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22 settembre 2018

Ucraina: una fortezza assediata? | Ucraina


La crisi nei rapporti con la Polonia e il conflitto di lingua con la Romania e l’Ungheria peggiorano la posizione dell’Ucraina sulla scena internazionale.

L’Ucraina è come una fortezza assediata: ha una guerra con la Russia, i rapporti viziati con la Polonia, Romania e Ungheria, cosa aspettarsi da Bielorussia e Moldavia? E con i leader filo-russi – non è chiaro. Una tale situazione non promette nulla di buono per l’Ucraina. Di chi è la colpa? Cosa si potrebbe fare?

Polonia
Le relazioni tra l’Ucraina e la Polonia hanno cominciato a deteriorarsi dopo l’avvento al potere del partito conservatore Legge e Giustizia, che ha reso il tema storico una parte della sua politica estera, concentrandosi principalmente sul ruolo UPA nella tragedia di Volyn. La causa della crisi attuale è da cercare in Polonia, basta vedere la decisione dell’Istituto ucraino della Memoria Nazionale per imporre una moratoria sulla legalizzazione degli illegali monumenti polacchi, nonché di sospendere il rilascio dei permessi per l’esumazione delle vittime polacche dei conflitti armati: la guerra sovietico-polacca, la seconda guerra mondiale, le vittime della tragedia di Volyn.

La moratoria è stata  avviata da UINP – Український інститут національної пам’яті – in risposta alla distruzione dei nazionalisti polacchi pro-Cremlino, con il supporto delle autorità locali, del monumento ai soldati UPA nel villaggio di Grushovichi in Polonia. Vladimir Vyatrovich, il capo di UINP, ha chiesto la legalizzazione dei monumenti polacchi e ucraini e di ripristinare quelli che sono stati distrutti, tra cui anche quelli dei soldati UPA. Pochi giorni dopo, il ministro degli esteri polacco, Vitold Vaschikovsky, ha minacciato la gestione di UINP includendo i suoi dipendenti nella lista nera di coloro che hanno il divieto di ingresso in Polonia.

Il 17 novembre, in una riunione del Consiglio consultivo dei presidenti di Ucraina e Polonia, la parte ucraina ha respinto la moratoria sulla esumazione, ed il presidente polacco ha promesso di ripristinare i sette monumenti ucraini distrutti in Polonia. Ma la lista nera polacca ha continuato ad agire lo stesso: è stato vietato l’ingresso in Polonia ad un subalterno di Vyatrovich, Svyatoslav Sheremet.

Un tale conflitto, forse si poteva prevedere. Nel giugno 2016, l’Istituto Polacco di Memoria Nazionale era subordinato allo Stato, ed era diretto da un “protetto” del partito di governo, Legge e Giustizia. Già allora era chiaro che non bisognava aspettarsi un compromesso tra gli storici polacchi, che si oppongono alla glorificazione di UPA e al riconoscimento della tragedia di Volyn come un genocidio dei polacchi, e il capo di UINP per il quale la glorificazione di UPA – è l’attività della sua vita.
Di conseguenza, il dialogo tra gli storici dei due paesi è fallito. Ora, per salvare i rapporti tra i due Paesi, anche le questioni storiche dovranno essere affrontate dai diplomatici – con o senza il coinvolgimento degli storici, ma certamente senza le istituzioni monopolistiche di memoria nazionale. Forse ora, per portare ad un nuovo livello sia la cooperazione economica, di difesa e transfrontaliera è giunto il momento di ricordare non solo i conflitti, ma anche le vittorie congiunte, e che l’Ucraina si adegui a battezzare le strade con i nomi di Ezhi Gedroytsa e di altre figure polacche che hanno fatto da ponte tra i due popoli. Le questioni storiche però, non dovrebbero subissare le relazioni tra i due paesi.

Inoltre, è importante prevenire in Ucraina la formazione dell’immagine dei polacchi come nemici, e in Polonia – degli ucraini come nemici dei polacchi – che potrebbe essere utilizzata dai politici per scopi elettorali già nel 2019. Nei media ucraini ora ci sono pubblicazioni di presunte affermazioni provenienti da Varsavia per la revisione dei confini e per il dominio dei sentimenti anti-ucraini in Polonia. Infatti, secondo un sondaggio del centro di analisi  CBOS  del 2017, il 36% dei polacchi dimostra simpatia per gli ucraini, il 32% ha espresso antipatia e il 26% indifferenza. Nel 1993, solo il 12% dei polacchi nutriva simpatia con gli ucraini, nel 2003 il 19% e, la crescita di tale valore dimostra il successo della politica di riconciliazione dei due paesi. In Ucraina, secondo un sondaggio del gruppo sociale effettuato a giugno 2016, il 54% degli intervistati era caldo riguardo all’argomento, mentre il 4% era freddo. Se immaginiamo che le relazioni tra l’Ucraina e la Polonia possano rimanere in crisi a causa delle rivalità storiche fino a quando PiS non lascerà il potere, allora è possibile immaginare per quanto tempo i polacchi e gli ucraini si metteranno a confronto gli uni contro gli altri attraverso i media.

Tuttavia, a prescindere dalle divergenze tra Varsavia e la storia, non si dovrebbe pensare al passato conflittuale, ma al futuro e ad una opposizione congiunta contro l’espansione del Cremlino. Inoltre il confronto sarà dannoso per entrambe le parti, ma per l’Ucraina a causa della guerra – in misura maggiore. Varsavia ha una relazione interrotta con la Germania e la Francia, ed è impensabile che possa essere d’aiuto a Kyiv per l’integrazione europea, ma rimane comunque un partner dell’Ucraina nella promozione della cooperazione con la NATO, importante per una comune azione coordinata contro l’aggressione russa nella regione.

E, inoltre, non possiamo essere d’accordo con il titolo dell’ultima intervista di Vyatrovich sulla rivista Krajina: “i polacchi si stanno preparando ad un avvicinamento alla Russia”. Se ciò fosse vero, la Polonia non avrebbe continuato ad  indagare l’incidente di Lech Kachinski, non avrebbe acquistato il sistema Patriot per 7-10 miliardi di dollari, il ministro della difesa polacco Antoniy Matserevich non avrebbe dato l’allarme sui preparativi russi per una guerra calda in Europa.

Conflitto linguistico con l’Ungheria e la Romania
La tensione nei rapporti con l’Ungheria è sorta nel maggio 2014, quando il primo ministro ungherese, Viktor Orban, ha annunciato la necessità per gli ungheresi della Transcarpazia, di una doppia cittadinanza e dell’autonomia. Le sue affermazioni, i progetti energetici congiunti tra Ungheria e la Federazione Russa, la critica alle sanzioni contro la Russia, la visita di Putin a Budapest nel bel mezzo della battaglia per Debaltsevo, hanno reso il primo ministro ungherese uno dei politici più odiati in Ucraina.

Orban ha anche cercato di preservare il rapporto con la Russia ed è rimasto unito con l’Unione europea per la questione ucraina. L’Ungheria appoggia l’estensione delle sanzioni contro la Russia, nonostante le perdite economiche dell’agricoltura ungherese; lotta per l’integrità dell’Ucraina, come ha dimostrato durante il voto alle Nazioni Unite; si è adoperata per l’introduzione del regime senza visti e l’accordo riguardante l’associazione dell’UE con l’Ucraina. E, nonostante la pressione da Mosca, Budapest non ha rinunciato all’inversione del gas verso l’Ucraina – è salita a 1 miliardo di metri cubi nel 2016. Budapest ha anche inviato aiuti umanitari alle vittime della guerra nella regione del Donbass, ha organizzato una vacanza per più di duemila figli di immigrati e soldati ATO, ha fornito cure per oltre 70 soldati ATO negli anni dal 2014 al 2017.

Pertanto, l’adozione a settembre della legge ucraina sull’istruzione, il cui articolo 7° sancisce il diritto di insegnare tutte le materie nella lingua delle minoranze etniche solo nella scuola primaria, ha suscitato rabbia a Budapest. Secondo la Costituzione ungherese, il governo dovrebbe aver cura di salvaguardare i diritti e le identità degli ungheresi all’estero. In Ungheria, credono che l’Ucraina abbia risposto con ingratitudine per il sostegno fornitole all’UE, all’ONU e le linee umanitarie. “L’Ucraina apportando modifiche alla legge sull’istruzione che violano fortemente i diritti della minoranza ungherese, ha colpito l’Ungheria alle spalle”, ha affermato il ministro degli esteri ungherese  Peter Siyyarto.

Inoltre, la reazione del governo ungherese è condizionata dalla lotta pre-elettorale: il principale rivale di Fidesz, il partito di Orban, è ora il partito d’estrema destra, Jobbik. La differenza tra loro è: Fidesz dai mercati russi ha la necessità di gas più conveniente; di Orban non si capisce il riavvicinamento politico a Mosca: nella nazione il ricordo della soppressione delle rivoluzioni ungheresi da parte russa è forte; Jobbik è una quinta colonna pro-Cremlino, nota per le provocazioni in Transcarpazia. Dopo l’adozione della legge ucraina, ha annunciato il fallimento della politica ucraina di Orban, ed ex membri del partito hanno organizzato una manifestazione per l’autodeterminazione degli ucraini ungheresi.

A Budapest, ritengono che le autorità ucraine per quanto riguarda la minoranza ungherese, abbiano violato le disposizioni del XXII secolo; la Costituzione dell’Ucraina sulla prevenzione del restringimento dei diritti e delle libertà esistenti, nonchè l’attuale dichiarazione di SSR ucraino e dell’Ungheria sull’assicurazione dei diritti delle minoranze nazionali del 1991. Esso da l’opportunità agli ucraini ungheresi di studiare nella loro lingua madre “a tutti i livelli di istruzione”.

L’argomento di Budapest è semplice: per 26 anni gli ungheresi d’Ucraina hanno potuto studiare in una scuola superiore in ungherese, ora però lo possono fare solo nella scuola elementare. L’argomento di Kyiv, è che la legge significa una migliore integrazione degli ungheresi, facendo loro aumentare le probabilità per l’ammissione alle università e al mercato del lavoro. Budapest ha respinto le tesi ucraine, sostenendo che gli stessi ucraini ungheresi sanno cosa è meglio per loro e che non può decidere uno stato. Budapest inoltre, sostiene che Kyiv non si deve preoccupare delle autorità ungheresi anche se rilasciano passaporti ungheresi agli ucraini ungheresi della Transcarpazia – secondo le autorità ungheresi nel febbraio 2015 hanno ricevuto la cittadinanza ungherese, con una procedura semplificata, 94 mila ungheresi della Transcarpazia. A Budapest, credono che gli ungheresi all’estero debbano avere una connessione con la loro terra d’origine, una tale mossa non è diretta contro i vicini; ma il doppio passaporto – seppur in Ucraina vietato – tra cui la cittadinanza ungherese, l’hanno anche molti funzionari ucraini di alto rango.

Già nel mese di settembre, l’Ungheria ha annunciato che avrebbe bloccato l’ulteriore integrazione euro-atlantica dell’Ucraina e che avrebbe cercato sanzioni contro l’Ucraina. Una riunione della Commissione NATO-Ucraina del mese di dicembre è stata bloccata, anche se a Bruxelles è stato annunciato che non ci fosse stata l’intenzione di indirla. L’Ungheria è riuscita a ottenere le raccomandazioni di APCE per l’Ucraina per modificare la legge sull’istruzione in conformità con le raccomandazioni della Commissione di Venezia. Allo stesso tempo, Budapest non ha intenzione di bloccare le sanzioni contro la Russia, e di recente ha sostenuto la risoluzione delle Nazioni Unite sulle violazioni dei diritti umani in Crimea.

Anche il conflitto con la Romania è stato innescato dall’articolo 7° della legge in materia di istruzione e si è concluso con una fase di miglioramento dei rapporti a causa dell’aggressione russa. La Romania ha sostenuto il rafforzamento delle sanzioni contro la Russia; il regime senza visti e l’accordo riguardante l’associazione dell’UE con l’Ucraina; ha chiesto la creazione di una flotta NATO con la partecipazione della marina ucraina nel Mar Nero; ha curato diverse decine di militari ucraini.
I due paesi hanno interessi comuni: la de-occupazione della Crimea, per la cui militarizzazione viene minacciata la Romania; la lotta contro la presenza russa in Transnistria e l’influenza russa in Moldavia.

Quest’ultima nel dicembre 2018, in caso di vittoria del partito del presidente Dodon, potrebbe diventare un satellite del Cremlino: allora Kyiv e Bucarest avranno un enorme problema comune. Forse a causa della consapevolezza di questi rischi e della lotta politica interna, la reazione della Romania è più calma di quella ungherese: sono state rinviate le visite del Presidente Johannis in Ucraina, e dello speaker della Rada ucraina, Parubiy in Romania; il Parlamento rumeno ha adottato una dichiarazione di violazione dei diritti contro gli ucraini rumeni.

Bielorussia
Nelle relazioni bielorusso-ucraine è emersa una crisi. Si, sa anche che, se ci sono sospetti o ragionevoli accuse che uno stato svolge attività contrarie alla Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche, ci sono diversi modi per rispondere, compresi quelli pacifici: si può tranquillamente consigliare a qualcuno di andare a casa. Così normalmente, quando sorgono tali problemi, si comportano gli stati che sono interessati alle partnership. In questo caso, la parte bielorussa ha intrapreso la strada dello scandalo pubblico, e questo è chiaramente un passo ostile, indipendentemente dall’essenza delle accuse.

È comprensibile che la Bielorussia non abbia motivo di essere amichevole con l’Ucraina. I tentativi delle autorità ucraine d’instaurare negli ultimi anni una cooperazione produttiva con il regime di Lukashenko non hanno realmente una base reale. E questo alla fine ha portato al fatto che sotto l’influenza della parte russa si sia verificato un aggravamento.
Ultimamente la pressione russa su Minsk si è intensificata e la dipendenza della Bielorussia da Mosca è abbastanza ovvia. Naturalmente, Kyiv non ha cose importanti da scambiare nei rapporti con la Russia, e ciò che l’Ucraina può offrire alla Bielorussia non è niente di speciale. In questa fase non esiste una strategia ucraina per lo sviluppo di relazioni con la Bielorussia, anche perché esistono gravi limitazioni: il fallimento della Bielorussia nell’entrare nell’UE, inoltre gli Stati membri devono risolvere molti problemi prima di regolare le relazioni con un tale regime al centro dell’Europa.
Per l’Ucraina è difficile sostituire la Bielorussia come sede del processo di Minsk, perché è vicina, perché i rappresentanti russi possono entrare liberamente, pertanto, se non ci sarà un ulteriore aggravamento nei rapporti reciproci, la capitale bielorussa rimane un buon posto per i colloqui del formato di Minsk, la sede migliore.

La Polonia come mediatore
Nel mese di dicembre, La Commissione di Venezia dovrebbe presentare le sue conclusioni in materia della legge sull’istruzione ucraina. Non è chiaro se la Romania possa scendere ad un compromesso, ma Orban ha già affermato che, indipendentemente dalle conclusioni della Commissione, l’Ungheria non comprometterà l’Ucraina. Da parte sua, il governo ucraino non ha ancora articolato nessuna intenzione di modificare la legge sull’istruzione.
Infatti, anche se a Kiev dovessero decidere di modificare la legge, è improbabile che facciano concessioni a Budapest. Orban ha già espresso le sue richieste al disegno di legge di Poroshenko sulla cittadinanza – che prevede la privazione della cittadinanza ucraina a coloro che sono diventati cittadini di un altro paese con 30 giorni di tempo per decidere a quale passaporto rinunciare. Cioè, la maggior parte degli ungheresi della Transcarpazia dovrà scegliere tra il passaporto dell’Ungheria o dell’Ucraina. C’è ancora una lamentela a Budapest per una promessa pre-elettorale di Poroshenko, non ancora soddisfatta.

Il presidente ucraino aveva promesso di restituire le proprietà della chiesa ortodossa delle autorità sovietiche, che ora si sta sommando al nuovo disegno di legge sulla lingua. E, fin quando queste questioni non saranno risolte, Budapest potrebbe bloccare l’integrazione euro-atlantica dell’Ucraina.
C’è la minaccia che, a causa del blocco ungherese, il processo di integrazione euro-atlantica dell’Ucraina si fermi fino a quando Orban rimarrà al potere – che è, almeno fino al 2022. Un paese può bloccare gli sforzi di un potenziale candidato – così la Grecia nel 2008 ha bloccato l’ingresso della Macedonia nella NATO a causa di una vecchia disputa sul nome, che per Atene è considerata una parte della sua storia.

In questa situazione, l’Ucraina potrebbe semplicemente utilizzare la mediazione della Polonia, che ha “buoni” rapporti con l’Ungheria e la Romania. Nel maggio 2014, al momento primo ministro della Polonia, Donald Tusk, ha difeso la posizione dell’Ucraina in una riunione dei capi di Visegrad 4, sollecitando Viktor Orban a non ripetere le tesi della propaganda del Cremlino in materia di Ucraina – Orban ha lasciato andare per un paio di anni.

L’offerta della mediazione polacca nelle relazioni con l’Ungheria potrebbe sembrare poco promettente, ma dipende dal fatto che è il governo ucraino che non ha una strategia generale per come risolvere questo conflitto. A Kyiv comunque non mancherà l’occasione per spiegare la mancanza di successo per l’integrazione euro-atlantica addossando la responsabilità alle macchinazioni di Budapest, piuttosto che al fallimento della lotta contro la corruzione, la riforma delle strutture statali e l’economia.
Dal confronto dell’Ucraina con i suoi vicini occidentali, vince solo il Cremlino, che è solo interessato a formare un ambiente ostile intorno all’Ucraina. Al conflitto con la Polonia, la Romania e l’Ungheria, si può aggiungere una stretta vendetta delle forze pro-russe in Moldavia, la dipendenza della Bielorussia dalla Federazione russa, la duplice posizione del governo slovacco – il gas inverso per l’Ucraina, ma sogna di revocare le sanzioni contro la Russia. Se a questo aggiungiamo la crescente insoddisfazione degli Stati Uniti e dei leader dell’Unione europea per il fallimento della lotta contro la corruzione – tutto ciò sta già accadendo – si sta formando una situazione ideale per il Cremlino.

La Russia, dopo che nel 2019 avrà liberato le sue risorse impegnate in Siria, quando il sistema politico ucraino sarà scosso da promesse non mantenute e battaglie elettorali, e nella regione e in Occidente ci saranno molti stati che non si fideranno più delle autorità statali ucraine, sarà completamente attrezzata per agire nei modi a lei più confacevoli.

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