al ministero dello sport russo. Sono quelle organizzazioni che li hanno buttati in questo casino e sono ancora loro che non sono riuscite ad implementare il codice WADA nel modo in cui avrebbero dovuto. Sono loro che hanno tradito i propri atleti.

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