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12 dicembre 2017

“Debito Yanukovich”: la Russia è pronta a trattare e non solo | Ucraina


La Russia è pronta a cedere ad un terzo il cosiddetto “debito di Yanukovych”. L’affermazione è stata rilasciata dal ministero delle finanze russo. Perché Mosca sta parlando di questo strano approccio economico? Come può essere correlato ai recenti accordi tra Stati Uniti e Russia? E, la liberazione dei prigionieri in Ucraina e nel Donbas?

La Russia è pronta a trasferire il cosiddetto “debito di Yanukovych” dell’importo di 3 miliardi di dollari, ad un altro paese, struttura o entità. E, come ha osservato il vice-ministro delle finanze russo, Sergei Storchak, la decisione è stata presa perché la Russia ha delle “speciali relazioni con l’Ucraina”. Allo stesso tempo, il ministro ha sostenuto che la Russia è pronta a ricevere l’ammontare del debito sia in contanti, che in titoli.

Come tutti ricordano, l’Ucraina nel 2013, quando c’era come presidente Viktor Yanukovych, ha ricevuto dalla Russia un prestito di 3 miliardi di dollari, la cui restituzione scadeva alla fine del 2015. L’Ucraina nel frattempo, con tutti i suoi debitori ha ristrutturato i debiti, ed ha offerto alla Russia la medesima possibilità; ma Mosca, insistendo che il suo credito fosse di natura sovrana, ha rifiutato i termini. A febbraio 2016, in relazione al mancato pagamento del “debito Yanukovych”, la Federazione Russa ha intentato una causa contro l’Ucraina presso l’Alta Corte di Londra. La Corte di Londra nel mese di marzo 2017 ha accolto la petizione russa per una revisione accelerata del credito, ma la squadra ucraina è riuscita a proporre un appello. Il ministero delle Finanze russo si è affrettato a dichiarare che il tribunale ha in effetti riconosciuto come pertinente la richiesta della Federazione russa, e che l’Ucraina doveva pagare il debito, “ma finora non è stata ancora presa una decisione definitiva”. Tuttavia, è probabile che la Corte dia ragione alla parte russa.

È significativo che recentemente l’Ucraina e la Russia non discutano più direttamente della questione del “debito Yanukovich” – tutti i negoziati vengono indetti tramite un intermediario, il cui ruolo principale è svolto dalla Germania.
L’idea di cedere il debito a terzi non è nuova, ha spiegato il direttore della Fondazione Blazer, Oleg Ustenko, ricordando la dichiarazione del presidente russo Vladimir Putin al vertice dei “Big Venti” del mese di novembre del 2015. In seguito, il presidente russo aveva anche espresso la volontà di ristrutturare il debito “nel caso in cui ci fosse stata una garanzia del governo degli Stati Uniti, dell’Unione europea o di una delle rinomate istituzioni finanziarie internazionali”.

Secondo Ustenko, la cessione di un credito da un paese all’altro sembra piuttosto strana e nella pratica mondiale è un “qualcosa che spazia nei campi della fantasia”. Egli ritiene che sia possibile solo l’opzione in cui l’Ucraina possa ricevere da parte di terzi “risorse di cassa aggiuntive e bloccare quindi il debito verso la Federazione russa”. “Ora, molto probabilmente, sono sempre gli stessi giocatori – gli Stati Uniti, l’UE, l’FMI,” ha sostenuto l’economista.

Tuttavia, nella politica ucraina e nella comunità di esperti non si esclude che la proposta di Mosca possa essere attuata.
“In teoria è possibile, e poi con il nuovo [il terzo], sarà più facile raggiungere una specie di accordo, una sorta di sconto” ha sottolineato il vice capo della commissione parlamentare sul bilancio ucraino, Sergey Melnik.

“Penso che se fosse possibile sia meglio farlo, perché prima o poi, quando alla fine il tribunale di Londra ci ordinerà di pagare, la questione del pagamento tornerà a farsi assillante. Un anno, due o tre, ma in ogni caso capita. Se c’è l’opportunità politica meglio prenderla piuttosto che dichiarare un default dello stato”, ha espresso Sergey Fursa, della società di investimenti Dragon Capital.
Ma perché la Russia solo ora ha comunicato l’intenzione di cedere il “debito Yanukovich”, considerato che ha un “rapporto speciale” con l’Ucraina?

Secondo Oleg Ustenko, nell’offerta di Mosca vede molte contraddizioni. A gennaio 2018, l’arbitrato di Londra prenderà una decisione definitiva sul caso. “C’è un’alta probabilità che l’Ucraina debba pagare il debito. E se è così, allora non vedo dov’è il grande bisogno d’infuocare oggi un argomento che verrà risolto al massimo in tre mesi. Tanto più che è una cosa che si trascina da ben tre anni”, si è chiesto l’esperto.
Forse, è possibile che la Russia non sia tanto sicura della sua vittoria in tribunale. “Probabilmente in tribunale non è così semplice, è per questo che stanno cercando opzioni”, ha suggerito Sergei Melnik.
“Questa dichiarazione del Ministero delle Finanze russo io la considero come un preavviso di una sconfitta in tribunale”.

“Se il debito viene ceduto, di solito è un’operazione che avviene con uno sconto, e se la Federazione Russa ne ha parlato pubblicamente, allora vuol dire che Mosca non ha alcuna certezza che la decisione della Corte sia in suo favore”.
“Piuttosto, credo che dipenda da un presupposto del ministero delle finanze russo che ha capito che gli conviene negoziare il debito prima che arrivi il 2018. Lui è a conoscenza della triste situazione delle prestazioni sociali e della loro scadenza” ha suggerito un membro del comitato esecutivo della società ucraina degli analisti finanziari, Vitaly Shapran.

Tuttavia, il motivo principale di Mosca, secondo gli esperti, è politico.
“Questa scelta dal punto di vista finanziario ed economico non è logica. E, dato che non vedo alcun motivo economico, significa che c’è una logica non economica”, ha affermato Oleg Ustenko.
E uno dei motivi politici potrebbe essere la volontà del Cremlino di cercare un compromesso sulla situazione nel Donbass.

“Penso che sia un segno che in linea di principio la Russia è disponibile al compromesso, e la questione del debito si può paragonare a quella del Donbass: “sono ambedue ragioni politiche e sicuramente il Cremlino non vuole ulteriormente aggravare la sua situazione”, ha sostenuto Sergei Fursa.
Le valutazioni di Vitaliy Shapran sono ancora più categoriche. “Si può presumere che, con il deterioramento del bilancio federale, i 3 miliardi di dollari possano essere parte di un pacchetto di accordi, come la de-occupazione del Donbass e il trasferimento della Crimea all’Ucraina”.

Se però diamo un’occhiata a tutte le ultime “strane” evenienze: la cessione del credito, la posizione meno rigida di Surkov durante l’incontro con Volker, le forze di pace nel Donbass e la proposta di Putin per lo scambio dei prigionieri, capiamo che sta succedendo qualcosa di nuovo a Mosca. Senza dimenticare che, conoscendo Putin, dietro a tali atti di umanità ci deve essere un chiaro calcolo geopolitico e non solo uno.

In primo luogo, è chiaro che tutto il caos iniziato da Mosca non finisce con il termine delle forze di pace che arrivano entro la fine di quest’anno, come ha suggerito Kurt Volker. Il motivo: per il Donbass ci sono posizioni troppo divergenti in Russia, negli Stati Uniti e in Ucraina. In questo caso abbiamo bisogno di alcune iniziative, non per quanto riguarda le forze di pace, ma per l’aspetto umanitario. E, dal momento che per il mantenimento della pace è necessario dimostrare nuove iniziative umanitarie, Putin cerca di dimostrare a tutti che punta ad una soluzione pacifica. Dopotutto, lo scambio di “uno per tutti” è uno dei punti degli accordi di Minsk, e, siccome, per Mosca, è Kyiv che non adempie alla parte politica degli accordi, si può obbligarla in questa forma.

In secondo luogo, la promessa pubblica di Vladimir Putin di parlare con la cosiddetta leadership dell’Ordo sullo scambio di prigionieri, solleva allo stesso tempo lo status di questi cosiddetti leader. Che, sempre secondo il Cremlino, non sono marionette, non sono controllati direttamente da Mosca, ed è con questi stessi leader indipendenti che è necessario e importante trovare d’accordo, non solo per la leadership russa, ma anche la leadership ucraina. Allo stesso tempo, c’è il desiderio di elevare lo status di Zakharchenko e con esso lo status dei territori occupati.

In terzo luogo, considerato che la richiesta a Putin è stata fatta da Viktor Medvedchuk, non è un caso che sia apparso su tutte le TV russe e abbia ricevuto un massiccio spazio nei media pubblici, infatti si tratta di un gioco per migliorare il suo status non solo del processo di Minsk, ma anche nei processi politici della politica ucraina.

Putin vede i peacekeeper come una conseguenza delle sanzioni occidentali, ha spiegato Georgi Tuka, il vice ministro per i territori temporaneamente occupati e gli sfollati interni, “Ora Putin sta portando avanti alcune manovre, il cui scopo è dimostrare la sua inclinazione al dialogo. Ma il loro compito principale non è quello di compiere azioni concrete, ma semplicemente “deglutire”, per non permettere all’Occidente di introdurre ulteriori sanzioni”, ha sostenuto il funzionario.

Gli osservatori russi, a loro volta, stanno mettendo sempre più in risalto che alla vigilia delle elezioni presidenziali in Russia, Vladimir Putin sta cercando qualsiasi ragione per incrementare le pubbliche relazioni.
“Putin è un maestro di PR. Lui è alla ricerca di nuove azioni di PR, di grande successo. Il rilascio dei prigionieri è sempre ben accolto, è sempre una notizia positiva. La cessione del credito è un piccolo regalo di fine anno, discutere un poco con tutti ed accontentarli con promesse costa poco, ma possono fruttare altri sei anni di presidenza” ha sostenuto il giornalista russo, Leonid Radzikhovsky.

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