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22 settembre 2018

Putin: una immagine populista | Russia


In contrasto con l’immagine populista che il presidente russo Vladimir Putin si è creato per galvanizzare il sostegno, lui è parte dell’odierna élite russa.
Ciò lo mette in una posizione scomoda, in quanto il populismo si diffonde in tutta Europa e in Russia ha segnato la rivoluzione del 1917, con il suo centenario scaduto quest’anno. Se Putin dovesse prendere di nuovo un approccio populista è probabile che possa ispirare nell’opposizione accuse di ipocrisia; ma senza uno sforzo per coinvolgere l’elettorato russo, Putin potrebbe non ottenere dalle elezioni presidenziali del 2018 quel forte risultato di cui ha bisogno per assicurarsi legittimità e cementare la sua eredità.

Putin sta sperando che i russi non vedano i paralleli tra oggi e cento anni fa, quando i lavoratori e i contadini russi appoggiavano un cambio di governo e chiedevano la fine della povertà e dei maltrattamenti subiti dai ricchi aristocratici e dalla borghesia. Mentre Putin si prepara a correre per la presidenza, è innegabilmente il candidato istituzionale che più contrasta con l’immagine populista che lui stesso, per generare approvazione pubblica, si è modellato nel corso degli anni, e che alla fine rappresenta la chiave della sua legittimità.

Lo sfruttamento del populismo ha portato Putin da funzionario di stato senza volto alla fine degli anni ’90, fino ad arrivare l’instancabile campione (e finanziatore occasionale) di gruppi anti-establishment in tutto il mondo. Ma l’approccio populista in casa si sta trasformando in una spada a doppio taglio. Una figura così strettamente identificata con l’establishment politico russo, sarà in grado di sfruttare i temi populisti per un elettorato russo che, come al solito, sta crescendo disincantato dagli affari?

Putin quasi certamente vincerà le prossime elezioni presidenziali in Russia; ma per calmare le crescenti domande di quanto tempo rimarrà in carica o di chi lo sostituirà, ha bisogno di un mandato forte, misurato da una robusta affluenza alle urne e un processo non troppo fraudolento. Se il passato è un prologo, dovremmo aspettarci che la campagna di rielezione di Putin si basi in gran parte sulle tecniche populiste e sulla retorica per ottenere fiducia e sostegno pubblico.

Quando Putin apparve sulla scena per la prima volta nel 1999 come primo ministro del presidente Boris Eltsin, molti lo consideravano un nulla – un burocrate russo modellato dalla famiglia Eltsin per portare avanti le relazioni oligarchiche che avevano arricchito in eccesso l’élite russa; ma sin dall’inizio invece, Putin si è distinto proiettando l’immagine di un uomo del popolo, piuttosto che un membro dell’élite privilegiata.
Putin, dapprima come primo ministro e poi da presidente, per dialogare con la popolazione ha usato la lingua comprensibile dalla gente, invece che la diplomazia politica. All’inizio della seconda guerra cecena nel 1999, ha brutalmente minacciato di “spazzare via [i ceceni]”. Nel 2003, Putin ha scioccato i giornalisti quando ha criticato gli oligarchi ribelli, sostenendo: “Devi sempre obbedire alla legge, non solo quando ti prendono per le palle”.

Il giro di vite di Putin sui ricchi oligarchi ha ulteriormente cementato la sua immagine di outsider. Putin, rispettivamente, ha messo in prigione ed esiliato i magnati dei media Vladimir Gusinsky e Boris Berezovsky nel 2000, ed ha arrestato ed imprigionato il magnate del petrolio, Mikhail Khodorkovsky nel 2003. Questo ha scosso il potere centralizzato del Cremlino e ha messo da parte gli oppositori politici, ma ha permesso anche a Putin di bruciare il suo anti-establishment e le sue credenziali anti-élite. Putin, per rafforzare il patriottismo tra i russi ancora in balia del crollo dell’Unione Sovietica, ha anche sfruttato potenti simboli – come un nuovo inno nazionale incastonato nell’inno sovietico. La resurrezione dell’inno nazionale dell’era sovietica nel 2000 ha fatto arrabbiare molte élite che cercavano di tracciare un nuovo percorso per il paese; persino Eltsin si era ribellato, accusando Putin di “vedere ciecamente [e seguire] l’umore della gente”.

Questi gesti populisti hanno contribuito a fargli consolidare un livello di sostegno tra i russi medi, che è stato essenziale per dargli presa sul potere. Lui, nell’agosto del 1999 era una figura pressoché sconosciuta, solo il 31 per cento dei russi approvava la sua prestazione lavorativa; ma nel gennaio 2000, la sua approvazione professionale era salita all’84 percento ed è rimasta superiore al 70 percento per la maggior parte del suo primo mandato. Ad ottobre 2017, il rating di approvazione di Putin è dell’82%.

Il noto abbraccio di Putin ai temi populisti sulla scena internazionale fa parte di una più ampia strategia russa, volta ad indebolire il sostegno verso i governi statunitensi ed europei ostili alla Russia. Il Cremlino cerca di sfruttare le divisioni interne presenti in questi poteri nella speranza di ostacolare la loro capacità a sfidare gli interessi russi. Un esempio tra i tanti, è il sostegno russo al partito ultra-nazionalista tedesco Alternativa per la Germania (AfD). I leader di AfD sono anti-establishment e filo-russi, e spesso ripetono a pappagallo i discorsi del Cremlino su questioni come la guerra in Ucraina. I resoconti della stampa tedesca suggeriscono che il Cremlino ha contribuito al finanziamento di AfD e che gli strumenti di propaganda statale russi hanno rafforzato le prestazioni di AfD nelle elezioni di settembre in Germania. Non è poco vedere AfD seduto nel parlamento tedesco, dove darà voce agli interessi russi e contribuirà a complicare il processo decisionale politico.

Quando si parla di Stati Uniti, la posizione populista di Putin comprende la rappresentazione della Russia come il principale potere anti-establishment del mondo. Evidenziando i pericoli dell’unilateralismo americano e abbracciando i difensori dei cosiddetti valori tradizionali, come gli oppositori del matrimonio tra persone dello stesso sesso, Putin ha posizionato la Russia come l’alternativa allo status quo. L’abbraccio del Cremlino alle narrazioni populiste che hanno alimentato le candidature di personaggi come il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il francese Marine Le Pen hanno trasmesso la sensazione che Putin sia disposto ad accettare l’establishment difendendo gli interessi di coloro che sono i più scettici verso l’ordine liberal democratico mondiale.

Putin però, mentre è davanti alle elezioni del 2018, dopo aver servito come leader della Russia per più di diciassette anni, è ora un prigioniero del suo stesso successo. Il populismo – spesso descritto come un approccio politico che mette le persone contro l’élite – elude una facile definizione, ma contiene degli schemi. Nella fase iniziale, i leader populisti concentrano i loro sforzi quasi esclusivamente su misure socialmente popolari, promuovono le promesse elettorali e spesso godono di un’impennata di sostegno; ma con più a lungo un leader resta al potere, più diventa difficile mantenere un’immagine anti-establishment.

Le esperienze dell’America Latina mostrano che il sostegno per i leader populisti cala nel tempo, a meno che non assumano una svolta autoritaria e impieghino i media e i controlli politici. La lunga permanenza di Putin al vertice, unita alla sua dipendenza da pratiche corruttive e reti informali, ha eroso la sua capacità di autoproclamarsi un populista. I sondaggi di opinione pubblica mostrano che i russi considerano sempre più Putin come “uno che asseconda la burocrazia, e che cerca di approfittare della ricchezza della Russia”.

La sua stretta presa sui media e il forte sostegno pubblico per l’annessione alla Crimea del 2014 hanno aiutato Putin a mantenere la sua popolarità fino ad oggi. Lui ha anche abilmente deviato molti dei mali della Russia verso nemici esterni o elementi all’interno del suo stesso governo. Ma mentre anticipa altri sei anni al potere, la più grande minaccia alla sua posizione è l’ascesa di una vera figura populista in Russia. Il populismo si sta diffondendo in tutta Europa e, nonostante un ambiente politico oppressivo, le condizioni in Russia potrebbero alimentare un crescente appetito per una leadership populista. La corruzione in crescita, il reddito decrescente e l’ineguaglianza sociale sono tre elementi infiammatori. Quasi otto su dieci russi considerano la corruzione “completamente permeata” o “significativamente presa in considerazione dal governo russo”. Un recente studio sulla ricchezza globale ha riportato che i primi 10 più ricchi russi possiedono quasi il 90 per cento della ricchezza delle famiglie – una percentuale maggiore rispetto agli Stati Uniti o alla Cina.

Il principale esponente dell’opposizione, Alexei Navalny, è a conoscenza di queste condizioni e ha lanciato una campagna presidenziale (sebbene le autorità lo abbiano dichiarato non idoneo a correre) costruita su questioni che attirano il cittadino medio. I video online di Navalny, destinati a trasmettere un messaggio incriminante, descrivono gli eccessi di Putin e della sua cerchia ristretta: la corruzione ai vertici del governo ha un impatto diretto sulla vita dei russi medi. Spinti da questa ingiustizia, migliaia di russi hanno protestato a marzo in quasi cento città di tutto il paese, la prima manifestazione di insoddisfazione pubblica organizzata su larga scala contro il governo dalle proteste di massa del 2011-2012.

Putin e il suo team si stanno ancora consultando sulla piattaforma della sua campagna: Putin potrebbe bruciare la sua immagine di “presidente della sicurezza”, che vorrebbe dire continui atteggiamenti aggressivi nel campo della politica estera, un grosso rischio, in un momento in cui le relazioni tra Russia e Stati Uniti sono scarse e la politica estera degli Stati Uniti è imprevedibile; Putin potrebbe ribattezzarsi ancora una volta, come “modernizzatore della Russia”, ma questo approccio non è gradito alle élite che vogliono preservare lo status quo; l’approccio populista potrebbe fare capolino, ma per Putin non funzionerà più.

Putin come “populista 2.0” sa di ipocrisia e potrebbe ulteriormente alimentare l’insoddisfazione che Navalny ha provato a sfruttare. Ciò non può impedire a Putin di vincere il suo quarto mandato, ma eroderà la sua credibilità e accelererà la sua percezione di un presidente zoppo che vuole correre.

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